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venerdì 1 luglio 2016

Che cosa implica la Brexit per gli investitori e l'economia?


Lo scorso 24 giugno, con il 51,89% dei voti contro il 48,11%, la Gran Bretagna ha espresso la volontà di uscire dall'Unione Europea. Come prevedibile - sostengono gli esperti del Gruppo Natixis Global Asset Management -, i mercati globali hanno reagito in maniera drammatica al voto favorevole al "Leave", nonostante il fatto che potrebbero essere necessari due anni prima che la Gran Bretagna lasci effettivamente l'UE.
Per quanto tempo le incertezze peseranno sugli investitori? Alcuni esperti degli investimenti di Natixis Global Asset Management discutono dell'impatto a breve, medio e lungo termine della Brexit sui mercati e sull'economia globale.
David Herro, CFA Partner, Chief Investment Officer, International Equities Harris Associates, ritiene che il voto britannico favorevole all'uscita dall'Unione ha provocato una maggiore incertezza a breve termine sui mercati globali.

Incertezza che solitamente non viene ben vista dagli investitori. Dall'altro lato, i prezzi hanno reagito alla Brexit piuttosto negativamente, soprattutto nel settore finanziario, e il prezzo di molti titoli di qualità è diventato molto interessante per gli investitori orientati al lungo termine.

Non siamo nel 2008

Credo che molte persone paragonino la Brexit a quanto avvenuto nel 2008 all'inizio della crisi mondiale.
Non penso che tale confronto sia corretto - spiega David Herro -. Vi sono alcuni elementi positivi che non possiamo tralasciare. Ad esempio, oggi i consumatori sono più forti a livello globale. Negli Stati Uniti, siamo in presenza di alti tassi di occupazione, bassi tassi di interesse, bassi costi energetici.

Quindi i consumatori non se la passano male e non sono tanto indebitati quanto lo erano nel 2007-2008. Non siamo quindi in presenza di un simile eccesso di debito.

Reazione esagerata dei titoli finanziari

Guardando alle leve finanziarie e ai capital ratio, ritengo che le banche siano oggi maggiormente in grado di affrontare le incertezze relative al Regno Unito e all'Europa rispetto a quanto lo fossero sette o otto anni fa - spiega David Herro -.
Penso quindi che la flessione dei titoli bancari del 15-20% all'indomani del voto per la Brexit sia eccessiva in alcuni casi. Dobbiamo inoltre tener presente che i prezzi di molti di tali titoli erano bassi ancor prima del referendum. Se consideriamo gli ultimi otto-nove mesi, in previsione del referendum sull'UE, possiamo notare che le valutazioni già preannunciavano che qualcosa era in arrivo.

È ora di andare a caccia di opportunità?

Se il prezzo si discosta notevolmente da quello che riteniamo essere il valore intrinseco di un'azienda di qualità, tale situazione viene solitamente vista come un'opportunità di acquisto - spiega David Herro -.

Detto questo, credo che il valore intrinseco di molte di tali aziende non sia affatto sceso quanto il livello imposto dal mercato ai loro rispettivi prezzi. Pertanto, vi sono vari titoli prezzati in modo interessante per gli investitori a lungo termine. Tuttavia, è sempre importante cercare la qualità, quindi individuare società con posizioni finanziarie solide, capaci di resistere anche in periodi difficili.

Cosa attendersi per il Regno Unito e l'Europa?

Per il momento, sono quantomeno scomparse le incertezze sull’esito del referendum sull'UE.

Resta ora da vedere chi assumerà la leadership a seguito delle dimissioni di David Cameron - spiega David Herro -. Ancor più importante, sarà interessante osservare cosa faranno i leader europei. Per esempio, si chiederanno forse "Cosa ha spinto il 52% degli elettori a voler lasciare l'Unione Europea?", "Che cosa ha causato tale situazione?", "Dobbiamo rendere l'Europa un posto più aperto al business?".
I leader europei dovrebbero porsi tali domande.
In generale, penso che chiunque sarà il nuovo leader del Regno Unito dovrà lavorare duramente per rendere il paese un luogo interessante dove vivere, lavorare e attrarre investimenti e penso che ciò sia possibile. Forse sono troppo ottimista, ma credo che, in ultima analisi, questo voto porterà qualcosa di buono.

Ritengo che il Regno Unito e l'Europa rifletteranno e attueranno modifiche per creare un ambiente più facile e positivo in cui fare investimenti, vivere e lavorare.
Laura Sarlo, CFA Senior Sovereign Analyst Loomis, Sayles & Company, ritiene che il referendum britannico sull'adesione all'Unione Europea ha visto il 51,9% degli elettori votare a favore del "Leave", sorprendendo un mercato che, nei giorni precedenti al voto, credeva avrebbe prevalso il "Remain".
I mercati finanziari finora non hanno reagito con un panico diffuso globalmente, ma piuttosto con debolezza e un aumento della volatilità. Tendiamo a incoraggiare un approccio paziente, in attesa che le implicazioni del voto diventino più chiare. Ecco le nostre prime riflessioni sull'impatto economico e finanziario di questo voto storico.

Un lento sconvolgimento per il Regno Unito

Ci aspettiamo che l'economia del Regno Unito rallenti verso la recessione nella seconda metà di quest'anno ed è probabile che il consolidamento fiscale, su cui siamo sempre stati scettici, non sarà attuato - spiega Laura Sarlo -.

Il primo ministro Cameron ha rassegnato le dimissioni e un nuovo governo negozierà i termini dell'uscita del Regno Unito. La situazione politica del Regno Unito potrebbe essere piuttosto tumultuosa nelle prossime 6-8 settimane, e ci vorranno almeno due anni per negoziare l'uscita.
La Banca d'Inghilterra (BOE) potrebbe tagliare i tassi o aumentare il quantitative easing.
Il Governatore della BOE Carney ha già promesso di iniettare 250 miliardi di sterline se necessario - spiega Laura Sarlo -. I mercati si aspettano un taglio di 25 punti base da parte della BOE entro febbraio 2017. Lo scorso 27 giugno, Standard & Poor's ha declassato il rating del credito del Regno Unito da "AAA" a "AA"1, ed è probabile che altre agenzie seguiranno il suo esempio.

La sterlina è crollata giovedì sera e il trading è stato volatile, le recenti contrattazioni hanno visto un livello di volatilità pari a quello visto in un intero anno. È probabile che la volatilità della valuta e dei mercati rimarrà elevata.

Preoccupazioni per l’Europa periferica

L'incertezza causata dalla Brexit inciderà sulla crescita europea - spiega Laura Sarlo -.
Le economie periferiche rimarranno sotto pressione, e ci aspettiamo che aumentino gli spread intraeuropei tra obbligazioni governative. La BCE cercherà di proteggere e difendere il sistema finanziario ed è pronta a iniettare ulteriore liquidità se necessario.
La Brexit potrebbe innescare un effetto contagio a livello politico nonché ulteriori referendum in tutta la zona euro, il che potrebbe aumentare i downside risks.

Il Primo Ministro scozzese Sturgeon, ad esempio, ha annunciato di voler proporre un nuovo referendum sull'indipendenza della Scozia. Pensiamo che i rischi anti-UE stiano aumentando nella politica dei paesi periferici.

L'effetto a catena sui mercati globali

L'avversione al rischio potrebbe crescere ulteriormente a seguito della Brexit e far aumentare la domanda per il dollaro e i Treasury statunitensi - spiega Laura Sarlo -.
In generale, le banche centrali, compresa la Fed, hanno adottato l'approccio "wait and see", ma sono pronte a fornire liquidità se necessario. I mercati hanno già escluso ulteriori aumenti dei tassi da parte della Fed fino al terzo trimestre del 2018. Non pensiamo che la Fed dovrà attendere così a lungo, anche se è probabile che l'aumento dei tassi non sia più sull'agenda del 2016.
Sebbene la Brexit potrebbe indurre la Fed a rallentare il processo di aumento dei tassi, potrebbe far accelerare, per contro, l'azione politica in altri paesi - spiega Laura Sarlo -.

Ad esempio, se il dollaro USA continuerà a rimanere forte, prevediamo che la pressione aumenterà  sul renminbi cinese. Ciò potrebbe innescare una nuova ondata di fuga di capitali e, unitamente a dati economici deboli, stimolare una risposta politica. Riteniamo che tale risposta prevederà vari strumenti di liquidità, poiché le autorità si sono dimostrate riluttanti ad annunciare un alleggerimento monetario aggressivo per evitare l'accelerazione della crescita del credito.

In Giappone, la forza dello yen è motivo di seria preoccupazione per la Banca del Giappone (BOJ), il che potrebbe accelerare una risposta politica, ma ci aspettiamo un approccio più misurato una volta superate le iniziali turbolenze di mercato.
Abbiamo prestato molta attenzione alla Brexit sin dalla fine del 2015, valutando attentamente l'impatto potenziale di entrambi gli esiti.
Resteremo focalizzati sui portafogli dei nostri clienti, ricercando le migliori opportunità d’investimento offerte dalla volatilità del mercato.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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