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mercoledì 6 luglio 2016

Investire in bond High Yield (senza farsi male)

I mercati finanziari vivono ormai da mesi una fase di enorme incertezza: l’economia reale fatica a ripartire, la disoccupazione resta elevata e crescono le incognite geopolitiche, accentuate peraltro dalla Brexit e dagli ennesimi atti di terrorismo internazionale.
Le banche centrali hanno risposto a questi anni di crisi prima con numerosi tagli dei tassi, poi con politiche monetarie straordinarie di acquisto di asset. Il risultato è che i titoli “AAA” tedeschi hanno rendimenti negativi fino alle scadenze a 14 anni, mentre il BTP, da sempre “porto sicuro” dei risparmiatori italiani, ha un TRES appena dell’1,26% sulla scadenza a dieci anni: un rendimento che sarebbe rapidamente eroso da un ritorno dell’inflazione nel medio periodo.
Per impiegare in maniera efficiente i capitali in questa fase complessa, gli investitori in bond possono quindi:
  1. puntare su titoli in valute diverse dall’Euro (accollandosi però i rischi di un mercato valutario sempre più volatile);
  2. valutare le opportunità offerte dagli strumenti obbligazionari con un merito di credito inferiore all’investment-grade. Il segmento dei bond High Yield, infatti, presenta ancora rendimenti mediamente attraenti.
Vista l’elevata rischiosità degli emittenti (soprattutto in una fase incerta come quella attuale) è però quanto mai fondamentale su questa asset class una adeguata diversificazione di portafoglio. Per gli investitori retail questo è possibile solamente affidandosi a strumenti collettivi. Il taglio minimo della maggior parte dei bond HY sul mercato consente infatti una selezione diversificata di strumenti attraenti solamente agli investitori con patrimoni molto elevati.
Fatta questa premessa, vale dunque la pena analizzare gli ETF obbligazionari High Yield accessibili tramite i canali di Borsa Italiana. L’offerta è piuttosto varia ed è riassunta nella seguente tabella.
Gli strumenti accessibili si differenziano sia per metodologia di replica che per caratteristiche. I primi tre ETF indicati replicano un paniere molto diversificato di titoli e danno accesso con un unico acquisto a centinaia di emittenti. Gli ultimi tre, a fronte di una minore numerosità di obbligazioni sottostanti, permettono di prendere posizione su specifiche categorie di titoli High Yield (es. bond a breve scadenza o titoli con rating relativamente migliore).
Per tutti gli strumenti, oltre al rendimento e alla duration medi, è bene valutare attentamente anche i costi dell’investimento. Oltre al TER (Total Expense Ratio), che riassume le spese di gestione e amministrative del fondo, nel caso degli ETF è da tenere in considerazione anche lo spread bid-ask, di fatto un costo di transazione “implicito” sostenuto dall’investitore.
In sintesi, il mercato obbligazionario sta vivendo una fase difficile dopo un lunghissimo trend positivo. La maggior parte dei titoli investment grade presenta rendimenti nulli o negativi a fronte di rischi sicuramente non trascurabili vista la forte incertezza globale. Destinare una parte della componente obbligazionaria a strumenti collettivi High Yield può essere una valida soluzione per ottenere rendimenti positivi anche in questa fase. La quota di portafoglio da destinare a questi investimenti deve però essere attentamente parametrata al profilo di rischio del singolo investitore.
Di Gianni Lupotto
ALFA Consulenza Finanziaria
Autore: ItForum Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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