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venerdì 10 giugno 2016

Piazza Affari -3,45%: un disastro, crolla tutto


Cosa è successo in quest’ultima seduta di settimana? Cosa ha scatenato le paure non tanto recondite degli investitori? 

Il mix micidiale

Che la si chiami tempesta perfetta o cocktail micidiale la sostanza cambia poco: l’Europa e in primis Piazza Affari hanno visto una giornata che è partita male, è continuata peggio ed è finita in maniera disastrosa. Mentre si avvia al finale di Partita, Piazza Affari segna un saldo di -3,36& poco dopo le 16.30, ovvero più o meno quando il resto d'Europa vede Londra a -1,75%, il Dax a -2,2% e Parigi a -2%.

   
All’apertura le piazze avevano, in realtà già dato segni di nervosismo con quel -0,5% che per il Ftse Mib è diventato ormai canonico di prima mattina. Durante tutta la mattinata ha continuato ad ondeggiare su orizzonti sempre negativi fino a crollare, intorno alle 14 a -2,77%.

I bancari

Vittime predestinate sono i bancari che vedono nella colonna pericolante di Unicredit (ai minimi da 4 anni, con una capitalizzazione dimezzata dall’inizio dell’anno e allo stato attuale senza ancora un successore per la carica di amministratore delegato) un facile ricettacolo di tutte le paure (tante) che regnano sul settore da mesi ma anche di tutte le deficienze che logorano le basi del credito italiano ed europeo da anni.

Il primo esempio arriva proprio da quanto reso pubblico da Banca d’Italia che ha annunciato l’ennesimo aumento delle sofferenze bancarie ad aprile. Raffica di sospensione tra i titoli del credito con Banco Popolare che intorno alle 15 vedeva un -4%, così come anche banca Carige (-3,98%) Banca Mediolanum a -3%, Mps a -5% stesso valore registrato anche da BPER, Unicredit a -4,7%, Ubi Banca a -5% mentre tra i cali più vistosi risulta quello di Banca Popolare di Milano a -6,16%.

Il caso Unicredit

Tutto nasce come detto da Unicredit e dal pericolo di una ricapitalizzzione diluitiva che intaccherebbe anche l’apporto dato dall’istituto al fondo Atlante, al momento l’unico strumento che il settore ha per combattere, o per meglio dire gestire, le sofferenze bancarie e le fragilità degli istituti minori. 
In tutto questo arriva anche il report di Barclays che avvisa di un fabbisogno di capitalizzazione di circa 6 miliardi, troppo considerando il crollo delle azioni e il fatto che questi sei miliardi equivalgono a un terzo della sua capitalizzazione di mercato.

Il fattore Brexit

In realtà il motivo scatenante sarebbe ancora la paura dell’uscita di Londra dall’Unione anche se ormai si tratta di un fattore che  mercati avrebbero dovuto già scontare.

L’allarme però è stato amplificato da alcune dichiarazioni del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble secondo cui per Londra, una volta uscita dal club dell’Unione sarà difficile avere concessioni agevolate come quelle di Norvegia e Svizzera ovvero di paesi che pur estranei all’Ue hanno accesso ad alcuni vantaggi come quello della libera circolazione delle parsone e dei beni.
Il problema, inoltre, si potrebbe allargare anche ad altre nazioni che, culturalmente ed economicamente, sono più legate alla Gran Bretagna che all’Unione in sè. Ma la Brexit in un certo senso potrebbe definirsi come già avvenuta; analizzando infatti la situazione sul campo i due schieramenti sono praticamente alla pari su questo Schaeuble non ha dubbi: nel caso in cui la maggioranza dei contrari alla separazione fosse risicata, si avrebbe comunque la conferma di una volontà contraria a quella dello spirito fondante dell’Unione stessa. 
Da registrare altre dichiarazioni che hanno contribuito a innervosire i mercati, questa volta da parte del presidente della Bundesbank Jens Weidmann che ha accusato i tassi bassi della Bce, rei di alimentare la volatilità già enorme.

Intanto i titoli di stato, complice anche la fuga verso i beni rifugio, arrivano a testare i minimi storici con il Bund tedesco alla soglia dello 0%, per la precisione lo 0,017%.


Fonte: News Trend Online

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