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venerdì 1 luglio 2016

I conti esatti sul Ftse inglese

Sembra essersi posata la polvere dopo lo shock Brexit, con la volatilità rientrata su livelli fisiologici dopo i movimenti estremi “post Brexit” su tutti i principali asset finanziari.
In questo momento, oggetto di particolare discussione è la performance dell’indice inglese, che sembra aver quasi recuperato le perdite successive alla pubblicazione dei risultati referendari.
Per alcuni commentatori questo sorprendente risultato è segno del fatto che la ratifica definitiva del risultato referendario e la definitiva uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non solo non avrà conseguenze negative, ma potrebbe rappresentare un vero e proprio toccasana per l’economia inglese.
Riproponiamo il grafico relativo all’indice UK 100-Cash che abbiamo utilizzato nelle ultime settimane per vedere cosa è successo nei giorni successivi al referendum.
Fonte: Piattaforma NextGeneration di CMC Markets; Giugno 2016
Dopo il pesante ribasso della notte di venerdì 25 giugno, c’è stato un significativo rimbalzo in area 5730 punti che ha riportato l’indice inglese all’interno del range compreso tra 6000 e 6500 punti che avevamo evidenziato già in passato.
Quindi, a colpo d’occhio, la reazione sembra pienamente confermata; tuttavia occorre andare oltre questa impressione superficiale e considerare anche la componente valutaria dato che l’indice inglese è denominato in Sterline.

Nel momento in cui si misura la performance di un investimento è necessario considerare anche questa componente perché influisce notevolmente sul risultato finale. Andiamo quindi subito a vedere il grafico EUR/GBP in modo da poter integrare questa componente fondamentale nel quadro generale.
Fonte: Piattaforma NextGeneration di CMC Markets; Giugno 2016
Come si può notare, il cross è passato da quota 0.76 a 0.838 nella giornata di venerdì e al momento si è assestato a quota 0.827, facendo segnare una perdita per la Sterlina di poco inferiore al 9%.
Proviamo ora a fare due calcoli distinti di performance, ignorando nel primo caso la componente valutaria e considerandola invece nel secondo.

Immaginiamo di essere entrati in acquisto a mercato sul massimo a 6458 e di essere usciti a 6371 (prezzo di giovedì 30 giugno). Se non considerassimo la componente valutaria, avremmo perso 87 punti, per una modesta perdita pari dell’1.35% circa, tutto sommato accettabile per un investitore.
Rifacciamo ora i calcoli e inseriamo la componente valutaria nella nostra operazione. I 6458 punti o GBP nel momento dell’apertura della posizione corrispondevano a 8497 €, mentre saremmo usciti dal mercato a 7700 € con una perdita del 9.38% circa.
Analogo esercizio può tranquillamente essere ripetuto con il Dollaro, ma preferiamo lasciarvi il grafico su GBP/USD per ripetere autonomamente l’esercizio.
Fonte: Piattaforma NextGeneration di CMC Markets; Giugno 2016
La polvere si è sedimentata ma è ancora presto per tirare le somme.

Non sappiamo ancora quali saranno le tempistiche con cui si concretizzerà l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e quali saranno le condizioni che saranno imposte. Possiamo già immaginare che il negoziato sarà lungo ed estenuante e difficilmente Bruxelles sarà disposta a fare sconti, anche per non incoraggiare iniziative analoghe in altri paesi.
Queste condizioni possono comportare un impatto significativo per l’economia del Regno Unito e per le sua imprese, minandone la redditività e di conseguenza le quotazioni borsistiche.
A cura di Giorgio Benetti, Analista di CMC Markets
Autore: CMC Markets Fonte: News Trend Online

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