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martedì 19 luglio 2016

Brexit: cosa gli investitori dovrebbero considerare ora


Michael Metcalfe, head of macro strategy, State Street Global Markets, ritiene che si sappia di essere arrivato, sia che si parli di un’industria, di un problema o di un candidato politico, quando si è bersaglio della satira, come il talk show sugli espatriati di John Oliver, le battaglie su Twitter tra il nuovo Sherlock Holmes (Benedict Cumberbatch) e l’autrice di Harry Potter (JK Rowling) contro un Monty Python (John Cleese).
Dopo tutto questo rumore, ecco cosa gli investitori dovranno sapere quando finirà la discussione sulla Brexit.

La copertura messa in atto dagli investitori è stata abbastanza forte?

Nel corso del 2016, gli investitori istituzionali hanno coperto le loro esposizioni in sterline e la domanda di titoli azionari e Gilts britannici è salita - spiega Michael Metcalfe -.

L'unico cambiamento evidente nel comportamento degli investitori è stato sui mercati valutari, dove, così come si è verificato, gli investitori hanno aumentato i loro coefficienti di copertura per proteggersi contro il deprezzamento della sterlina. La domanda chiave ora è se gli investitori internazionali risponderanno all’incertezza creata dal voto Leave riducendo anche i sottostanti agli asset UK.

La sterlina ha perso nuovamente lustro?

Finora, la minaccia della Brexit ha fatto sì che la sterlina s’indebolisse tra il 4% e l’8% nei confronti del dollaro USA rispetto a quanto anticipato dal differenziale Regno Unito/US - spiega Michael Metcalfe -.

Tuttavia nei cinque giorni prima del voto, la sterlina si è fortemente apprezzata riducendo gran parte dello sconto, dato che il mercato si è orientato verso un esito Remain del referendum. Ci aspettiamo che la sterlina si apprezzi velocemente di pari passo con un ulteriore calo dei tassi d’interesse del Regno Unito.

Pronti per il taglio dei tassi d’interesse?

La Banca d'Inghilterra ha spiegato più volte quelli che potrebbero essere i rischi per i mercati finanziari e per l’economia in generale dovuti all’uscita dall’UE del Regno Unito - spiega Michael Metcalfe -.

Tanto è vero che le aspettative del mercato per una riduzione dei tassi di interesse andava di pari passo con l’aumentare della probabilità di uscita. Ora che la Brexit è diventata realtà è difficile che la Banca d'Inghilterra neghi le conseguenze economiche negative, mentre i mercati si aspetteranno come conseguenza una politica di maggiori stimoli.

La propensione al rischio diminuirà?

Ci aspettiamo di vedere sempre più investitori che assumono un comportamento difensivo dopo il voto sulla Brexit - spiega Michael Metcalfe -.

La ricerca di State Street Global Markets sull’approccio al rischio, mostra che gli investitori sono stati meno propensi ad assumersi rischi prima del referendum, ma non sono stati completamente avversi al rischio così come lo erano stati a gennaio e inizio febbraio. Dato che la Brexit è stata definita come un rischio globale da tanti politici può sembrare naturale assumere un atteggiamento cauto.

Guardiamo i “sintomi” e non il sistema?

Per gran parte del 2016, la Brexit è stato il principale evento di rischio dell’anno che è di per sè un'anomalia dato che il rischio in genere non annuncia la sua data di arrivo - spiega Michael Metcalfe -.

Piuttosto che concentrarci sulle cause del rischio sistemico, preferiamo analizzare e misurare il sintomo, precisamente la ragione per cui i mercati diventano volatili quando il rischio sistemico aumenta. Essendo rimasto elevato per un periodo record di tempo da agosto 2015 a marzo 2016, il rischio sistemico ha finalmente iniziato a normalizzarsi nel trimestre passato.
Crediamo che l’eliminazione del rischio legato alla Brexit potrà favorire ulteriormente questo processo.

Di cosa preoccuparsi ora?

La Brexit non è l'unico problema per gli investitori - spiega Michael Metcalfe -. Durante il roadshow di State Street Global Markets che si è svolto a maggio e giugno, solo il 12% degli investitori globali sosteneva che la Brexit fosse per loro la più grande preoccupazione.

Gli investitori hanno altre problematiche che li terranno occupati dopo la fine della discussione sulla Brexit – dai movimenti disordinati del mercato delle valute al rialzo dei tassi d’interesse della FED, alla svalutazione della valuta cinese oppure alla crisi del debito per l'inefficacia delle politiche delle banche centrali.
Chiaramente, la Brexit non è stato l’unico punto dolente per gli investitori istituzionali. Tra tutti questi temi, ovunque al di fuori di Londra, dove abbiamo condotto il sondaggio, la preoccupazione maggiore degli investitori riguarda l’idea che la politica sia sempre meno efficace.

In questo contesto, oggi, una delle sfide più grandi dei politici è quella di affrontare le conseguenze del voto sulla Brexit sui mercati finanziari. 
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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