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lunedì 13 giugno 2016

Ormai quasi solo in valuta. Sei consigli per gestirli al meglio

I rendimenti fra le obbligazioni si trovano nella fase attuale quasi esclusivamente puntando su quelle in valute diverse dall’euro. Gli investitori italiani da tanto tempo hanno inserito nei loro portafogli bond di tale tipo e lo dimostra il fatto che emittenti importanti, quali i sovranazionali Bei e World Bank, quotino molte specifiche emissioni su Mot e Tlx.
E la diversificazione continua a crescere, sia per le divise dei Paesi occidentali sia per quelle degli emergenti. Attenzione però a come si comprano e si vendono, perché bastano pochi errori per ridurne la redditività. Ecco sei consigli per gestire al meglio i bond di tale tipo.

1°) consiglio: meglio – a certe condizioni – con il conto in valuta

Se le posizioni su una certa divisa sono percentualmente significative (per esempio oltre un 3-5% del portafoglio) operare con un conto nella relativa valuta è imprescindibile.

Consente infatti di gestire al meglio i cambi, non subendo gli impatti dell’inevitabile volatilità. Nel caso, per esempio, si siano acquistati bond in dollari Usa a un certo “cross”, tutti gli incassi delle relative cedole avvengono a conversione bloccata, in presenza sia di un rafforzamento sia di un indebolimento della valuta.
La trasformazione in euro sarà quindi decisa dal singolo investitore quando le condizioni del cambio si riveleranno più favorevoli, incrementando così la redditività di medio e lungo termine. Un altro vantaggio consiste nell’evitare il problema del cambio a cui avvengono acquisto o vendita, aspetto di cui si parla al punto successivo.

Purtroppo molte banche limitano la scelta di questi conti specifici, ma il disporne almeno di uno in dollari Usa è fondamentale.

2°) consiglio: attenzione alla data del cambio praticato 

Nel caso si operi da un conto in euro spesso chi compra o vende bond non verifica se il valore del cambio – per esempio in lire turche – è corretto.
In effetti non esiste un metodo unificato di adempimento dell’operazione. Alcune banche applicano il cambio del giorno successivo la transazione e altre quello del giorno stesso. Occorre quindi verificare sempre la procedura del proprio intermediario leggendo i fogli informativi, di solito disponibili sui vari siti, e agire di conseguenza.

E’ evidente che in fasi di forte variabilità dei cambi – come accade in questo periodo – la validità o meno dell’operazione è maggiore o minore secondo la prassi della banca utilizzata. La frase solitamente più diffusa sui documenti informativi recita: “Il tasso di cambio applicato per le operazioni di compravendita è quello di riferimento Bce, rilevato il giorno successivo la data di esecuzione dell’ordine, mentre il cambio applicato alle altre operazioni (ad esempio l’accredito di cedole o dividendi e il rimborso di titoli in valuta diversa dall’euro) è quello del giorno di regolamento”.

E’ chiaro come occorra verificare sempre l’ottemperanza di quanto annunciato. 

3°) consiglio: lo “spread” applicato deve essere chiaro

Qui c’è la vera trappola, quella che sta sempre più diffondendosi per ritrovare margini persi su altri fronti da parte degli intermediari.
Il cambio è il Bce più uno spread, differente in base alla banca. Spesso però quest’ultimo non è indicato e vengono forniti solo i valori del cambio applicato e di quello di riferimento. Il margine tende talvolta ad ampliarsi perché alcuni intermediari non utilizzano il dato di fine giornata ma quello dell’orario di reale esecuzione, più difficile da verificare. 

4°) consiglio: esaminare sempre le commissioni pagate

Oltre allo “spread” sul cambio ci possono essere delle commissioni aggiuntive riferite all’acquisto di obbligazioni in valute diverse dall’euro.

Anche da questo punto di vista occorre verificare quanto stabilito dai fogli informativi, facendo attenzione al fatto che alcuni conti correnti possono prevedere condizioni più penalizzanti rispetto ad altri, nell’ambito della stessa banca. Se si vuole operare quindi con bond non in euro è meglio accertarsi di quanto verrà fatto pagare.

5°) consiglio: la triangolazione fa male

In alcuni casi, riferiti a valute specifiche (per esempio il real brasiliano), gli emittenti prevedono il pagamento di interessi e capitale in valuta diversa da quella di denominazione – appunto il real - e dall’euro.

Quasi sempre si tratta del dollaro Usa. Ne consegue che acquistando in euro di fatto si compra in dollari per poi passare alla valuta specifica. C’è una triangolazione, che anche in questo caso è meglio affrontare con un conto in valuta, nel caso specifico appunto il dollaro. Così si eviterà l’impatto della relazione euro-dollaro, investendo soltanto su quella real-dollaro. 

6°) consiglio: mettere ordini di giorno in giorno

La scelta diffusa di operare con ordini cosiddetti “validi fino a data” per colpire un certo prezzo è molto diffusa in campo azionario.

E’ più rischiosa in quello obbligazionario, proprio per il fattore cambio valutario. Può andare bene ma anche male. Meglio preferire quindi un “day order”, perché dà maggiori possibilità di determinare l’andamento della divisa. Inoltre la relazione fra prezzo del bond e movimento della valuta non è di facile identificazione, anche perché incidono altri fattori quali “duration” e vita residua.
Un po’ di esercizio aiuta a capire certi trend e proprio per questo è consigliabile specializzarsi in poche obbligazioni di alcune precise divise, da seguire come si fa con le azioni, senza troppi voli pindarici. 
Fonte: News Trend Online

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