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lunedì 25 luglio 2016

Banche e credito, tamponare non basta


Enrico Grazzini torna sull’argomento qui, commentando una proposta di Romano Prodi. Il suggerimento di Prodi, per evitare che le banche siano forzate a cedere sul mercato crediti immobiliari deteriorati, è di convertire il mutuo nella proprietà dell’immobile stesso. Contemporaneamente, all’utilizzatore (ed ex proprietario) dell’immobile (specialmente se è una famiglia) viene offerta la possibilità di restarci, stipulando un contratto d’affitto con un canone d'importo molto modesto.
La proposta in sé è sensata e, come nota Grazzini, può essere resa più ampia e articolata utilizzando lo strumento della Moneta Fiscale.

Emettendola – direttamente da parte dello Stato o tramite un’agenzia pubblica, per esempio la Cassa Depositi e Prestiti – il settore pubblico acquisisce risorse utilizzabili non solo per intervenire sui crediti bancari deteriorati, ma anche per ricapitalizzare le banche stesse. E l’intervento potrebbe non limitarsi al settore immobiliare, ma riguardare anche i finanziamenti alle aziende.
Va sempre tenuto presente, tuttavia, un fattore della massima importanza.

Tutti questi interventi sono estremamente utili e con ogni probabilità in qualche forma, indispensabili: ma si traducono in semplici cerotti, con effetti di tamponamento temporaneo, di efficacia stimabile in pochi trimestri, se non si accompagnano a una forte azione espansiva di domanda, PIL, occupazione e competitività.
La Moneta Fiscale, e in particolare i Certificati di Credito Fiscale, sono lo strumento che permette di attuare questa azione senza rompere l’architettura dell’Eurozona, e rispettando il principio di non aumentare l’indebitamento pubblico (in quanto i CCF e la Moneta Fiscale sono diritti patrimoniali a sgravi fiscali futuri, non indebitamento).
Se lo Stato, direttamente o tramite la CDP o altri soggetti, interviene sugli attivi deteriorati o anche nel capitale delle banche, si ritrova con dei valori patrimoniali che possono successivamente essere rivenduti senza perdite o addirittura con un utile: ma SOLO a condizione che l’economia riparta e si avvii un ciclo espansivo tale da riparare i danni prodotti dalla depressione in cui il nostro sistema produttivo si trova ormai da otto anni.
Strategie simili sono state utilizzate negli USA dopo la “Crisi Lehman”, ma anche dalla Svezia nei primi anni Novanta, e hanno funzionato: occorre tuttavia avere ben presente che l’azione di tamponamento dei problemi del credito sarebbe stato sostanzialmente inutile se non accompagnata dal recupero dell’economia.
Il “tamponamento” in qualche forma deve essere effettuato e con ogni probabilità lo sarà, ma è un cerotto, non una soluzione.

La soluzione è uscire dalla depressione e dalla trappola della liquidità nei tempi più rapidi possibili: senza una forte azione espansiva sulla domanda questo, semplicemente, non avverrà.
Autore: Marco Cattaneo Fonte: News Trend Online

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