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venerdì 1 luglio 2016

Export italiano a € 480 miliardi nel 2019 (+3,7% 2016-2019)


Un mondo che viaggia a ritmi più lenti, rischi che crescono e diventano più diffusi a causa delle dinamiche finanziarie e valutarie, del ciclo delle materie prime e degli accresciuti rischi politici. E’ in questo quadro segnato ormai in modo permanente dagli impatti della crisi finanziaria globale, che prende le mosseRE-action.
Export Calling
, l’ultimo Rapporto Export di SACE (Gruppo Cdp) che stimola le imprese esportatrici a reagire e competere sui mercati internazionali, seppure in un’era ad alta complessità.
Il Rapporto prevede per l’export italiano una crescita moderata nei prossimi quattro anni, a un tasso medio annuo del 3,7%, fino al raggiungimento nel 2019 del valore di 480 miliardi di euro, e dedica un approfondimento alla meccanica strumentale, il settore di punta e traino del Made in Italy nel mondo per capacità innovativa ed esportativa (pari a circa il 21% dell’export italiano complessivo), che potrà raggiungere entro il 2019 il valore di 100 miliardi di euro (dagli 80 attuali).
Con quest’edizione del Rapporto Export, SACE introduce inoltre la Risk&Export Map, un tool integrato per aiutare le imprese italiane a individuare i Paesi a maggior potenziale non solo per l’export ma anche - novità di quest’anno - per gli investimenti, grazie alle rilevazioni di due indici: l’Export Opportunity Index (EOI) e l’Investment Opportunity Index (IOI).

Export italiano.

Prospettive 2016-2019

Secondo le previsioni di SACE, nonostante la performance debole dei primi mesi dell’anno, le esportazioni italiane di beni potranno mettere a segno una crescita del 3,2% nel 2016, un tasso lievemente inferiore rispetto a quello dell’anno precedente (3,8%), a patto di concentrare gli sforzi sulle geografie a maggior potenziale.
Il ritmo di crescita potrà aumentare ulteriormente nel triennio successivo, fino ad attestarsi al 4,1% nel 2019.
Un ritmo positivo, ma molto distante da quello pre-crisi, tenuto conto che nel 2004-2007 l’export italiano viaggiava a un tasso medio annuo del 9,2%. Una simile “frattura”, da un lato, testimonia l’impatto permanente della crisi finanziaria sull’interscambio globale e, dall’altro lato, rende imperativo per le imprese esportatrici rafforzare le proprie strategie di sviluppo internazionale con tutti gli strumenti informativi, assicurativi e finanziari disponibili.

Settori.

Meccanica strumentale, il core ad alto potenziale dell’export Made in Italy

Passando in disamina le prospettive dei diversi comparti dell’export italiano, il Rapporto di SACE prevede il maggior incremento in valore per i beni strumentali (+4,3% in media nel periodo 2016-2019), grazie al ciclo espansivo degli investimenti nelle economie europee, in America settentrionale e India, e nonostante l’incertezza di mercati come Russia, Brasile e Nigeria.
È alla meccanica strumentale, settore di punta dell’export italiano ma ancora alla ricerca di un vero e proprio brand Made in Italy, che il Rapporto dedica i maggiori sforzi di analisi.

Rafforzando il proprio posizionamento in un mercato globale che oggi vale 1.600 miliardi di euro, la meccanica italiana potrebbe arrivare a ben 100 miliardi di euro di esportazioni entro il 2019.
Il Rapporto conferma inoltre il dinamismo dei prodotti agricoli e alimentari (+5% medio annuo fino al 2019) e dei beni di consumo (+4%), trainati dalla performance dell’alto di gamma di tessile e abbigliamento, mobili e gioielli, specialmente nei mercati asiatici.
Le esportazioni di prodotti intermedi manterranno invece una crescita modesta (+2,1%): gomma, plastica e chimica terranno il passo grazie alla ripresa dei settori a valle (automobilistico e packaging), mentre le industrie estrattive, dei prodotti raffinati e in metallo risentiranno del calo della domanda e della concorrenza di diverse economie emergenti.

Mercati.

Oltre gli Stati Uniti, il motore del business è sempre più ad Est

Le migliori opportunità per l’export italiano nei prossimi quattro anni proverranno da un insieme diversificato di mercati avanzati ed emergenti. Questi ultimi, nonostante il rallentamento in corso contribuiranno a un terzo della crescita delle esportazioni nel periodo di riferimento.
Per l’anno in corso, tra i mercati avanzati, gli Stati Uniti continueranno a fungere da traino (+10,5%).

Tra gli emergenti, il continente che meglio potrà soddisfare le ambizioni degli esportatori italiani sarà l’Asia (+4%) grazie all’India e ai paesi del Far East come Malesia, Indonesia e Filippine. Viceversa, le sanzioni contro la Russia continueranno a pesare sull’intera area della Comunità degli Stati Indipendenti (-7,5%), e in Sud America si sentiranno gli effetti del rallentamento brasiliano (-2,4%) e del ciclo delle commodity.
Previsioni riflesse nelle rilevazione degli indicatori di SACE - l’Export Opportunity Index (EOI) e l’Investment Opportunity Index (IOI) - che attribuiscono a ciascun paese un punteggio (da un minimo di 0 a un massimo di 100) sul potenziale per export e investimenti italiani.
In base all’EOI, quest’anno i mercati top per le esportazioni italiane sono gli Emirati Arabi Uniti (score 81), seguiti da Usa (76), India, Cina, Corea del Sud e Arabia Saudita, tutte con score 75.

In base all’IOI, sono gli Usa e l’India (score 80) a condurre la classifica dei Paesi più promettenti per gli investimenti, seguiti da Regno Unito (78), Cina (76) e Polonia (73). 
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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