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lunedì 4 luglio 2016

Gli asset migliori per i prossimi 6 mesi


La Brexit è stato solo l'ultimo tassello di una lunga storia di incertezza che è nata da tempo (a fasi alterne praticamente non se n'è mai andata dalla crisi del 2008) ma che si è manifestata in maniera eclatante nei primi 6 mesi di quest'anno.

La situazione dall'inizio dell'anno

Eclatante anche a causa di una serie di imprevisti e bufere che si sono scatenate sui mercati e che sono state man mano calmierate dagli interventi spesso determinanti (almeno sull'immediato) delle banche centrali, l'ultimo dei quali, in ordine di tempo, è stato ventilato proprio dal numero uno della Bank of England in quale, dopo le reazioni isteriche degli investitori nelle prime ore dopo il voto e le svariate proiezione per lo più pessimiste sui destini dell'economia inglese prima ed europea poi, ha annunciato un'ulteriore, futura misura di accomodamento monetario costituita, con ogni probabilità, da un taglio dei tassi di interesse.

La prima si è avuta addirittura all'inizio di gennaio con la sfiducia sulla Cina seguita dal petrolio in caduta libera a 25 dollari al barile a febbraio, solo per citare i primi due eventi.

La posizione dell'Italia

A guadagnarci è stato l'oro con un aumento del 24% pari quasi a quanto perso da Piazza Affari nello stesso periodo, a sua volta azzoppata dalla crisi dei bancari e dalla debolezza del settore a livello nazionale, reduce da quel dannato salvataggio delle 4 banche regionali fatto a metà novembre del 2015.

Ed è proprio sulle banche, o per meglio dire sui piani di risanamento, ricapitalizzazione e gestione delle sofferenze che si fondano le prospettive degli analisti per i prossimi mesi di Piazza Affari. Le recenti richieste di deroga del bail in fatte dal governo Renzi, ostacolate da quello della Merkel e poi supportate da Bruxelles, potrebbero tramutarsi in uno schema di garanzie statali da 150 miliardi di euro con interventi diretti del governo, secondo uno schema già colaudato per altri paesi e, quindi, potenzialmente attuabile.

Ma è bene precisare: il piano potrà essere attuato solo per istituti solvibili in momentanee crisi di liquidità attraverso un nuovo debito senior non convertibile in azioni e garantito dallo stato. Resta però inutile per quanto riguarda il problema aperto sul fronte delle sofferenze bancarie.

La Brexit

Eppure questi primi sei mesi non sono certo stati gli ultimi sul fronte dell'incertezza dal momento che i prossimi vedranno il fattore politico come protagonista, fattore sul quale le banche centrali possono far poco.

E se l'estate ancora permetterà di smaltire le ultime paure da Brexit e stabilizzare i mercati, l'autunno vedrà la paura calare dalle urne. Ad ottobre si parte con il referendum italiano sulla riforma costituzionale, referendum che potrebbe portare alla caduta del governo e a nuove elezioni, resuscitando il fantasma, peraltro mai sopito a livello europeo, dell'instabilità politica.
E le elezioni coinvolgeranno, in autunno sia la Gran Bretagna, per decidere il successore di David Cameron, primo ministro dimissionario dopo l'esito a sorpresa della Brexit, ma anche l'Austria dove la Corte Costituzionale ha deciso che il conteggio dei voti arrivati per posta non è stato regolare.

Senza contare l'evento clou rappresentato dalle elezioni presidenziali in Usa, panorama attualmente meno influenzato dalle tempeste europee e perciò potenzialmente preferibile, finanziariamente, dagli investitori, per quanto sia un mercato ormai in più conveniente.

Cosa fare per i prossimi 6 mesi? 

La risposta arriva da più fronti: per JP Morgan, ad esempio, il rischio in aumento sul fronte azionario potrebbe spaventare gli investitori, pur coscienti del fatto che è ancora l'unico settore in grado di dare un minimo di rendimento con un rischio ancora accettabile, per questo motivo è meglio restare su titoli ad alto rendimento di settori difensivi.

Il mercato più sicuro? Gli Usa anche se, come detto, non particolarmente economico. Per BlackRock, invece, l'asso nella manica sarà rappresentato dalle azioni ad alto dividendo le quali potrebbero dare valore anche in virtù della diffusa paura da Brexit che potrebbe restare un'incognita insidiosa per i prossimi mesi.
Agli alti dividendi si aggiungano anche bond emergenti e quelli corporate ad investment grade. Ad unire i due punti di vista sono gli esperti di Ubs che guardano agli Usa come orizzonte interessante ma all'high yield europeo come opportunità di investimento. Chi teme le fragilità di fondo è Pioneer Investment: la bussola degli investitori, per loro, dovrebbe essere orientata verso i beni rifugio come l'oro, il dollaro statunitense e , volendo, anche i bond corporate europei grazie soprattutto all'intervento della Bce.

    
Fonte: News Trend Online

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