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lunedì 25 luglio 2016

Banche: la grande scommessa


Il tempo trascorre inesorabilmente. Il 2016 è a sensazione appena iniziato, mentre invece siamo ormai giunti alla soglia delle vacanze. Questa metà anno si presenta agli occhi degli investitori come il periodo più volatile degli ultimi cinque anni.
Chi prova a osservare il grafico del nostro mercato rileva subito che i massimi corrispondono al periodo che va dal 14 aprile  all’ 11 agosto 2015, dopodiché vi è stato un vuoto d’aria nel mese di agosto, seguito da una lunga fase laterale in "trading range" compresa tra i 22.750 e i 20.650 punti di indice Ftse Mib.
Dall’inizio dello scorso dicembre si è poi assistito ad un lento scivolamento che ha portato a un vero e proprio tonfo nei mesi di gennaio e febbraio 2016.
La fase seguente che ci porta ad oggi è caratterizzata da un susseguirsi di piccoli recuperi legati alle notizie geopolitiche più che ai fondamentali.
Il nostro listino in questi movimenti è quasi sempre stato in buona compagnia, sia a livello europeo che globale, a conferma che le motivazioni sono da ricercare, in larga parte, nell’umore degli operatori frastornati dall’incertezza e da un’ esplosione di cigni neri che si sono calati a ripetizione su tutta l’Europa.

Non scherza, però, neanche il resto del mondo, coinvolgendo i settori primari come il petrolio, i cambi, le materie prime e, non ultimi, l’oro e i preziosi.
Come tutti noi sappiamo, il nostro listino è il più sensibile e volatile a causa del sovrappeso del settore finanziario.
Questa fragilità è stata sfruttata abbondantemente dalla speculazione internazionale che, colpendo duro le banche italiane, ha creato una volatilità esasperata sul Ftse Mib, la quale poi si è allargata all’intero listino europeo.
Il tonfo del 12,5% del nostro indice, avvenuto il giorno dopo le votazioni inglesi sulla Brexit, è stato seguito da scosse di assestamento che hanno portato il mercato italiano, in forte ipervenduto, al minimo storico di 15.000 punti toccato nel periodo 2012-2013.
Sono stati così cancellati di colpo i tre anni di faticosa storia di consolidamento e ripresa di un mercato che nello stesso periodo è passato, dal punto di vista dei fondamentali macroeconomici, da una situazione di recessione a una di debole crescita, da un record di disoccupati a una timida inversione di tendenza, con un recupero sia del Pil che di nuovi posti di lavoro stabili.

In tale periodo si sono inoltre rafforzate le posizioni di molte aziende, si è accresciuta sia l’efficienza che la competitività, ma, soprattutto, è migliorata la crescita percentuale degli utili vicino a una cifra a due numeri. Le aziende hanno incrementato la loro liquidità e ora sono in attesa di osservare l’evoluzione della situazione globale per pianificare gli investimenti.
Molta di questa liquidità potrebbe finire in borsa con fusioni, incorporazioni e scalate, nonché con la scelta di acquisto di azioni proprie dati i bassi tassi debitori.
Expo 2015 ha catapultato il settore alimentare e la qualità della vita dell’Italia nel mondo favorendo enormemente i settori nei quali siamo unici, quali il turismo e l’agroalimentare capitanato dal cibo e dal vino.

La bilancia dei pagamenti ne ha beneficiato con la crescita delle esportazioni. Questa situazione di esasperazione non ha senso, o perlomeno è una forte occasione di acquisto sul mercato italiano. Ormai l’ Italia presenta ottimi fondamentali in un listino allo sbando. Noi non escludiamo che, malgrado la ciclicità estiva, il mercato possa salire.
Qualora nelle prossime settimane, statisticamente volatili a causa dell’assenza di molti operatori e dei bassi volumi di negoziazione, il nostro indice si indebolisse nuovamente verso il minimo toccato dopo la Brexit, questa potrebbe essere una vera opportunità di acquisto in un’ ottica di lungo termine.
Il mondo intero è in confusione, ovunque regna l’ insicurezza.

Gli attentati stressano la popolazione tanto da rendere la vita quotidiana incerta a causa di questa guerra asimmetrica. I consumi sono scarsi, l’incertezza crea paura e sfiducia sul futuro premiando il risparmio e la liquidità rispetto all’ investimento. Mentre la gente si abitua ai disastri europei, scoppia il tentativo di colpo di stato in Turchia, subito soppresso con migliaia di arresti  e qualche centinaio di morti e feriti.
Dall’ altra parte del mondo il Giappone attende nuove misure espansive e nel frattempo mette a segno una serie di giornate di ottimo rialzo.
In America Wall Street, in assenza di dati negativi e in attesa delle decisioni della Fed che tergiversa e rinvia il rialzo dei tassi per non destabilizzare le economie emergenti e il cambio del dollaro, recupera e lentamente si porta sopra i massimi assoluti nella terra di nessuno, ove l’analisi tecnica non ha più storia, né limiti né barriere.

L’ultima settimana è stata caratterizzata da un continuo crearsi di record su record: il motore di ciò è rappresentato dalla forte liquidità che non ha alternative all’azionario.
Quando infatti i tassi di interesse diventano bassi, automaticamente le azioni diventano più attraenti, o rappresentano l’unica alternativa possibile.
Si può affermare, a proposito di tale mercato americano, che i rendimenti del settore obbligazionario siano ampiamente inferiori ai dividendi azionari. Se osserviamo i fondamentali, l’America si può ritenere cara. Riteniamo che non sia in bolla speculativa, ma  vi è la possibilità che l’ eccesso di euforia possa generare una correzione.
Che cosa succede? Possibile che tutti i malumori provocati dalla Brexit siamo già finiti? Noi crediamo di no: i problemi restano, l’incertezza economica si rileva dai dati del "Beige Book" pubblicato dalla Federal reserve.

Da metà maggio a fine giugno l’economia americana è cresciuta pochissimo. Questi dati ci indicano che la congiuntura non è avviata verso la soluzione e che si teme un rallentamento dovuto appunto al danno globale causato dalla Brexit. Inoltre si avvicina il periodo delle trimestrali e i dati di stima degli analisti indicano un calo generalizzato dalla crescita degli utili tra il 5 e il 6%.
Ottobre si avvicina e lo scontro elettorale tra Hillary Clinton e Donald Trump potrebbe influire sul mercato esattamente come è successo con la Brexit. Storicamente se vincono i repubblicani, il mercato schizza basandosi su aspettative favorevoli alla Borsa e su scelte probabili di detassazione dei ceti medio alti.

Se vince invece Hillary Clinton è probabile una correzione dei mercati nell’immediato, poiché è favorevole ad una tassazione più forte sulle grandi fortune e al rafforzamento delle politiche sociali introdotte da Barack Obama. La vera incognita rimane però nelle mani dei grandi elettori, perché nessuno dei contendenti piace davvero al popolo.
Attenzione, quindi: la volatilità potrebbe aumentare ancora una volta, spinta dai sondaggi politici più che dai fondamentali e gli indici sui massimi storici potrebbero di nuovo rappresentare una piccola opportunità vista la totale mancanza di alternative sui mercati obbligazionari, ma anche un serissimo pericolo nel caso si formassero evidenti conformazioni grafiche di inversione.
In Europa continua l’incertezza in attesa della definitiva e ufficiale richiesta di uscita dall' Unione europea del Regno Unito.
In Italia cresce la paura per il "Bail In", i mercati restano in forte attesa sull’evoluzione del caso Monte Paschi e sui risvolti positivi che potrebbero creare una soluzione definitiva sui crediti in sofferenza (i così detti NPL: non performing loans).
Con la speranza che una soluzione concordata con l’Europa possa fare da motore al sistema bancario e, di conseguenza, alla Borsa italiana, auguriamo buone vacanze.
Fonte: News Trend Online

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