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venerdì 1 luglio 2016

HSBC: siamo nella calma prima della tempesta


Mercati che viaggiano sull'onda dell'incertezza, aiutati a non sprofondare dalle voci di nuove regole per gli acquisti di bond da parte della Bce, ma anche intimamente convinti che quanto stia accadendo e soprattutto quanto si stia decidendo, non sarà altro che una toppa messa per riuscire a navigare a vista fino a quando i nodi non arriveranno al pettine.

La view di Hsbc

Questa, in estrema sintesi, la visione della maggior parte degli analisti i quali predicano ancora cautela.

Tra loro anche quelli di HSBC, i quali hanno tagliato le stime per il 2017 sull'Eurozona portando il prodotto interno lordo all'1% dal precedente 1,5%. I problemi che prima c'erano sull'Unione non solo non sono stati risolti ma sono anche stati esacerbati dalla tempesta inglese le cui conseguenze, finora calmierate, si scateneranno nella loro forza solo in futuro.
Una forza sotto la quale i fondamentali del Vecchio Continente non potranno far altro che cedere. Ache perché, secondo il report, i punti più difficili da risolvere per l'Eurozona così come per la più ampia Unione Europea, sono quelli non strettamente finanziari, bensì sociali: divario tra ricchi e poveri, scontro generazionale in atto sulla base di riforme ormai sempre più urgenti ma soprattutto perdita di fiducia e di autorià da parte della politica e delle forme con cui viene esercitata.

Quello che si prospetta all'orizzonte, in altre parole, non è altro che una rivoluzione sociale che non escluderà forme estreme di secessione. I primi assaggi si sono avuti con la volontà della Scozia di andare via dall'Inghilterra, inseguendo una difficile indipendenza, pur di rimanere nell'Unione.
Purtroppo per riuscire a tenere soto controllo una situazione potenzialmente esposiva, le uniche strategie che si potranno attuare saranno quelle di nuovi stimoli monetari i cui effetti saranno di volta in volta sempre più attenuati. Quello che da HSBC si intravede nel futuro è un panorama in cui il settore privato sarà sempre più debole a favore di un malsano sbilanciamento verso quello pubblico e all'interno di una società in cui le fasce deboli saranno sempre più ampie e caratterizzate dalla presenza di giovani ormai condannati al precariato.

Il taglio di S&P

Non tira una buona aria nemmeno in casa di Standard & Poor’s Global Ratings dove il rating dell'Ue sul lungo termine è stato tagliato a “AA” dal precedente “AA+”, a differenza di quello di breve che è rimasto “A-1+”.

Una conferma, seppur indiretta, del fatto che al momento le conseguenze del referendum del 23 giugno on sono ancora state affrontate del tutto. In effetti i legislatori hanno fatto notare più volte che quanto deciso da Londra (per quanto paradossalmente proprio l'elettorato strettamente londinese si sia espresso compatto per restare) è un esempio unico nella storia e quindi pone la nazione e gli stessi patti stretti in sede internazionale, su un terreno impervio: il tempo per riuscire ad arrivare a una conclusione del processo e quindi alla rinegoziazione dei contratti e dei patti che legavano la Gran Bretagna ai vari enti internazionali, oscilla dai due anni per i più ottimisti, ai 10 per chi invece vuole includere tutte le varianti.

Per gli analisti sarebbero a rischio anche le previsioni sulle entrate, la gestione patrimoniale sul lungo periodo e addirittura fattori come la stessa organizzazione di molte aziende, costrette, gioco forza, a rivedere la loro presenza sul territorio anglosassone.



Fonte: News Trend Online

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