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venerdì 1 luglio 2016

Independence day, ma per chi?


Scozia, Irlanda del Nord e città di Londra chiedono l’indipendenza dal Regno Unito per rimanere nell’Unione Europea. In base ai Trattati Ue, solo la prima può farcela, perché è una nazione con una identità culturale, geografica e storica ben definita. Ma si possono immaginare anche altre soluzioni.

Tre nuove richieste di indipendenza

Il 23 giugno 2016 rischia di passare alla storia europea come il “giorno dell’indipendenza” in un senso assai diverso da quello invocato da Nigel Farage, il politico inglese che ha guidato con successo la campagna per la Brexit.
Non erano passate nemmeno 24 ore dalla proclamazione dell’esito del referendum che già erano state formulate altre tre richieste di “indipendenza” nel Regno Unito.

La prima, come ci aspettava, dalla Scozia, la cui prima ministra ha dichiarato che, a seguito della Brexit, la questione dell’indipendenza del suo paese tornava di piena attualità. La seconda avanzata, tra gli altri, dal presidente del Sinn Fein, che ha prospettato un referendum per un’eventuale separazione dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito in vista di una riunificazione con la Repubblica di Irlanda.
La terza, lanciata dal sito change.org e riportata ampiamente dalla stampa, relativa alla possibile separazione della City of London dal resto dell’Inghilterra. Le richieste mirano a mantenere le tre aree in questione all’interno della Ue, in considerazione del fatto che la maggioranza dei cittadini lì residenti ha votato per rimanere nell’Unione e non per lasciarla.
In base ai trattati europei è possibile che le richieste abbiano successo?

Decide l’articolo 49

L’articolo 49 del trattato Ue prevede che “ogni Stato europeo” che osservi i valori di democrazia, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani può domandare di diventare membro dell’Unione.

La richiesta deve essere approvata dal Consiglio all’unanimità e dal Parlamento europeo a maggioranza. L’accordo di adesione tra Ue e Stato richiedente viene poi sottoposto alla ratifica di tutti gli Stati membri, che procedono secondo le rispettive norme costituzionali. La mancata ratifica anche di un solo Stato comporta il blocco dell’adesione.
Già la semplice lettura dell’articolo 49 rende chiaro che ben poche sono le possibilità della City of London di poter aderire, in quanto tale, alla Ue.

Non è infatti uno Stato europeo e per diventare tale dovrebbe conquistare un’indipendenza politica dal resto dell’Inghilterra che non sembra all’orizzonte.
Non molto diversa appare la posizione dell’Irlanda del Nord, sebbene abbia già ora una sua identità nazionale e possieda strutture amministrative e di governo separate, ma non autonome, da quelle centrali.
Peraltro se volesse riunificarsi con la Repubblica di Irlanda potrebbe non essere necessario passare per le procedure dell’articolo 49. Infatti, se si seguisse l’esempio della unificazione delle due Germanie, i trattati Ue diventerebbero automaticamente applicabili all’Irlanda del Nord come conseguenza della sua incorporazione nella Repubblica di Irlanda, proprio come si sono estesi di diritto alla Germania dell’Est a seguito dell’incorporazione di quest’ultima nella Germania dell’Ovest.

Tuttavia, anche l’Irlanda, per procedere in tal senso, dovrebbe conquistare l’indipendenza politica dal Regno Unito e ciò, allo stato, non sembra realistico, posto che la sua popolazione si è ancora una volta divisa tra cattolici pro-Ue e protestanti pro-Brexit.

Il caso della Scozia

Il caso la cui evoluzione è più realistica è quello scozzese.
La Scozia è una delle nazioni che formano il Regno Unito con una identità culturale, geografica e storica molto ben definita. Si è decisamente pronunciata per rimanere nell’Unione (62 per cento per “remain”) e ciò ha consentito alla sua prima ministra di affermare che la Brexit trascinerebbe il paese fuori dalla Ue contro la volontà democraticamente espressa dagli scozzesi.

Meno di due anni fa i cittadini scozzesi si sono espressi mediante referendum per rimanere nel Regno, ma la Brexit determina un cambiamento fondamentale delle circostanze politiche ed economiche che legittima abbondantemente la richiesta di una nuova consultazione referendaria. In caso di dichiarazione di indipendenza, la Scozia potrebbe accedere all’Unione quale Stato europeo mediante la procedura dell’articolo 49, senza che il Regno Unito, nel frattempo receduto, possa opporsi.

Forse, data l’eccezionalità delle circostanze, si potrebbe immaginare anche un procedimento ad hoc – governato dalla regola della unanimità degli Stati membri nel Consiglio europeo – che eviti l’interruzione dell’appartenenza della Scozia alla Ue e i tempi della procedura dell’articolo 49.
Sarebbe poi possibile applicare il diritto e le politiche Ue alla Scozia (e alle altre aree “ribelli”) senza che essa si renda indipendente? Ossia, si può immaginare che nel Regno Unito vi siano aree governate da diversi regimi giuridici – Ue e ‘UK only’? Allo stato non ci sono precedenti, e la soluzione potrebbe rappresentare un precedente sgradito per qualche Stato con movimenti interni separatisti.

Tuttavia, con il consenso di tutti gli Stati membri e del Regno Unito, l’ipotesi è giuridicamente percorribile. Si tratterebbe di un regime di semi-indipendenza delle aree in questione del tutto inedito nel campo del diritto internazionale. Ma dato che – secondo il raffinato malaugurio cinese – viviamo in “tempi interessanti”, vale la pena essere creativi.
Di Pietro Manzini
Autore: La Voce Fonte: News Trend Online

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