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giovedì 28 luglio 2016

Altra vittima illustre della Brexit: Lloyd taglia 3mila posti


E' passato poco più di un mese dal referendum che sia nella teoria che nella pratica (per ora più in teoria) ha diviso l'Europa, quello che ha decretato l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione.

Le conseguenze sul lungo periodo

Tanti i punti interrogativi che si sono creati man mano all'orizzonte, soprattutto perché, nonostante gli allarmi lanciati da più di un'organizzazione internazionale, e nonostante le tante misure di protezione contro gli shock sui mercati, il risultato, nell'immediato, ha colto di sorpresa tutti e le conseguenze, sul lungo periodo, devono essere ancora valutate.

L'ultima vittima illustre, in ordine di tempo, è Lloyds Banking Group, la banca che, nonostante il passato salvagente dei fondi pubblici, non può negare le difficoltà che si delineano all'orizzonte. I numeri del primo semestre sono in chiaroscuro: utile pre-tasse, al netto di voci non ricorrenti a 4,16 miliardi di sterline in calo rispetto a quanto raggiunto nel 2015 con 4,27 miliardi ma superiore alle attese di 4,06 miliardi, ma i vantaggi potrebbero presto essere annullati dalle persistenti svalutazioni le quali, oltre a destabilizzare nell'immediato i margini di guadagno, potrebbero rappresentare una minaccia anche per la qualità del credito futuro.

Come riuscire a salvarsi?

Poche, in realtà, le armi a disposizione dell'istituto il quale, per quanto famoso nel mondo, non ha la bacchetta magica ed è costretto a fare esattamente quello che finora hanno fatto tutte le altre banche coinvolte in operazioni di ristrutturazione: taglio dei costi e ottimizzazione del personale.

A queste due voci può essere ricondotta la decisione di tagliare 3mila unità lavorative, licenziamenti che si vanno a sommare agli altri 4mila già fatti in passato su un totale che vede 9mila esuberi da smaltire entro il 2017, tutti motivati dalla stessa necessità; oltre ciò, all'orizzonte c'è anche l'intenzione da parte del governo di vendere le ultime quote della banca, intenzione che potrebbe essere rivista o procrastinata per via di mercati incerti nel post-Brexit.

Non è infatti un mistero che il governo voglia tagliare definitivamente quanto prima la sua presenza nella banca il cui salvataggio, in piena crisi, costò qualcosa come 20 miliardi di sterline. Intanto, nel disegno di ristrutturazione dell'istituto rientra anche il progetto, sempre entro l'anno prossimo, di chiudere 200 filiali.
Una zavorra ulteriore potrebbe essere rappresentata dallo spettro dei tagli sui tassi di interesse, linfa vitale per ogni banca e che in Inghilterra sono già al minimo storico di 0,5%.
Fonte: News Trend Online

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