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martedì 28 giugno 2016

Ue-Londra: adesso è guerra diplomatica


Dopo la scelta delle urne adesso  la parola passa ai politici. la Brexit è al primo posto nell'agenda dei leader europei i quali, adesso, si trovano a dover (finalmente?) prendere in mano le redini dei destini del Vecchio Continente. 

L'avvertimento dell'Europa

Il presidente Jean-Claude Juncker è stato più che chiaro: Londra deve avviare trattative ufficiali per uscire dall’Unione in virtù del risultato del referendum, senza prendere tempo o attribuire cavilli sul chi deve dare il via all’applicazione del capitolo 50  del trattato di Lisbona, quello che regola l’uscita di un paese dall’Unione.

Una perdita di tempo che a Juncker proprio non va giù. Anche perchè, come ha confermato Angela Merkel, cancelliere tedesco, logica vuole che fino a quando non ci sarà una dichiarazione ufficiale e una presa di posizione di Londra sul rispetto del risultato del referendum sarà inutile trattare e ancora meno probabile riuscire a sfruttare posizioni di vantaggio io agevolazioni sul trattamento.
Insomma l’atteggiamento dell’Ue è chiaro e severo: i rapporti con Londra saranno sempre aperti ma fondati sulla chiarezza e soprattutto sarà l’Ue a dettare l’agenda e non Londra.

La strategia della Bce

Nel frattempo in Portogallo il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in occasione del forum "The future of the international monetary and financial architecture", riunione in cui si incontrano politici ed economisti annuncia l’intenzione di dar vita a nuove politiche monetarie atte a limitare l’impatto della Brexit e soprattutto ad armonizzare le differenze tra le varie economie europee.

Queste misure, come specificato da Draghi stesso dovrebbero partire da logiche già note alle banche centrali e non guardare solo alla svalutazione competitiva il cui risultato è limitato alla moneta che l’adotta e per di più sempre più limitato non solo nel tempo ma anche nei risultati visto che alla fine si tratta di un gioco che adottano tutti e, quindi, a somma zero.
Interesse di tutti, sottolinea Draghi, è quello di una maggiore armonizzazione, ampia stabilità internazionale e un ritorno dell’inflazione cosidetta “sana” ovvero quella che nasce da una economa attiva e in piena competizione. Proprio quest’ultimo fattore, quello inflattivo, è al centro delle considerazioni del numero uno della Bce: alla base della sua permanenza, infatti, ci sarebbero due pilastri, uno ciclico, e uno strutturale con il primo che incide direttamente sui prezzi e il secondo che impatta sull’andamento dei tassi reali e quindi dell’economia che non riesce a godere dei vantaggi prospettati dalle misure stesse di allentamento
Fonte: News Trend Online

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