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giovedì 16 giugno 2016

L'azionario europeo sembra temere più di quello britannico il Brexit


Dall'inizio del 2016 alla chiusura di ieri il principale indice azionario di Londra, il Ftse 100, ha perso, tra alti e bassi, il 4,5% circa, mentre l'Eurostoxx 50, che considera i primi 50 titoli azionari dell'Eurozona ha perso il 13,38 per cento. Da mercoledì scorso il Ftse 100 ha perso il 5,3% contro il 6,2% circa dell'EuroStoxx 50.
Certo il Guardian due giorni fa sottolineava che il Footsie (come chiamano affettuosamente il Ftse 100 britannico oltre la Manica) aveva toccato i minimi dallo scorso febbraio e perso decine di miliardi di sterline, circa 30 miliardi di sterline bruciati in un giorno solo con la paura generata dalla crescita nei sondaggi del partito del Brexit.

Negli altri listini azionari europei però le cose non sono andate meglio, anzi.
Se dunque sulla carta l'impatto economico di un Brexit dovrebbe essere assai più pesante su Londra che su Bruxelles, appare chiaro che il timore di una successiva uscita dall'Unione Europea di altri Paesi sembra ingenerare una certa paura nei mercati dell'Eurozona.
Lo dimostra il balzo del Bund che ha portato in negativo i rendimenti del debito decennale tedesco, lo conferma la crescita dei rendimenti (e degli spread) dei bond sovrani di Italia e Spagna.
Qualche giorno fa il Financial Times ha riportato il ragionamento della maggiore banca tedesca, Deutsche Bank, che paradossalmente suggeriva di vendere azioni europee e comprare azioni britanniche in caso di Brexit.

Perché? Secondo le proiezioni di Deutsche Bank in caso di permanenza della Gran Bretagna in Europa le azioni del Vecchio Continente potrebbero crescere del 5%, mentre in caso di Brexit si preparerebbero per l'azionario europeo cali fino al 10% nella prima fase, con l'azionario britannico capace di sovraperformare l'europeo anche grazie alla debolezza della sterlina.
Qualche giorno fa gli economisti Alberto Alesina e Francesco Gavazzi sul Corriere della Sera evidenziavano giustamente che il maggiore timore collegato al Brexit deriva dal duro colpo all'Europa che non apparirebbe più come un'alleanza irreversibile e potrebbe in seguito perdere pezzi come la Polonia e l'Ungheria.

Sarebbe certamente un'Europa più piccola, insomma, *ma anche un'Europa più coesa *e integrata quindi probabilmente più efficiente dal punto di vista politico ed economico.
Non sono mancate d'altronde nei decenni le divergenze tra Bruxelles e Londra, a partire dalla decisione di non aderire all'Eurozona.
In qualche modo l'area dell'Euro ha dovuto andare avanti con un alleato riottoso in un periodo molto difficile come quello della crisi degli ultimi anni. 
La crisi dei migranti ha complicato il quadro in tutto il Vecchio Continente e anche nel Regno Unito, l'Europa fatica ancora a trovare una narrazione unica, un'identità oltre la propria moneta.

Una politica di ampio respiro non solo economica e non solo monetaria che diventa sempre più urgente.
(GD)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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