-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

giovedì 2 giugno 2016

Nuove delusioni dal Giappone


Tokyo deve aver nasato che, almeno oggi, non sarebbe arrivato alcun annuncio di un pacchetto fiscale supplementare, alla conferenza stampa di Abe. Solo cosi si spiega interamente il discreto selloff  che ha salutato la notizia del rinvio, di ben 2 anni e mezzo, del rialzo dell’ IVA, fino a ottobre 2019.
Il Premier giapponese ha dichiarato che il governo prenderà in considerazione misure rilevanti e complete, ma non ha fornito indicazioni delle risorse da destinarvi. Si tratta di concetti già espressi in passato, e l’assenza di novità ha deluso, accentuando quello che poteva essere considerato un  “sell the news” in un contesto di sentiment globale in ritirata.
Con ogni probabilità, si tratta solo di un rinvio, per cui la reazione è forse esagerata.

In ogni caso ora la palla passa alla BoJ, anche se è possibile che prima di erogare altro stimolo monetario Kuroda aspetti le elezioni della Camera Alta, il 10 luglio, saltando il meeting del 16 giugno. Peraltro, se volesse sorprendere almeno un po’….
I PMI ufficiali cinesi di maggio hanno riservato poche emozioni.
Quello manifatturiero è uscito in linea col dato di aprile (50.1) marginalmente sopra attese. Quello dei servizi è calato, ma resta  ad un livello confortevole (53.1 da 53.5). Non è che ci sia granchè da rallegrarsi, in particolare alla luce dell’ammontare di stimolo monetario erogato per ottenere un rimbalzo cosi modesto come quello degli ultimi mesi.

Sembra evidente che le autorità si sono accontentate di riportare la crescita in linea col target ufficiale. Detto ciò, se non altro non vi sono segnali di rinnovato rallentamento. E il circolare sui media locali di indiscrezioni di una politica fiscale più proattiva, per compensare l’assestamento dello stimolo monetario, ha offerto un supporto ai mercati.
I PMI manifatturieri sono scesi in Australia e Taiwan, mentre hanno mostrato un tono migliore in India, e in Sud Corea, dove però ci ha pensato la bilancia commerciale, con export assai debole, a deludere.
In generale,  a parte Tokyo le borse dell’area hanno mostrato variazioni marginali.
Come spesso succede, l’aria si è incupita con l’apertura europea.
Il PMI manifatturiero europeo si è confermato sul livello flash di 51.5.

Come si intuiva dal confronto col dato generale dei dati di Francia e Germania, la periferia europea ha rallentato. L’Italia è passata da 53.9 a 52.4 vs attese per 53, e la Spagna a 51.8 da prec 53.5 e vs attese per 51.8. Brutto il rallentamento dei new orders, ai minimi da oltre un anno come tasso di crescita.
Meno male che a breve partono le nuove misure ECB, in particolare la nuova TLTRO (24 giugno i risultati) che, se efficace, dovrebbe aiutare in particolare la periferia europea e le rispettive banche, altro punto dolente della price action odierna.
Venendo brevemente al meeting di domani, non ci sono attese di nuove misure, essendo il focus interamente sulla partenza del programma di acquisti di credito, di cui verranno probabilmente dati i dettagli.

Peraltro, verranno pubblicate le nuove proiezioni dello staff, che dovrebbero, per una volta, vedere un aumento delle stime di inflazione, essendo il petrolio salito assai più di quanto proiettato  dalla stessa Banca Centrale a marzo. A Draghi l’ingrato compito di evitare che la soddisfazione per questo benvenuto sviluppo si traduca in un segnale di rilassamento del governing Council nei confronti del rischio deflazione, che il mercato leggerebbe come un inasprimento della politica monetaria.
Nel pomeriggio, trepidazione per l’uscita dell’ISM manufacturing US di maggio.

La survey  era attesa dal consenso ufficiale in calo da 50.7 a 50.3, ma in pochi si sarebbero stupiti se fosse terminata nuovamente sotto la soglia di contrazione, visto l’aria che tirava sulle survey regionali e su altri dati.
Niente di più sbagliato.
A 51.3, in salita di 0.6, il dato ha sorpreso significativamente in positivo.
Gli scettici notano, non senza qualche ragione, che l’ intero incremento è dovuto a categorie come vendor deliveries (consegne dei fornitori) e Customer inventories, mentre il resto dei componenti è stabile o in calo (vedi production). Ma è anche vero che a pesare sul dato generale sono sottoindici come scorte e occupazione, che normalmente seguono il ciclo, mentre i new orders restano su livelli robusti (55.7).
In generale, un report in contrasto con la mestizia dei dati che lo hanno preceduto, e un punto a favore della FED e del suo desiderio di normalizzazione.

Giusto?
Sbagliato.
O quanto meno non, sembra che il mercato lo collochi in questa luce. Il dollaro, oggi debole, non ha mostrato alcuna reazione, e chiude la seduta europea sui minimi, in particolare contro €. I bonds mostrano una reazione modesta e solo le scadenze più brevi mostrano un paio di basis points di incremento dei rendimenti.
Wall Street non ha ancora deciso che direzione prendere, il che non sembra aiutare l’Europa, al secondo giorno di correzione. E le probabilità di incremento dei tassi ai prossimi 2 FOMC, misurate da Bloomberg, sono pressochè immobili sui livelli di ieri.
Un esito onestamente sorprendente, che fa nascere il sospetto che dopo il rally di maggio (Dollar Index +3%), per il biglietto verde sia nelle carte una marginale correzione, e che il selloff dei bonds si farà attendere ancora un po’.
Certo, nei prossimi giorni ci attendono altri appuntamenti importanti (ECB, ISM Non Manufacturing, Labour market report, e la Yellen lunedi), in grado di impattare pesantemente.

Ma la reazione odierna sembra indicare che gli asset diretti interessati sono più vulnerabili a delusioni che a sorprese positive.
Uno sguardo al quadro tecnico del bund permette di approfondire il concetto.
Il contratto ha testato ripetutamente l’area 164-164.30 mostrando reazioni di entità decrescente.
Il progetto di testa e spalle illustrato tempo fa non si è concretizzato e il contratto è tornato sulla resistenza per la quarta volta. Le bollinger bands, misura della volatilità realizzata, si sono parecchio strette in seguito al recente consolidamento e mostrano uno spread (0.65%) che normalmente prelude a movimenti bruschi.

L’appiattimento sotto la resistenza sembra suggerire che questa darà strada, per un rapido raggiungimento di 166.00 se non oltre. Lo scenario viene negato con un ritorno del contratto sotto 163.00.
Poichè lo scenario tecnico ipotizzato implica rendimenti negativi per il bund decennale, occorre prudenza.
Ma questo al momento è un quadro chiaramente rialzista, anche se non confermato da una chiusura sopra 164.5.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento