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giovedì 30 giugno 2016

Le aziende fuggono da Londra. E le banche ci rimettono


Se Atene piange, Sparta non ride recita un vecchio adagio italiano. Bisognerebbe forse cambiarne un po’ il senso, e iniziare a dire che se la prima versa molte lacrime, la seconda può sbellicarsi dalle risate.
Torniamo, dopo questo esempio, ai giorni nostri. A contrapporsi sono due città che con dal Mediterraneo e dalla filosofia greca sono lontane.
Almeno geograficamente. Parliamo di Dublino e Londra: la prima sembra volersi mettere in gioco per attrarre le aziende che potrebbero sfuggire dalla City.
Nella capitale dell’Irlanda sembra che possano esserci tutte le opportunità per attirare imprenditori più o meno esperti.

La Brexit – secondo alcuni operatori del settore - porterà opportunità.
Oltre a Dublino, comunque, a fare concorrenza a Londra ci sono Berlino, sede di aziende di successo come Rocket Internet e SoundCloud, Amsterdam, dove è nata l’azienda di pagamenti Adyen, e Stoccolma, con i suoi Spotify e Mojang, la casa produttrice di videogiochi famosa per aver creato Minecraft.
Comunque, oltre alle startup, a pagare dazio dall’uscita del Regno Unito dall’Europa, sono le banche.

Lunedì mattina i titoli di Royal Bank of Scotland e Barclays sono stati temporaneamente sospesi. Martedì, il mercato si è mostrato più stabile con i titoli finanziari tra i principali beneficiari, enfatizzando il fatto che la volatilità è una costante. Ma se facciamo un passo indietro rispetto a questo ‘rumore’ di breve periodo, quali sono le considerazioni che possiamo iniziare a trarre sull’effetto che la Brexit avrà sul settore bancario britannico?
Ed Booth, Global Banks Analyst del  team azionario di M&G Investments spiega che era già stato messo in evidenza il problema relativo alle entrate che anno dopo anno ha portato a revisioni al ribasso dei profitti delle banche inglesi ed europee.

La Brexit peggiora la questione: in Gran Bretagna, la moderata crescita dei prestiti non si è rivelata sufficiente a soddisfare le stime degli analisti ed è probabile che ora questa crescita andrà a svanire, con un rallentamento degli investimenti da parte delle imprese, insieme ad un irrigidimento dei criteri di sottoscrizione, ad esempio nella concessione dei mutui.
Le potenziali modifiche ai costi di finanziamento e sui tassi di interesse potrebbero aggravare ulteriormente tale pressione. Storicamente, i costi si sono mantenuti stabili, per cui l’impatto di una leva operativa di entrate più basse è significativo per gli utili per azione, ancora prima di ulteriori questioni sulle implicazioni della Brexit.
Ed Booth spiega che
in Europa, il problema dei ricavi per le banche è simile, con i tassi di interesse che sono molto più importanti data la scarsa crescita dei prestiti: meno dell’1% lo scorso anno.

C’è un tale divario tra i tassi di interesse attuali e la media dei tassi sui libri contabili delle banche che l’unico modo per evitare che il trend negativo delle entrate bancarie in diminuzione non impatti sull’anno finanziario 2017 o 2018, sarebbe una grande sorpresa in termini di ripresa economica.
Oggi, una sorpresa di questo tipo è una possibilità decisamente remota.
In questi primi giorni, la questione si sta rapidamente concentrando sull’eventualità o meno di una recessione della Gran Bretagna generata dal rallentamento degli investimenti da parte delle imprese e sull’entità di tale recessione – conclude Ed Booth -.

Non solo in termini di prospettive per i tassi di interesse e per la questione delle entrate, bensì in termini di crediti svalutati. Le banche inglesi portano con sé un’alta leva operativa anche per un contesto di lieve recessione, soprattutto se ciò portasse ad un reale aumento della disoccupazione.
I mercati non sanno come potrebbe essere una recessione causata dalla diminuzione degli investimenti da parte delle imprese; le circostanze sono insolite e pertanto le previsioni sulla disoccupazione sono piuttosto incerte.
Autore: Forexlibero.com Fonte: News Trend Online

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