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mercoledì 29 giugno 2016

Mercati positivi ma per gli analisti il pericolo non è passato


Anche se il mercato inizia a riprendere fiato, non significa che tutto sia passato. Anzi, forse il peggio potrebbe ancora dover arrivare.

La situazione all'apertura dei mercati

Per il momento il vento che soffia sui mercati resta improntato all'ottimismo su tutti i fronti: dopo il primo quarto d'ora di contrattazioni Piazza Affari registra un interessante 1,77% in territorio positivo mentre il resto dell'Europa vede Londra a +1,47%, il Dax di Francoforte all'1% e il Cac 40 di Parigi a 1,13%.
Dall'altro lato, però, non fanno ben sperare le parole sia degli analisti che del governatore della banca centrale europea, Mario Draghi, il quale proprio ieri ha parlato di un concreto pericolo di un ritorno alla svalutazione competitiva a livello globale.
Il numero uno della Bce, ieri, al vertice Ue ha espresso i suoi timori per le reazioni di alcune nazioni le quali sarebbero tentate di cambiare il proprio tasso, percepito come ormai squilibrato alla luce di quanto sta accadendo sui mercati: una mossa che, all'interno di una più vasta cornice di nervosismo, potrebbe dare il via a turbolenze.

La scelta della Gran Bretagna di andare fuori dall'Europa avrebbe un impatto sul Pil dell'Eurozona fino allo 0,5% con un inevitabile rallentamento della crescita per il prossimo triennio, considerando i tempi tecnici delle rinegoziazioni. A pagarne le conseguenze anche Londra con le fluttuazioni sulla sterlina.
Per questo motivo la Bce ha iniziato una serie di consultazioni con le altre banche centrali per dare il via a un “allineamento globale delle politiche monetarie” come già detto in Portogallo.

Le previsioni degli esperti 

Non possono essere ottimisti nemmeno gli esperti invece temono un allargamento degli spread periferici: secondo le proiezioni di Ubs in Italia ci si potrebbe aspettare nel breve termine un divario con la Germania di 185 punti base che arriverebbe a 195 per quello tra Madrid e Berlino.

Sullo stesso tono le previsioni di Unicredit con il rapporto Btp/Bund tra i 190 e i 200 punti base nel giro di poche settimane. Inutile dire che anche la crescita della nazione dovrà subire delle riadute nonostante l'Italia sia meno esposta. Numeri alla mano da Unicredit parlano di un calo del Pil italiano nel 2017 da +1,2% a 0,2-0,7%.
Per Crédit Suisse si parla addirittura di recessione per la Gran Bretagna già entro la fine dell'anno anche se l'impatto generale della Brexit non dovrebbe essere un rischio sistemico come il crac Lehman o la crisi greca.

Quello su cui invece si deve riflettere, continuano da Credit Suisse, è il significato: uno stop alla globalizzazione che è a sua volta indicazione di un trend sempre più diffuso e pericoloso anche sul fronte economico non solo a livello europeo ama anche globale. Per quanto riguarda la Fed a questo punto un rialzo dei tassi sembra sempre più lontano e, secondo alcuni, addirittura rinviato al prossimo anno.


Fonte: News Trend Online

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