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lunedì 13 giugno 2016

Non solo Brexit: ecco cosa temono i mercati

Giornata a dir poco negativa sui mercati. Dopo una mattinata d'inferno, il pomeriggio sulle borse non sembra essere da meno e porta Piazza Affari a un passivo di 2,3%.
Non solo Brexit
Il primo spettro che si è presentato agli analisti, come spiegazione immediata, è, come detto più volte, l'avvicinarsi del temuto (ma non sempre temibile) referendum che dovrà sancire l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione. Ma al di là di questo, che alla fine dei conti risulta essere la punta dell'iceberg, c'è anche altro. In una sola parola si potrebbe dire "incertezza" ma anche in questo caso si parla di un mosaico di fattori che trovano però tutti una radice comune nella debolezza della crescita globale, debolezza in un certo senso ratificata dalle parole che si possono leggere nell'anticipazione del bollettino mensile della Bce (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) e secondo le quali la debolezza del petrolio, in passato motivata da un aumento degli approvvigionamenti, adesso sarebbe invece frutto dell'indebolimento della domanda globale. Una sfumatura determinante dal momento che nel primo caso il Pil avrebbe ricevuto una spinta notevole, nel secondo, invece, ovvero nello scenario caratterizzato da un languore della domanda, la crescita globale sarebbe la prima vittima di una instabilita' finanziaria e di bilancio che partirebbe proprio dai paesi in crisi per il crollo del petrolio. Non solo, ma l'aumento della domanda da parte dei paesi importatori, è stato inferiore al previsto.
Le (Taiwan OTC: 8490.TWO - notizie) prospettive sul Petrolio
Attualmente il petrolio registra un calo che ha fatto scendere sia il Brent sia il WTI al di sotto della soglia dei 50 dollari al barile, rispettivamente a 49,71 e 48,9 dollari, soglia conquistata faticosamente dopo una serie di fattori favorevoli al rialzo, non ultimi il ritorno dei sabotaggi in Nigeria e i disastrosi incendi che hanno devastato la provincia dell'Alberta, in Canada, limitando la produzione di petrolio di circa un terzo. Gli analisti inoltre si dimostrano relativamente scettici sull'andamento futuro visto che, stando alle previsioni di Matt Smith, di ClipperData, c'è un fattore sottovalutato dai mercati che va al di là delle prospettive di rafforzamento del dollaro e della debolezza delle economie asiatiche: il fattore Cina. Nello specifico si tratta del crollo delle importazioni che finora sono state sempre un milione di barili oltre i limiti del consumo standard. Un andamento che ha visto Pechino avviarsi sulla strada di un accumuo compulsivo che potrebbe presto finire. Infatti secondo i calcoli di Smith la Cina dovrebbe registrare 135 milioni di barili finora accumulati su una capienza massima di 155 milioni, saturazione che potrebbe compiersi nel giro di un mese.
Fed&BoJ  
Andando oltre nell'elenco delle incertezze restano ancora all'apice di tutto, le banche centrali con l'appuntamento di mercoledì prossimo sul Fomc, e di giovedì con la Bank of Japan. Nel (Londra:0E4Q.L - notizie) primo caso si avrebbe come protagonista l'annosa questione del rialzo dei tassi Usa, con il continuo tira e molla delle tempistiche, le quali vedevano uno step concretizzarsi entro l'autunno mentre, a causa di un report sul setotre lavoro ancora debole, potrebbe essere posticipato ulteriormente. 
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