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mercoledì 6 luglio 2016

Incertezze globali: CHF e JPY sotto pressione

Battaglia dei rifugi sicuri
di Arnaud Masset
Sulla scia della decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea, i mercati finanziari si sono adeguati come da attese, cioè gli investitori hanno liquidato gli asset rischiosi per acquistare beni rifugio, niente di rivoluzionario. Sul mercato valutario, ciò si è tradotto in un forte aumento della domanda di franchi svizzeri e yen giapponesi, le due valute rifugio più famose, mentre la sterlina britannica, la moneta unica e tutte le divise legate alle materie prime hanno registrato uno scivolone nei prezzi. Tuttavia, da metà giugno il franco svizzero e lo yen giapponese hanno iniziato a comportarsi in modo diverso.
Storicamente, la correlazione fra CHF/USD e JPY/USD è stata fra lo 0,4 e lo 0,6 (ciò vale per la correlazione settimanale, bisettimanale e mensile) ma, dal voto sulla Brexit, la dinamica fra le due valute rifugio è cambiata in modo drastico. Ora, infatti, la correlazione è negativa – in media intorno a -0,40 – ciò significa che il franco svizzero ha in qualche modo perso il suo status di bene rifugio. La domanda da porsi è: perché la dinamica è cambiata in modo così drastico?
Sembra che tutto sia dovuto alle banche centrali, o meglio a quella che è riuscita ad essere temuta dagli operatori, mentre l’altra perdeva la sua credibilità. Dopo il voto sulla Brexit, la BNS ha detto chiaramente di essere intervenuta sul mercato forex e che avrebbe continuato a farlo per proteggere il franco svizzero da un ulteriore apprezzamento. Qualche giorno dopo, il franco svizzero è tornato grossomodo sui livelli precedenti alla Brexit, mentre lo yen giapponese ha continuato ad apprezzarsi considerevolmente contro tutte le valute. Stamattina il CHF ha ceduto lo 0,20% contro il dollaro, mentre lo JPY ha guadagnato lo 0,70%, mostrando chiaramente che la correlazione ora è negativa. Sembra che, qualsiasi cosa farà la BoJ per svalutare lo yen, il mercato non ci crederà, proprio come a gennaio di quest’anno, quando la BoJ portò i tassi in territorio negativo e lo yen lievitò del 4% in meno di tre giorni. Purtroppo per la BoJ, sembra che la BNS sia riuscita a preservare la sua credibilità, mentre ora la banca centrale giapponese dovrà far fronte da sola al numero crescente di investitori preoccupati in cerca di una soluzione per proteggere i loro capitali.
Le misure della BNS saranno sufficienti?
di Yann Quelenn
La Banca Nazionale Svizzera (BNS) sta espandendo il suo bilancio nel tentativo di mitigare le pressioni al rialzo sulla divisa svizzera. Nella settimana conclusasi il primo luglio, è aumentata significativamente l’entità dei depositi a vista totali, saliti di 6,3 mld a 507,5 mld di CHF ad appena una settimana dalla Brexit. Ci preoccupata l’entità del bilancio, che supera il 100% del PIL annuo svizzero. Il ritmo dell’aumento non era così marcato dalla rimozione dell’ancoraggio del CHF nel gennaio del 2015.
Crediamo che la politica dei tassi negativi e gli interventi sul forex non saranno sufficienti per allentare le pressioni derivanti dalle incerte condizioni economiche e di mercato. Il CHF dovrebbe continuare a soffrire a causa del suo status di bene sicuro. Continua a essere molto sopravvalutato e dovrebbero permanere le pressioni deflative. Secondo noi, infatti, l’attuale politica monetaria non farà salire l’inflazione.
La BNS è anche in stato di massima allerta per i futuri sviluppi nell’UE, in particolare il rischio di una dislocazione dell’UE. Si profila sempre di più questa possibilità, anche la Finlandia ha lanciato una petizione per segnalare la sua intenzione a uscire. In prospettiva, si profilano misure più significative da parte della BNS, perché la banca centrale è pronta a intervenire per proteggere la valuta e l’economia del paese.
Autore: Swissquote Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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