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venerdì 10 giugno 2016

Stop Loss e Certificati. E un'occasione su Ferrari.


Questo numero della rubrica è uno “speciale” dedicato agli stop loss. C’è voluto molto tempo per scriverlo ma il risultato è una panoramica più o meno completa delle strategie di uscita. Prezzo, tempo, volatilità, discrezionale. Uscire, prima o poi, è un must nel trading, farlo con uno stop loss non è mai piacevole.

Dopo aver lungamente discusso di stop loss la domanda topica. Come pianificare uscite nei certificati? E’ ovviamente solo la mia opinione, esistono diversi stili di trading e approcci alle uscite. Spero che le pagine che seguono siano utili per una riflessione e una presa di consapevolezza.
 
«La ragione principale per cui la gente perde denaro nei mercati finanziari è che non riduce le perdite. Bizzarrie della natura umana: per quanto numerosi siano i libri che riportano questa regola, e gli esperti che offrono questo consiglio, la gente continua a commettere lo stesso errore.» (Victor Sperandeo)
 
La perdita massima che si desidera sopportare, in una strategia di trading, è chiamata “stop-loss” che significa “fermare la perdita” e, come si capisce dal nome, ha il solo scopo di evitare che una caduta si trasformi in una grande caduta.

Tutto qui, tutto apparentemente semplice.

Ma la verità è un’altra, lo stop-loss, pur ricoprendo un ruolo importante e indispensabile in ogni strategia di trading, ne sancisce il fallimento ed è, quindi, un ospite sgradito di ogni trade. A nessuno piace contabilizzare una perdita, tanto più se viene generata da uno stop-loss che salta distruggendo capitale ed aspettative.

Il rendimento di qualunque tecnica o tattica di trading, che si decida di progettare e poi applicare, verrà pesantemente influenzata dalla presenza o meno dello stop loss e dalla sua entità. Ad esempio, per poter cavalcare una tendenza ampia, sono necessari stop loss che interferiscano il meno possibile con i segnali operativi, mentre una strategia contrarian necessita di filtri in grado di mantenere le posizioni in guadagno tagliando, velocemente, le perdite con stop loss che dovranno essere molto stretti.

E’ la natura stessa delle strategie contrarian a richiedere stop loss ridotti poiché si opera in pieno controtrend e potrebbero svilupparsi accelerazioni veloci e profonde al ribasso. Alcuni trader non sono pienamente convinti dell’utilità dello stop loss. E’ vero, si tratta di un ospite sgradito in ogni strategia, ma il suo ruolo è fondamentale per proteggere il trade da eventi inattesi, da cigni neri.

Impossibile non citare le parole di Ed Seykota: "Un buon stop order è piazzato su un livello di prezzo dove si è disposti a trasferire il rischio a qualcun altro."

Stop loss e rischio vivono un rapporto di simbiosi con ruoli che, paradossalmente, possono scambiarsi poiché una strategia con stop inadeguati può causare più danni della strategia priva di stop. Occorre necessariamente indagare le diverse tipologie di stop loss.

Differenti tipologie di Stop Loss
Esistono diversi tipi di stop-loss che possono essere espressi in:
• percentuale fissa; 
• valore monetario; 
•punti fissi. 

Lo stop a percentuale fissa prevede l’uscita dopo una perdita superiore a una variazione percentuale. Rappresenta il movimento avverso massimo che si decide, a priori, di concedere al titolo.
Lo stop a valore monetario ha il pregio di rendere chiara l’entità della perdita al variare del sottostante, e tuttavia uno stop loss di 500 euro su uno strumento finanziario che passa di quotazione da 10€ a 20€ mantiene la propria identità finanziaria ma non percentuale. La stessa cosa per gli stop a punti fissi, principalmente utilizzati nei futures in intraday.

Gli stop loss possono inoltre essere legati:
• alla volatilità; 
• al tempo trascorso.  
Ogni diverso stop risponde a determinate esigenze di protezione, il capitale muta continuamente in entità ma anche in qualità. E non bisogna dimenticare che il tempo, impietosamente, concorre a “qualificare” il mutamento.
Volatilità e tempo si combinano con i prezzi e rendono possibile la creazione di stop loss basati su brusche accelerazioni o su lateralizzazioni dei corsi. Stabilire la natura dello stop loss e la sensibilità al tempo o alla volatilità non è che l’inizio, uno dei dilemmi più diffusi tra i trader, una volta convinti della necessità assoluta dello stop-loss, è quanto deve essere grande lo stop.
Stop-loss troppo piccoli saltano di continuo, ma troppo larghi perdono buona parte della loro utilità.

L’ampiezza di uno stop
Il differente time frame influenza, e non poco, l’entità dello stop loss, seguono delle percentuali di stop di massima, divise per time frame. 
• Operazioni Intraday. Da pochi tick a 2-3 punti percentuali. 
• Operazioni Multiday su grafico daily. Dal 2% al 7% 
• Operazioni Multiday su grafico settimanale. Dal 2% al 15%  

Ovviamente l’ampiezza di uno stop va tarata sulla metodologia di trading che si utilizza, se si generano segnali ricercando le rotture tecniche, e quindi volatilità e direzionalità che esplodono, lo stop può essere molto piccolo perché, ad esempio, alla rottura di un massimo assoluto i prezzi dovrebbero esplodere.
Se invece si utilizzano medie mobili o altri sistemi “ritardati” lo stop dovrà essere più largo dando la possibilità alla strategia stessa di generare i cambiamenti di posizione. 

Altri accorgimenti
Lo stop loss è un’ospite sgradito, è bene metterlo sempre in chiaro, tuttavia la sua presenza è indispensabile e va accompagnata da altri accorgimenti per uscite tempestive dalla posizione. 

Lo stop a valore monetario consiste nel prevedere la chiusura dell’operazione alla perdita di un certo ammontare di denaro. Se, ad esempio, il mio stop è di 500 euro ad operazione, ogni volta che perderò quella cifra, indipendentemente dal capitale utilizzato, scatterà la chiusura dell’operazione. Uno stop che però ha il grosso limite di non essere costante percentualmente, se infatti applichiamo uno stop di 500 euro a un titolo che quota 10 euro l’incidenza è del 5%, se poi lo stesso titolo precipita a 5 euro ecco che l’incidenza percentuale raddoppia e si porta al 10% 

Lo stop a punti fissi è usato principalmente quando si opera con i future. Perdere 500 punti in un future che quota 15.000 punti è la stessa cosa, dal punto di vista monetario, di perderne 500 con il future che quota 30.000 punti (in entrambi i casi si perdono 500 punti moltiplicati il valore del tick). Dal punto di vista della percentuale è invece ben diversa la cosa, nel primo caso si tratta di uno stop del 3%, nel secondo caso dell’1,5%. 

Lo stop legato alla volatilità è uno stop quasi intelligente che parte da un presupposto corretto: i mercati sono sempre in mutamento. E quindi la volatilità crea zone di incertezza direzionale o di trend ben definiti che con un indicatore di volatilità si possono, in parte, misurare. Per questo particolare tipo di stop esistono due applicazioni:
1. stop automatico legato alla volatilità  
2. stop manuale legato alla volatilità.  

Ad esempio nello stop automatico, utilizzato prevalentemente nella costruzione di trading system, si possono creare tre sistemi identici tranne che per il valore dello stop loss, e grazie a un indicatore che misura la volatilità si fa gestire il trade con uno dei tre sistemi.
Il sistema per l’alta volatilità con uno stop maggiore, quello per la bassa volatilità con uno stop basso e quello per la fascia intermedia che è, peraltro, quella utilizzata maggiormente, con uno stop intermedio.

In altri termini si utilizzeranno stop più elevati in alta volatilità (mercato con forti sbalzi delle quotazioni che crea molti falsi segnali), stop più bassi nei mercati a bassa volatilità (con movimenti progressivi senza strappi) e stop normali nelle altre fasi. Il motore del trading system, ovviamente, avrà il compito di discriminare i segnali in trend da quelli generati nelle fasi laterali. 

Lo stop legato alla volatilità manuale è, invece, più “artigianale” ed è utilizzato prevalentemente nell’insieme delle tecniche di breakout con la ricerca di fasi laterali che creano esplosioni di volatilità. Generalmente si compra alla rottura della fase laterale mettendo lo stop sulla vecchia resistenza che diviene supporto. In realtà è più corretto mettere lo stop alla base della candela che ha generato il segnale e non alla rottura grafica, generalmente posta ad un livello superiore. Questo tipo di stop è molto utilizzato dai trader che utilizzano l’analisi candlestick. 

Lo stop legato al tempo trascorso è un particolare stop che muta in funzione del tempo, solitamente si riduce di ampiezza col trascorrere delle barre arrivando a permettere la chiusura in pari dopo un tempo prefissato e se, ovviamente, la quotazione è superiore al prezzo di acquisto. Lo scopo di questo stop è di trasformare il trade in un’operazione a rischio zero. Nei trading system che utilizzano l’esplosione della volatilità come segnale di acquisto questo stop è particolarmente prezioso poiché, dopo un forte strappo delle quotazioni, il trend deve riprendersi entro poche barre altrimenti si tratta di un falso segnale. 

Ricapitolando
Chiudere un trade in stop loss sancisce il fallimento del segnale, questo è un dato di fatto. La frustrazione diviene massima quando, dopo essere saltato lo stop, il trend riprende forza e vigore senza la nostra posizione, una situazione che ogni trader conosce bene e che è destinata a ripetersi spesso. D’altronde se si inserisce uno stop loss troppo stretto si finisce col perdere più del dovuto e se non si mette uno stop loss si finisce ugualmente col perdere più del dovuto.
Occorre essere in grado di controllare la perdita. Ignorarla non è mai un buon modo per evitare effetti nefasti sul portafoglio.

Il controllo della perdita
“Ottobre è un mese pericoloso per speculare in borsa. Gli altri mesi pericolosi sono: luglio, gennaio, settembre, aprile, novembre, maggio, marzo, giugno, dicembre, agosto e febbraio.” 

Quando si parla di controllo della perdita si corre sempre il rischio di essere fraintesi. Generalmente ci si preoccupa di quale può essere il guadagno medio atteso da una strategia ma si glissa velocemente sulla possibilità di perdere soldi.
Inoltre lo stop loss è un elemento estraneo, un ospite tollerato nel sistema automatico che dovrebbe essere in grado di girarsi velocemente senza stop. La domanda è quindi naturale: “vanno inseriti gli stop loss nelle strategie automatiche di trading o si preferisce velocizzare il motore operativo per avere cambi di segnale veloci?”.  

Anche la risposta è naturale, ovviamente vanno assolutamente inseriti gli stop loss che si possono determinare in diverso modo a seconda della propensione al rischio e del tipo di sistema che andremo ad utilizzare. Però prima di cominciare a discutere di questo importantissimo argomento è necessario rispondere ad un piccolo test. 

Ipotizziamo che abbiate in portafoglio un titolo azionario con un profitto di 7.500€, quale di queste due opzioni scegliete?
a) Vendete il titolo con un profitto di 7.500€ 
b) Mantenete il titolo in portafoglio, con una possibilità del 75% di realizzare un utile di 10.000€ e con il 25% di possibilità di non guadagnare nulla. 

Avete risposto?

Bene, ora immaginiamo un caso diverso, questa volta il nostro titolo azionario ha una perdita di 7.500€, cosa fate?
c) Chiudete le posizioni con una perdita certa di 7.500€  
d) Mantenete il titolo il portafoglio con il 75% di possibilità di perdere 10.000€ e il 25% di non perdere nulla. 

Quali scelte avete compiuto?

La maggior parte degli investitori preferisce il profitto certo e quindi si accontenta di 7.500€ scegliendo, al primo quesito, la risposta (a). 
Tuttavia al secondo quesito la maggior parte di voi ha risposto (d) dimostrando che vi è una chiara asimmetria tra le due scelte.
Per incrementare un guadagno non siamo disposti a rischiare ma la preferenza del certo per l’incerto si ribalta per eliminare una perdita. 

Chi ha risposto, circa il 25% di voi, (a) e (c) o (b) e (d) alle domande ha un metodo di trading simmetrico ma è chiaramente nella coppia di scelte (a) e (c) che risiede l’impostazione più profittevole per il trading. 
Non possiamo infatti permetterci che una perdita diventi una grande perdita semplicemente a causa di una scommessa e per di più con le percentuali a noi sfavorevoli. 

Nel trading ci sono quattro tipi di risultati che possiamo ottenere dalla chiusura di un’operazione: 
  1. piccoli guadagni; 
  2. piccole perdite;
  3. grandi guadagni; 
  4. grandi perdite. 
Eliminando l’ultima, quella che genera grandi perdite, abbiamo già realizzato il 50% di un buon piano di trading, da questa premessa nasce il bisogno di controllare e limitare l’entità delle perdite, un bisogno primario nel trading. Il metodo più efficace per controllare le perdite in borsa è prevedere l'utilizzo degli stop loss, stabilendo l’entità della perdita massima sopportabile per singolo trade, questo dato influenzerà tutta la strategia.

Decidere quanto siamo disposti a perdere è un’operazione che coinvolge sia il portafoglio che la psiche causando stress e ansia, ingredienti pericolosi che creano l’indisciplina operativa e i costi di slippage emotivo. 
Un investitore comune è molto più coinvolto emotivamente dall’idea di guadagnare piuttosto che da quella di perdere, spesso infatti l'investitore davanti alle perdite è pervaso da uno strano coraggio, quando le azioni che ha appena acquistato iniziano a scendere, riesce a tenerle in portafoglio sopportando ribassi del venti, trenta, quaranta, cinquanta per cento e oltre, fino ad azzerare gran parte del capitale investito, non dimostrando alcuna preoccupazione in proposito. 

La stranezza è nel fatto che quando, invece, le azioni salgono anche solo del dieci per cento, lo stesso investitore viene preso dal timore di perdere i guadagni e non vede l'ora di vendere per portarsi a casa gli utili. Far correre i profitti e tagliare le perdite è un punto fondamentale nella costruzione di un sistema di trading.

Molte regole possono essere impostate come centrali nella nostra strategia, ma non deve mai essere dimenticato il principio fondamentale di determinare i livelli di stop loss ancor prima di iniziare ad operare. Futures intraday: tra lo 0.2% e l’1% Titoli intraday: tra lo 0.4% e l’1% Operazioni multiday: tra il 2% e il 7%

Si tende a sconsigliare stop di entità maggiori perché genererebbero perdite difficili da recuperare in caso di 3-4 trade in loss consecutivi ma si deve tenere conto anche di quanti trade il sistema genera, meno trade produce e più lo stop può allargarsi. 
Occorre ribadire che lo stop è un’anomalia nel trading system, una condizione indispensabile ma, nello stesso tempo, un corpo estraneo al sistema. Va quindi impostato come filtro di rischiosità ad intervento ridotto, occorre impostarlo in modo che ci salvi da eventi anomali e repentini senza interferire troppo nella strategia. Questo a livello generale.

E per i certificati d’investimento o a leva che strategie di uscita bisogna impostare?
Qui il discorso è diverso. Lo spread denaro/lettera rende poco conveniente uscite e ingressi su micromovimenti per Bonus Cap e Top Bonus, ad esempio. A questo si aggiunge l’ulteriore considerazione che un Top Bonus, avendo la barriera a scadenza e non a “tocco” potenzialmente può sempre riprendersi il bonus.

Inoltre entrambe le tipologie di certificati d’investimento sono dei replicanti, il bonus cap,.una volta che la barriera è violata, replica l’andamento del sottostante. Ma attenzione, anche in questo caso c’è un’insidia da conoscere ovvero il CAP che pone un limite alla partecipazione al rialzo o al ribasso (nel caso del reversal). E quindi? Come pianificare l’uscita?

Credo che la pianificazione vada fatta nella costruzione del portafoglio. Piccole size su ogni prodotto, mercati poco correlati e azioni come sottostante, di settori diversi.

Così procedendo lo stop loss è superfluo. Per alcune strategie è possibile differenziare scadenza e tipologia di strumento, anche inserendo il prezzo in un “tunnel” con una posizione reverse e una long. Ma posizionare uno stop loss sistematico diventa difficile. Ci si possono dare delle regole di protezione del portafoglio, ad esempio se la perdita nel singolo strumento arriva al 20% si chiude la metà della stessa. Ma uscire completamente, data la particolarità dello strumento (in particolare del top bonus) appare, paradossalmente, più un problema che una soluzione.

Si può operare short sul titolo in intraday limitando i danni (in caso di posizione long sui certificati) ma non è certo questa una soluzione universale.

Alcuni trader, infine, propongono strategie di copertura in opzioni. Ma un bonus cap o un top bonus sono strategie sintetiche proprio in opzioni. Inoltre il mercato delle opzioni sui singoli titoli è poco liquido e ha il difetto di costare. E non poco.
Quindi la soluzione migliore è differenziare il portafoglio per tipologia, scadenza, strumento e sottostante. E portare tutto a scadenza, eventualmente coprendosi, caso per caso, con del trading intraday contrapposto sui sottostanti in difficoltà.
 
Analisi del FTSE MIB e un’occasione su Ferrari
Si sta preparando il grande botto. La fase di lateralità volatile, una macro area compresa, circa, tra i 16500 e i 19.000 punti, sta disegnando un enorme triangolo-cuneo, ben visibile sul grafico settimanale. Qui si tratta di fare una scelta di campo perché sapere se romperà al rialzo o al ribasso è impossibile. Si può ipotizzare uno scenario, personalmente sono propenso a immaginare il proseguo del rialzo. Pronto a cambiare idea e a contenere i danni, ma propenso a immaginare il proseguo della formazione in altro nei prossimi mesi. Questo, ovviamente, condiziona le mie scelte di portafoglio, prudenzialmente occorrerebbe stare fermi ma, dopotutto, qualche rischio bisogna pur prenderselo.

Ciò premesso vado a caccia di prodotti con vita residua corta e barriere distanti, ne ho trovato uno con questo ISIN: DE000HV4BFM9 Ferrari come sottostante per un Bonus Cap che scade il 13 dicembre 2016. La barriera è a 29,025, con il titolo che quota 37,80 siamo a 23,21 punti percentuali dalla barriera, in pieno trend laterale-rialzista. 


Il bonus è pari al 6,51% che si traduce in un 12,88% su base annua. Non male davvero vista la volatilità del titolo. Come visto prima nell’articolo degli stop loss l’uscita sarà a scadenza, qualche mese ancora. La protezione migliore si avrà parcellizzando gli ingressi in dosi omeopatiche. Questo certificato è da tenere in considerazione anche per i prossimi mesi, quando il fattore tempo sarà ulteriormente ridotto. E ugualmente anche il rendimento residuo a parità di prezzo.
 
L’ANGOLO ZEN
L'acqua è un'essenza:
diventa latte se la beve una mucca,
veleno se la beve un serpente.
 
Commento:
Una goccia di veleno, una goccia di emdicina.
 
LO ZEN E LA VIA DEL TRADER SAMURAI è disponibile in formato cartaceo. Se volete chiederne una copia una mail a traderpedia@gmail.com
Per informazioni collegatevi al nuovo portale www.professionetrader.com
 
 VARIE
1) Il gruppo FB che amministro, Traderpedia - Gruppo di discussione sul trading è stato creato per discutere di analisi tecnica e di questa rubrica. Iscrivetevi se volete aggiornamenti della rubrica in real time o se semplicemente volete discutere di analisi tecnica, siamo già 4.836 https://www.facebook.com/groups/traderpedia/
 
Potete contattarmi alla mail: stefano.fanton@traderpedia.it o scrivendomi sul mio profilo facebook.
 
Autore: Stefano Fanton

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