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venerdì 24 giugno 2016

Report dei mercati

MERCATO USA
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Wall Street scommette sul "remain" e chiude in forte rialzo
La Borsa di New York ha chiuso la seduta in netto rialzo nel giorno del referendum in Gran Bretagna sulla Brexit. Il Dow Jones ha guadagnato l'1,29%, l'S&P 500 l'1,34% e il Nasdaq Composite l'1,59%.
Wall Street ha accelerato nel finale dopo le indiscrezioni sulla vittoria del "remain".
L’Indice Chicago Fed National Activity nel mese di maggio si e' attestato a -0,51 punti, da +0,05 punti registrati nel mese di aprile. 
Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 17 giugno si sono attestate a 259 mila unità, inferiori alle attese (270 mila) e al dato rilevato la settimana precedente (277 mila unità). Il numero totale di persone che richiede l'indennità di disoccupazione si attesta a 2,142 milioni, inferiore ai 2,150 milioni attesi.
Markit ha reso noto che nel mese di giugno l'Indice PMI Manifatturiero (stima flash) e' salito a 51,4 punti da a 50,7 punti del mese precedente. La rilevazione di giugno evidenzia un miglioramento delle condizioni operative, che crescono a un ritmo lievemente superiore rispetto alla media del secondo trimestre pari a 51 punti.
Le vendite di nuove abitazioni sono diminuite a maggio 6% rispetto al mese precedente, attestandosi a 551mila unita' (consensus 560 mila), in netto calo rispetto alle 586 mila unità della rilevazione precedente.
Sul fronte societario forti acquisti sul comparto bancario.
Tra i singoli titoli Micron Technology +10,46%. Susquehanna Financial ha alzato il rating sul produttore di semiconduttori a "positive" da "neutral".
Barnes & Noble +7,76%. Il rivenditore di libri ha comunicato prevede per l’attuale esercizio una crescita organica delle vendite piatta o in progresso dell’1% e un ebitda di 200-250 milioni di dollari, meglio di quanto stimato da FactSet.
Blackberry +3,86%. Il produttore di smartphone ha chiuso il primo trimestre con un risultato Non-GAAP in pareggio. Gli analisti avevano previsto una perdita per azione di 9 centesimi.
Macy's +1,74%. Il gruppo della grande distribuzione ha comunicato un avvicendamento al vertice. Dal primo trimestre 2017 Jeff Gennette sarà il nuovo Ceo al posto di Terry Lundgren che continuerà a ricoprire la carica di presidente.
Twilio +90,20% al debutto. Il titolo della società che fornisce piattaforme per il cloud communications è stato collocato a 15 dollari per azione.
MERCATI ASIATICI
La Brexit vince il referendum e l’Asia precipita (Nikkei 225 -7,92%)
Dopo la positiva seduta di giovedì per i mercati globali, con gli investitori fiduciosi per una vittoria degli “europeisti” al referendum sulla cosiddetta Brexit, è arrivata la doccia fredda: ai sostenitori del Leave (uscita) è andato infatti il 51,9% dei voti. L’effetto, prima ancora della comunicazione dei risultati ufficiali, si è iniziato a sentire nel corso della notte. La sterlina è arrivata a perdere oltre il 10% scendendo per la prima volta dal 1985 sotto 1,35 dollari di valore.
L’oro con consegna immediata è arrivato ad apprezzarsi di oltre l’8% a 1.385,54 dollari, ai massimi dal marzo 2014. Brent e Wti sono crollati di circa il 6% mentre è stato del 15% l’affondo del rendimento degli U.S. Treasury decennali. E in Giappone lo yen ha spiccato il volo: il dollaro è infatti sceso sotto quota 100 yen (in declino di quasi il 7%) per la prima volta dal 2013.
E per Tokyo è stato più che sell-off: il Nikkei 225 ha chiuso con una perdita del 7,92% (leggermente meglio, se così si può dire, ha fatto l’indice più ampio Topix, deprezzatosi del 7,26%). Il Tokyo Stock Exchange aveva fermato per 10 minuti intorno alle 13 locali (le 5 del mattino in Italia) i trading su diversi future e opzioni (basati su Nikkei 225, Jpx Nikkei Index 400 e Topix Core 30) dopo l’innesco di un circuit breaker causato dai pesanti scambi in scia al voto in Gran Bretagna.
E le perdite non hanno risparmiato gli altri principali indici della regione. A Sydney l’S&P/ASX 200 si è deprezzato del 3,17% mentre è stato del 3,09% il declino del Kospi di Seoul. Limitano invece i danni le piazze della Cina continentale.
A circa un’ora dalla chiusura, infatti, Shanghai Composite, Shanghai Shenzhen Csi 300 e Shenzhen Composite sono in declino intorno al punto percentuale. Maggiormente allineata a Tokyo è invece Hong Kong: l’Hang Seng perde infatti circa il 4,50% (performance simile anche per l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China).

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MERCATI EUROPEI
Le Borse europee crollano in avvio
Le principali Borse europee hanno aperto l'ultima seduta della settimana in forte ribasso dopo l'esito del referendum in Gran Bretagna. Il Dax30 di Francoforte cede il 9,5%, il Cac40 di Parigi il 9%, il Ftse100 di Londra il 7,5% e l'Ibex35 di Madrid l'11%. A sorpresa (dopo le previsioni della vigilia che davano in vantaggio il "remain") ha vinto il fronte favorevole all'uscita dall'Unione europea. Il voto apre uno scenario di incertezza non solo per il Regno Unito.
Crolla la sterlina mentre volano gli spread dei titoli di Stato periferici. Sul fronte societario vendite diffuse. Male in particolare il comparto bancario. Tra i singoli titoli Henkel -3%. Il gruppo dei beni di consumo ha annunciato l'acquisto del produttore americano di detersivi The Sun Products per 3,2 miliardi di euro, debito incluso. 
Air France-KLM -11%. Jean-Marc Janaillac è il nuovo presidente e amministratore delegato della compagnia aerea e prenderà il posto di Alexandre de Juniac a partire dal prossimo 4 luglio 2016.
APERTURA MERCATO ITALIANO
Sell-off sull’azionario italiano ed europeo: Ftse Mib -8,02%, gran parte dei titoli in asta di volatilità per via delle vendite
Avvio drammatico per l’azionario italiano ed europeo dopo la notizia del Brexit e della prossima uscita del Regno Unito dall’Europa. Le contrattazioni procedono a singhiozzo e anche nel Ftse Mib diversi titoli non sono ancora riusciti a fare prezzo: in queste condizioni il calo del Ftse Mib è dell’8,02%, quello del Ftse Italia All Share del 7,04% e quello del Ftse Italia Star del 2,37 per cento.
Cali persino peggiori si registrano negli altri listini europei con: il Dax tedesco cede l’8,3%, il Cac 40 francese il 9,15% e il Ftse 100 britannico il 7,00% mentre l’Ibex 35 spagnolo perde l’11,71 per cento. Tra le maggiori, la piazza finanziaria italiana è dunque la migliore. In queste ore sono in rosso anche i future sui maggiori indici azionari statunitensi: il future sull’S&P 500 cede il 3,74%, quello sul Dow Jones il 2,77% e quello sul Nasdaq il 3,86 per cento.
Crollo dell’euro sul dollaro a seguito del Brexit, che porta non solo a una pesantissima svalutazione della sterlina sui mercati globali, ma a un calo del cambio EUR/USD dell’1,95% a 1,118 dopo affondi in zona 1,09. Dato il peso del cambio sul biglietto verde per l’Euro Index, che rapporta alle maggiori valute la moneta unica, segna un calo dello lo 0,82 per cento. Soltanto nei confronti della sterlina, appunto, l’euro guadagna terreno con una rivalutazione del 5,81% che porta il cambio EUR/GBP a 0,807 circa. D’altronde la sterlina segna forti cali su tutte le maggiori valute (-6,58% sul dollaro, -9,33% sullo yen).
Spread BTP/Bund in volo a 192 punti base. Il rendimento del BTP decennale italiano registra un rialzo di ben 41 punti base e si riporta all’1,84% mentre il rendimento del Bund tedesco segna un calo di 16 punti base e si porta a quota -0,08 per cento. L’Oat francese segna un rendimento in crescita di appena due punti base allo 0,46% e il Bono iberico segna un rialzo di 10 punti base all’1,59 per cento. E’ un balzo dei rendimenti dovuto alle vendite dei titoli di stato ritenuti più rischiosi che segue il Brexit ed era in parte già scontato dai future sui titoli di Stato Ue. Permane il silenzio assordante delle banche centrali mondiali che pure avevano pre-annunciato un intervento in caso di uscita del Regno Unito dell’Eurozona, a partire dalla Bce che oltretutto ha un programma specifico per l’acquisto di titoli di stato Ue che in queste ore evidentemente non scongiura le vendite ch e penalizzano soprattutto i titoli di Stato italiani e vedono acquisti poderosi sui Bund tedeschi. 
Il panorama del Ftse Mib a quasi un’ora dall’avvio delle contrattazioni è desolante con la maggior parte dei titoli di Stato in asta di volatilità per eccesso di ribasso. Il teorico del Banco Popolare è del -24,09% e quello di Bper del -23,32%. Teorico -19,02% per Unicredit mentre Intesa cede il 20,28% e si riporta a 1,8 euro. In asta con un teorico -11,35% Mediobanca, mentre è effettiva la perdita del 25,4% di Mps a 54,35 centesimi e del 28,07% di Bpm.
Teorico -15,82% anche Leonardo-Finmeccanica. Forti vendite sul petrolio che sconta gli esiti del referendum britannico che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Sull’Ice il future sul Brent cede il 3,64% e si porta a 49,07 dollari al barile mentre il WTI cede il 3,94% e torna a quota 48,18 dollari. In entrambi i casi si registra qualche contrazione delle perdite iniziali. A Piazza Affari Tenaris perde comunque il 7,02% mentre Saipem non riesce a fare prezzo con un teorico -8,94% ed Eni lascia l’8,30% del proprio valore di Borsa al mercato.
Volatilità attesa anche nelle prossime ore, così come un intervento delle banche centrali. Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha dichiarato che l’Europa è pronta ad affrontare questo scenario negativo e indetto una riunione informale con i partner Ue il 27 giugno proponendo da subito l’avvio di un’ampia riflessione sullo stato dell’Unione Europea.

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TITOLI DEL GIORNO
Settimane movimentate per Intesa Sanpaolo che dopo essere scesa in area 1,90 portandosi a ridosso della soglia critica a 1,85 euro, ha messo a segno un perentorio rimbalzo. Il titolo è risalito fin sopra 2,20 euro azzerando di fatto l'affondo partito nella prima decade di giugno, circostanza che ha permesso di riportare in equilibrio il quadro grafico di breve periodo. Serve tuttavia un ulteriore sforzo da parte dei prezzi per tornare a generare segnali di forza credibili che portino ad un miglioramento anche dello scenario tecnico di medio termine. In tale ottica il superamento di area 2,35, dove transita la media mobile a 100 sedute, rappresenterebbe una probabile svolta che renderebbe possibile un primo test a 2,50 ed il successivo allungo verso 2,70 circa. Prezzi che invece dovessero scendere nuovamente sotto 2,00 euro riproporrebbero l'ipotesi ribassista anticipando il ritorno a 1,85 ed il successivo affon do verso quota 1,65. Per chi volesse acquistare il titolo: intervenire oltre 2,35 per 2,65, stop sotto 2,25 Per chi detiene attualmente il titolo: mantenere aperte le posizioni sopra 2,00 euro per 2,50 e 2,65 circa.
Ferragamo ha saputo mettere a segno un rimbalzo deciso dopo il test e la temporanea violazione il 14 giugno dei minimi di gennaio e febbraio posti a 18,50 euro. Il rimbalzo dovra' tuttavia superare a 20,35 circa la trend line ribassista disegnata dal top di marzo, praticamente coincidente con la media mobile a 100 giorni, per poter definitivamente cancellare i precedenti segnali di debolezza e manifestare l'intenzione di salire a testare i massimi di marzo a 23,08 euro. Resistenza intermedia a 21,98 euro, top del 20 aprile. Sotto 19,25 rischio invece di ritorno in area 18,50. In caso di una nuova violazione di questo importante supporto diverrebbe probabile il ritorno sui minimi di novembre 2014 a 17,61 euro. Per chi volesse comprare il titolo attendere la rottura di 20,35 per intervenire con target a 22 euro e stop loss subito sotto i 20 euro. Per chi gia' detiene il titolo mantenere le posizioni con stop subito sotto 19,25, inc rementarle alla rottura di 20,35 per il test dei 22 euro. 
Perentorio rialzo per Exor nella seduta di giovedì. Il titolo ha messo a segno un rialzo di quasi 6 punti percentuali terminando la seduta sui massimi di giornata a 35,40 euro. Conferme in chiusura di ottava al di sopra di area 34,50 favorirebbero il test di obiettivi a 36,50/36,60, ostacoli più tenaci in ottica di medio termine corrispondenti ai minimi dello scorso settembre. Nella direzione opposta discese sotto 31,90 farebbero invece scattare un nuovo allarme, sebbene solo il cedimento di area 30 risulterebbe pericoloso. Probabile in tal caso un affondo verso 28,90 euro. Per chi volesse comprare il titolo: intervenire oltre sui livelli attuali per il test di 36,60 euro, stop loss a 34,50 euro. Per chi già detiene il titolo: mantenere uno stop loss sotto 34,50 euro per target a 36,60 euro.
DATI MACRO ATTESI
Venerdì 24 giugno
08:45 EUR Pil francese primo trimestre;
10:00 EUR Vendite al dettaglio italiane(Apr);
10:00 EUR Aspettative di business tedesco (Giu);
10:00 EUR Valutazione dell'attuale situazione tedesca (Giu);
10:00 EUR Indice IFO sulla fiducia delle aziende in Germania (Giu);
11:00 EUR Inflazione degli stipendi italiani (Mag);
14:30 USD Ordinativi di beni durevoli (Mensile) (Mag);
16:00 USD Indice di fiducia del Michigan (Giu).

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DATI MACRO ATTESI
Spread BTP/Bund a 192 punti base, rendimento BTP all’1,84%: silenzio delle banche centrali
Spread BTP/Bund in volo a 192 punti base. Il rendimento del BTP decennale italiano registra un rialzo di ben 41 punti base e si riporta all’1,84% mentre il rendimento del Bund tedesco segna un calo di 16 punti base e si porta a quota -0,08 per cento. L’Oat francese segna un rendimento in crescita di appena due punti base allo 0,46% e il Bono iberico segna un rialzo di 10 punti base all’1,59 per cento. E’ un balzo dei rendimenti dovuto alle vendite dei titoli di stato ritenuti più rischiosi che segue il Brexit ed era in parte già scontato dai future sui titoli di Stato Ue. Permane il silenzio assordante delle banche centrali mondiali che pure avevano pre-annunciato un intervento in caso di uscita del Regno Unito dell’Europa. A partire dalla Bce che oltretutto ha un programma specifico per l’acquisto di titoli di stato Ue che in q ueste ore evidentemente non scongiura le vendite che penalizzano soprattutto i titoli di Stato italiani e vedono acquisti poderosi sui Bund tedeschi.
Brexit: Tusk (Consiglio UE), siamo pronti a questo scenario negativo, meeting il 27 giugno
“Siamo preparati a questo scenario negativo”, ha dichiarato Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo. Non ci sarà alcun vuoto legislativo nei rapporti con il Regno Unito fino alla formale richiesta di uscita dall’Europa. Tusk ha dichiarato di avere richiesto ai partner europei l’avvio di un’ampia riflessione sul futuro dell’Unione. Per il 27 giugno è convocato un meeting informale a margine del consiglio europeo. “E’ uno dei momenti più difficili dell’Unione Europea, ma ciò che non ti uccide ti rende più forte”, ha concluso.
Dopo il voto sulla Brexit S&P conferma che la Gran Bretagna perderà la tripla A
Standard & Poor’s (S&P) ha confermato che alla luce della vittoria dei sostenitori della Brexit al referendum di giovedì, la Gran Bretagna verosimilmente perderà il suo rating in tripla A. Moritz Kraemer, chief ratings officer di S&P, ha spiegato al Financial Times di attendersi che i rischi politici, finanziari ed economici legati all’esito del voto porteranno a un downgrade di Londa nel breve periodo. “Pensiamo che il rating AAA sia insostenibile, date le circostanze”, ha concluso Kraemer. L’agenzia di rating aveva confermato a inizio maggio la tripla A della Gran Bretagna mantenendone però anche l’outlook negativo in relazione proprio al referendum
Brexit: sterlina crolla ai minimi dal 1985, oro in rally (+8%)
Dopo che già nel corso della notte era apparso chiaro che al referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nella Ue la vittoria sarebbe andata ai sostenitori della Brexit (con il 52% dei voti), la sterlina è arrivata a perdere oltre il 10% scendendo per la prima volta dal 1985 sotto 1,35 dollari di valore. Il lingotto con consegna immediata è arrivato ad apprezzarsi di oltre l’8% a 1.385,54 dollari, ai massimi dal marzo 2014.
BoJ a fianco della altre banche centrali per riportare la calma sui mercati
Il governatore della BoJ, Kuroda, ha cercato di rassicurare i mercati affermando che la BoJ lavorerà assieme alle altre banche centrali per cercare di tranquillizzare i mercati dopo la vittoria del Brexit.
Giappone: indice prezzi servizi alle imprese (Cspi) cresce dello 0,2% in maggio
Secondo quanto comunicato dalla Bank of Japan, in maggio il Corporate Services Price Index (Cspi, l’indice dei prezzi dei servizi alle imprese) segna un progresso annualizzato dello 0,2% contro lo 0,3% di incremento registrato in aprile (rivisto al rialzo dallo 0,2%) e lo 0,1% di crescita atteso dagli economisti. Su base mensile il dato segna una lettura piatta dopo il declino dello 0,1% del mese precedente.

ADVFN III

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