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mercoledì 29 giugno 2016

Preparatevi: tra poco il vero problema sarà il dollaro


Brexit come evento storico. Questa la view degli analisti, dei mercati e, forse, anche della storia. La reazione dei mercati ha visto solo il lato peggiore della cosa.

Il vero problema è il dollaro

Infatti secondo quanto elaborato da Brian J.
Smith, Senior Vice President U.S. Fixed Income di TCW si tratterebbe di un catastrofismo falsato. Per più di un motivo. Prima di tutto perchè il vero ago della bilancia dei mercati non sarà la Gran Bretagna, bensì il dollaro e il pericolo  di un suo rafforzamento: in virtù di questo sarà bene tenere d’occhio anche la reazione dello yuan cinese, termometro dell’avversione al rischio ma anche simbolo di un’economia che ha un peso determinante sugli equilibri internazionali e che, per giunta, ha bisogno ancora di diversi stimoli monetari per riuscire a stabilizzarsi pienamente.

Il problema di fondo nella view di Smith parte dal pericolo di un apprezzamento del biglietto verde che porterà con sè una svalutazione della moneta cinese come strategia protezionistica verso il proprio export. Da qui il possibile ripetersi di una tempesta come quella dell’agosto dell’anno scorso e i timori di spinte deflazionistiche mondiali provenienti proprio da Pechino.
   

Il Diavolo non è così brutto

La Brexit, alla fine, non è il dramma che ci si era immaginati. Questo perchè Londra non è mai stata una protagonista attiva della vita dell’Unione, anzi, pur facendone parte ha sempre adottato un approccio critico, tenendosi sempre ai margini.

Inoltre non bisogna dimenticarsi che la sterlina in calo potrebbe stabilizzare l’economia favorendo l’export. 
Inoltre bisogna considerare la tempistica. E anche qui è questione di interpretazione: i due anni che servono per completare l’iter, avranno senza dubbio il difetto di essere portatori di incertezze sui mercati ma allo stesso tempo permetteranno agli operatori di riuscire ad organizzarsi e riallocare i capitali, oltre che mettere a punto le proprie strategie per riuscire ad adeguarsi alle nuove decisioni e alle nuove regole che man mano verranno adottate.

Inoltre, precisa ancora l’esperto, nulla vieta che proprio la spinta dell’uscita della Gran Bretagna possa essere il trampolino per la presa di coscienza di una realtà da tempo nota a tutti, quella delle riforme, ormai sempre più necessarie e il cui andamento finora è stato lento.
Troppo. Da qui le diseguaglianze e gli attriti sociali che hanno favorito il diffondersi di tendenze populiste a loro volta alla base del vero fattore di incertezza e su cui la banca centrale, o per meglio dire le varie banche centrali con le loro politiche monetarie, uniche armi finora utilizzabili, non possono fare nulla.

Anche loro hanno dei limiti.


Fonte: News Trend Online

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