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venerdì 17 giugno 2016

L'allarme di Goldman sulla Brexit: sell off sulla sterlina


Manca una settimana al voto e i nervi diventano sempre più tesi anche perchè il fronte dei separatisti sembra essere particolarmente agguerrito.

La tragedia sul voto

Nonostante la tragedia che ha colpito l'Inghilterra con la morte di una rappresentante del fronte anti Brexit colpita a morta da un attentatore dell'estrema destra, tragedia che ha portato alal sospensione della campagna referendaria a una settimana esatta dall'appuntamento del 23 giugno, non se n'è andato, invece, lo spettro di una possibile vittoria dei separatisti.

Come conferma anche il report di Goldman Sachs sullo scenario che potrebbe verificarsi all'indomani della vittoria dei LEAVE.
Un timore che ha coinvolto anche i vertii delle banche centrali, sempre più impegnate nella messa a punto di una strategia che possa arginare la tempesta che potrebbe verificarsi sui mercati il 24 giugno.
La prima delle misure adottate sarebbe un'ulteriore, ennesima iniezione di liquidità anche per frenare gli scombussolamenti che coinvolgeranno inevitabilemnte anche le parti più deboli dell'Europa periferica, e da qui è facile guardare alle fragilità di paesi come l'Italia.

L'allarme di Goldman 

Ma cosa potrebbe succedere di tanto tremendo? Per intuirlo basterebbe guardare alla borsa di Londra e alla sterlina, ovvero le dirette interessate, la prima ai minimi da 4 mesi, la seconda, vittima di una volatilità implicita del cambio GBP/USD arrivata a lambire il 29% mentre i rendimenti dei decennali Gilft sono scesi anch'essi ai minimi storici sotto l'1,1%.

Su questo scenario arriva l'alert di Goldman Sachs preoccupata per la sterlina, che potrebbe vedere una vera e peropia fuga di investitori, 
un crollo di oltre -11%. Di contro anche la moenta unica, già a suo tempo vittima di un crollo della credibilità internazionale per colpa della Grecia e dei problemi sul debito pubblico non solo ellenico, arriverebbe a una perdita di -4% sul dollaro.

Chi ci andrebbe a guadagnare, ma solo in senso matematico visto che sarebbe un danno oltre che una beffa, è lo yen con un aumento de
 +14%, esattamente ciò che la Bank of Japan e il governo del premier nipponico Shinzo Abe vogliono e a tutti i costi evitare.
Un rialzo, quello della divisa del Sol Levante, dettato dalla sua natura di bene rifugio, la stessa condanna che grava sul franco svizzero a sua volta in aumento prvisto dell'8%.
 I veri protagonisti, però, saranno, come sempre più spesso accade nelle consultazioni elettorali di qualsiasi livello, gli indecisi, arrivati ad essere un sesto degli aventi diritto. 
Fonte: News Trend Online

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