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mercoledì 6 luglio 2016

Cosa ci aspetta sui titoli di stato in euro? Risponde S&P


Recentemente si è detto da più parti che lo spread classico, cioè il differenziale tra il rendimento dei bund tedeschi e i corrispettivi europei, nel nostro caso i Btp, non era un parametro ormai più affidabile visto l’elemento QE e le varie strategie adottate dalla Bce che hanno inesorabilmente falsato i rendimenti.

Il nuovo termometro?

Per alcuni il nuovo termometro dovrebbe essere il settore bancario, anche se, adoperando questo solo metro, la situazione apparirebbe forse troppo settoriale. Ma al di là delle considerazioni teoriche resta senza dubbio la consapevolezza che i titoli di stato sono un’ottima cartina di tornasole per capire l’impatto degli eventi esterni sulle economie nazionali.

Un esempio è arrivato recentemente in occasione della Brexit, il referendum inglese con il quale la nazione britannica ha scelto, con un’esigua maggioranza, l’imprevista sorte di uscire dall’Unione Europea. 
Le conseguenze, da tempo annunciate (o per meglio dire minacciate) da più fronti sono state parzialmente attenuate dalle misure cautelative adottate dagli istituti centrali: se da una parte i decennali di Berlino hanno visto un prevedibile calo (ulteriore) dal momento che ormai sono stati eletti beni rifugio per eccellenza sul fronte del Vecchio Continente, dall’altro anche quelli italiani non hanno subito scossoni, anzi, sono riusciti a registrare addirittura un calo pur facendo parte dei periferici e per di più di quelli che, con il sistema bancario sotto assedio da parte dei mercati, sarebbero ancora più a rischio.

Senza contare le incertezze sul medio periodo in vista della possibile instabilità politica in seguito a un altro referendum, quello previsto proprio in Italia sulla riforma costituzionale e sulla quale il premier italiano Matteo Renzi si gioca la sua credibilità politica interna ed estera, pronto, a suo dire, a dare le dimissioni in caso di perdita.
ma dimissioni significherebbe anche riaprire il balletto delle urne con i risultati che, sempre più spesso in Europa, sono contro l’establishment sia politico che economico. 

L'onda d'urto di Londra

Ma volendo restare sempre in ambito Brexit e guardando alle sue conseguenze nel medio periodo, arriva il report di Standard & Poor’s (S&P) Global Ratings dal titolo “Europe’s Economic Outlook After The Brexit Vote” che non esita a parlare apertamente di recessione su entrambe le sponde della Manica.

Guardando ai numeri, infatti, la contrazione del Pil inglese arriverebbe a -1,2% già dal prossimo anno e si stabilizzerebbe a -1% nel 2018. Relativamente meglio per il continente visto che il calo si aggirerebbe tra lo 0,8% del Pil per l’intero bienno 2017-2018. Da qui la necessità di misure di accomodamento da parte della BoE come della Bce, misure che andranno ad impattare proprio sui titoli di stato.
In praticolare quelli europei. La ricerca, perciò, si focalizza sui titoli di stato, e per la precisione quelli “usati” per misurare lo spread ovvero il bund decennale che arriverebbe a fine 2016 con un rendimento a 0,2% , numero che aumenterà a 0,5% nel 2017 e 1,2% nel 2018, in parallelo al BTP decennale che arriverebbe all’1,6% nel 2016, 2,25% nel 2017 toccando il massimo del 2,9% nel 2018.

A discapito dei prezzi che scenderebbero in proporzione maggiore rispetto al rendimento cin un -11,7% per il 2018 sul bund e -15,2% sul Btp tra 2 anni.


Fonte: News Trend Online

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