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lunedì 6 giugno 2016

Mercati finanziari e portafoglio ETF - settimana 6 giugno

Nervi tesi sugli indici europei all’approssimarsi del referendum inglese. Nervi così tesi che chiudono la settimana con un deciso ribasso su un dato negativo sull’occupazione USA (i non farm payroll), mentre gli stessi indici americani assorbono il colpo nella più totale compostezza.

Si chiude quindi la settimana con l’Europa negativa, gli Usa stabili e generali progressi per i principali indici asiatici, con la solita eccezione del Giappone.

Rimane una fase di mercato con molti punti interrogativi, dove è complicato fare pianificazioni un po’ più a lungo termine. Credo sia sempre ragionevole l’ipotesi che i mercati (soprattutto quelli europei, naturalmente più coinvolti) chiederanno un più elevato premio al rischio nelle prossime 3 settimane che ci separano dalla data del 23 giugno. Quindi cautela, aumenta la probabilità che da qui a 20 giorni si possa avere qualche ulteriore fase di ribasso.



USA: il dato sui nuovi posti di lavoro è sempre positivo ma molto sotto le attese. Comunque sufficiente per far scendere il tasso di disoccupazione americana a nuovi minimi pluriennali (4,7%, ormai sui livelli del 2008, prima della crisi). Siamo comunque su livelli considerati di piena occupazione in economie di mercato, sarà già un grande successo il solo mantenere questi livelli nel tempo.


Una settimana di consolidamento per gli indici Usa, dopo la buona candela rialzista precedente. I mercati riassorbono il chiusura la fase di ribasso sull’uscita dei dati, chiudendo praticamente invariati. Qui sempre da tenere a mente la speculazione sull’aumento dei tassi, con un dato che chiude con ogni probabilità lo spiraglio di un aumento a Giugno (a Luglio si vedrà, anche in questo caso verosimile che si terrà conto degli esiti del referendum inglese). Nulla cambia sui grafici, con S&P 500 sempre a un passo dei massimi e supporti in area 2030



Europa: penalizzati gli indici europei, anche a causa del forte rialzo dell’Euro (e del calo delle banche, soprattutto per Italia e Spagna). Il Dax per il momento sotto controllo, ritraccia in settimana metà della candela precedente. Prezzi ora a metà strada dei livelli chiave, ma sembra rafforzarsi nel breve l’area di resistenza 10.500/10700



Comparto bancario di nuovo tra i settori più deboli in settimana. Alcuni importanti istituti raggiungono nuovi minimi annuali.  Sotto il grafico dell’ETF che replica il settore europeo:



Italia: misto il dato sulla disoccupazione italiana, in risalita ad Aprile all’11,7% dall’11,5% di marzo. Ma nel contempo aumenta il numero totale di occupati, grazie ad una riduzione degli inattivi (cioè le persone che hanno smesso di cercare lavoro). Appare forse esagerato l’entusiasmo del governo, diciamo un dato che non cambia di molto la situazione, che rimane in tiepido miglioramento. Sull’indice principale si continua a soffrire, e prezzi in chiusura su un supporto molto rilevante, i soliti 17.500. Magari sbagliando, ma per un po’ non mi avventurerei a cercare rimbalzi (vedi qui l’analisi sulle candele mensili). La figura triangolare che si è andata formando appare sempre più di continuazione al ribasso.

 


Asia: si risveglia all’improvviso l’indice di Shangai, che mette a seno un +4,2%, miglior performance tra gli indici principali. Nessuna rilevante novità dai dati macro (ultime letture PMI sostanzialmente stabili), ma hanno pesato le voci di un possibile inserimento delle A shares di Shangai nel paniere MSCI emergenti (che “costringerebbe” i gestori ad acquistare per allineare il portafoglio). Si decide a breve, per Goldman Sachs la probabilità è del 70%. Graficamente prezzi su una prima resistenza, area 3150 rimane quella principale che mantiene attivo il trend ribassista.



Indice giapponese che continua a mostrare scarsa forza, nonostante l’annuncio del rinvio dell’aumento dell’Iva al 2019. Una fase sostanzialmente laterale, rimane un investimento poco attraente.



Latin America: ad Aprile ancora in aumento esponenziale la disoccupazione, che è quasi raddoppiata in poco più di un anno (dal 6,8% all’11,2%)




In un contesto che non deve essere facile, riprende a salire l’indice Brasiliano, seppure da un livello che non sembra essere un supporto rilevante. Prima di eventualmente valutare un investimento penso sia bene attendere una rottura al rialzo dei massimi settimanali. 



Metalli: dopo 3 settimane di debolezza riprende a salire l’Oro, che fa quasi tutto il movimento settimanale nell’ora successiva alla pubblicazione del dato Usa. Quota 1200 si conferma una soglia di supporto, la reazione appare credibile, spazio nel breve almeno fino a 1280. Sempre raccomandabile l’utilizzo di strumenti hedged per l’oro, come l’ETF XAD1, che monitoriamo quotidianamente (video)



Agricoli: oltre allo Zucchero c’è un'altra materia prima che sta impressionando al rialzo, la Soia. I prezzi beneficiano della fortissima richiesta cinese, prevalentemente per alimentazione animale. Difficile dare livelli credibili con queste rapide fluttuazioni, ma generalmente partenze così brusche non si esauriscono al primo movimento (vedi 2012). I prezzi rompono al rialzo la trendline ribassista dai massimi storici, per poi chiudere dentro. Possibile ora una fase di stabilizzazione: se non prosegue senza sosta al rialzo supporti grafici tra 1000 e 1050. 



Petrolio: come da attese il meeting dell’Opec non produce accordi rilevanti, ed i prezzi del greggio rimangono poco mossi in zona 50 usd. Prezzi a contatto con la media mobile lenta (ancora orientata al ribasso), ma senza evidenti segnali di possibile ritracciamento. Chissà che questo non sia un livello di prezzo che al momento accontenta un po’ tutti, produttori efficienti (che a questi livelli tornano profittevoli) e paesi importatori. In caso di ritracciamenti, primi supporti rilevanti in area 43.80



Euro-Usd: anche in questo caso il dato sull’occupazione Usa è il principale market mover della settimana. Forte ribasso del dollaro contro le principali valute, che alimenta le aspettative di una fase risk-off sui mercati azionari. Guardando alla coppia nello specifico, rialzo dell’euro che è partito con estrema precisione dalla trend line rialzista individuata. Ancora verso 1.16-1,17? Possibile, almeno finché tiene 1,1180, di nuovo supporto



Riccardo Zarfati
Autore: Riccardo Zarfati

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