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mercoledì 29 giugno 2016

La prima vittima del Brexit: l'Italia prepara €40 miliardi per salvare le banche

da Zerohedge


Il mercato a malapena ha avuto il tempo di digerire il Brexit della scorsa settimana, che già la nazione europea più inguaiata dal punto di vista finanziario, l'Italia, sta usando il Brexit come pretesto per implementare un piano di salvataggio da €40 miliardi per le sue banche insolventi.

Come ha riferito in precedenza il WSJ, il governo italiano sta prendendo in considerazione un aumento di capitale per il sistema bancario del Paese, dopo che venerdì scorso gli istituti di credito italiani sono stati colpiti da un selloff tagliente dei titoli bancari, innescato dal voto in Gran Bretagna. Ovviamente il Brexit non ha nulla a che fare con tutto ciò: come tutti sanno ormai, le banche italiane sono gravate da €360 miliardi (e in aumento) di sofferenze (circa il 18% dei bilanci totali delle banche italiane), scarsa redditività a causa dei bassi tassi d'interesse, riserve di capitale sottili e costi alti. Sono state proprio queste preoccupazioni che hanno dato i natali ad Atlante, una sorta di "bad bank" che avrebbe dovuto far fronte a tali preoccupazioni. Poi però è diventato dolorosamente ovvio che i suoi fondi da €4.25 miliardi erano del tutto inadeguati per lenire anche la più piccola possibilità di fallimento delle banche italiane.

Secondo Ambrose Evans-Pritchard, il paese è la prima vittima del contagio del Brexit e ciò rappresenta un promemoria che i destini economici della Gran Bretagna e del resto dell'Europa sono saldamente intrecciati. Morgan Stanley ha avvertito in un nuovo documento che il PIL della zona Euro si contrarrebbe quasi quanto il PIL britannico in uno "scenario di stress elevato". "Quando la Gran Bretagna starnutisce, l'Italia si prende il raffreddore. È l'anello più debole della catena europea", ha detto Lorenzo Codogno, ex-direttore generale del Tesoro italiano e ora impiegato presso Advisors Macro LC.

Così, per non lasciare che una crisi vada sprecata, l'Italia ha deciso di utilizzare il referendum britannico come capro espiatorio e fornire quasi dieci volte tanto in nuovo capitale affinché le banche italiano lo usino (e ne abusino) come lo riterranno più opportuno. Inoltre il Telegraph ci informa che una task force di governo sta monitorando gli eventi ora per ora, impegnandosi in tutte le misure necessarie per garantire la stabilità delle banche. "L'Italia farà tutto il necessario per rassicurare la gente", ha detto il premier Matteo Renzi. "Questo è il momento della verità che tutti stavamo aspettando da tempo. Solamente non sapevamo che sarebbe stato il Brexit che avrebbe messo in moto gli eventi", ha detto un importante banchiere italiano.

Secondo il WSJ, il presidente della Commissione Finanze della Camera, Maurizio Bernardo, ha confermato che il governo sta studiando opzioni per sostenere il settore bancario, tra cui un aumento di capitale, e ha detto che verso la fine di questa settimana potrebbe essere approvato un decreto legge "con misure che vanno in questa direzione". Finora non è stata presa alcuna decisione, in quanto il governo sta monitorando la reazione dei mercati dopo la flessione di venerdì.

Ancora non è ben chiaro come tale intervento potrà essere attuato. Inoltre non è chiaro come tale ricapitalizzazione bancaria con fondi pubblici si concilierebbe con le normative vigenti dell'UE e della BCE, le quali vietano i salvataggi statali di banche insolventi, anche se l'Europa ha una lunga storia nel trovare enormi lacune a questo particolare divieto. Ultimo, ma non meno importante, non è chiaro come le parti interessate, azionisti, obbligazionisti e depositanti non assicurati, verrebbero intaccate sotto un tale piano di salvataggio.

I funzionari statali italiani stanno studiando una ricapitalizzazione delle banche diretta dallo stato, finanziata da un prestito obbligazionario speciale. Si vuole anche una moratoria per le regole riguardanti il "bail-in" e per le cosiddette svalutazioni degli obbligazionisti, ma questi passi sono impossibili ai sensi delle leggi comunitarie. Renzi ha sollevato l'argomento con urgenza in un incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande, in un vertice a Berlino lunedì scorso. "C'è bisogno di una sospensione delle regole riguardanti il bail-in e le norme sugli aiuti di stato, altrimenti non vedo come possiamo andare avanti", ha detto Codogno.

La nuova riforma riguardante il bail-in ha portato i nodi al pettine, cogliendo alla sprovvista le autorità dell'UE. Era destinata a proteggere i contribuenti facendo in modo che i creditori subissero gravi perdite se una banca fosse finita nei guai, ma è stata mal progettata e ha portato ad una fuga dalle azioni delle banche. La Banca d'Italia ha chiesto una revisione completa delle norme riguardanti il bail-in.

Il WSJ aggiunge che il governo potrebbe ricorrere ad un'eccezione a questa regola date le condizioni di mercato eccezionali. "Credo che le misure potrebbero comprendere un mix di fondi pubblici e privati", ha dichiarato Bernardo.

Nel frattempo l'Italia ha scelto un grande catalizzatore a cui dare la colpa per la crisi che ha travolto il suo sistema bancario, il quale è risultato nei guai per gran parte dell'ultimo decennio. Le scosse di assestamento del voto britannico hanno continuato a far tremare i mercati finanziari, abbattendo il prezzo delle azioni europee, con i titoli bancari in netto declino.

Lunedì scorso le azioni della Banca Monte dei Paschi di Siena sono diminuite del 12.2%, mentre quelle d'Intesa Sanpaolo sono scese del 12.5%. Il FTSE Mib ha perso il 12.5% venerdì, e i titoli bancari sono stati i più colpiti.

L'ennesimo piano di salvataggio sarebbe una manna per le banche, le quali stanno lottando per ridurre le loro esposizioni ai prestiti in sofferenza. Come riportato in precedenza, gli investitori si sono dimostrati riluttanti a pagare i prezzi a cui le banche chiedevano di vendere i loro prestiti in sofferenza, il che significa che le banche italiane sono bloccate: non possono apporre un mark to market ai loro prestiti in sofferenza senza intaccare severamente la loro base di capitale, e non ci sono acquirenti ai prezzi correnti.

Come ha fatto l'Italia ad arrivare ai sopraccitati €40 miliardi? Proprio come nel caso dei calcoli di Neil Kashkari riguardanti il TARP, dove stimava che le banche statunitensi necessitassero di $700 miliardi o il 5% dei $14,000 miliardi di mutui residenziali e commerciali, l'Italia sta usando una regola empirica simile a quella di Neil Kashkari. I consulenti finanziari hanno calcolato che per portare circa €200 miliardi di prestiti in sofferenza vicino al loro valore reale di mercato, il sistema bancario avrebbe bisogno di una svalutazione collettiva dei crediti in sofferenza di circa €40 miliardi. Alcune stime collocano la svalutazione necessaria a circa €30 miliardi.

Ed ecco da dove escono i €40 miliardi.

Finora le banche si sono rifiutate di compiere un'azione così drastica, poiché credono che il prezzo di mercato dei prestiti in sofferenza dovrebbe essere più alto, in particolare considerando il valore di una parte delle garanzie collaterali in appoggio ai suddetti prestiti in sofferenza. Il problema è che nelle ultime settimane potenziali acquirenti (es. hedge fund) hanno tentennato di fronte a questi prezzi di vendita.

Per ora l'Italia finge di non voler accettare la realtà:

"Le banche italiane hanno la capacità di affrontare questa crisi da sole", ha detto Giovanni Sabatini, direttore generale dell'associazione bancaria italiana, ABI, commentando la possibilità di un sostegno del governo al settore.

Tuttavia, in seguito alla prossima esperienza di pre-morte del settore bancario italiano, la versione ufficiale cambierà rapidamente.

Ad oggi è praticamente impossibile per le banche italiane raccogliere capitali. Sono sotto una pressa, poiché la BCE richiede conformità con rigidi rapporti d'adeguatezza patrimoniale, in alcuni casi esigendo ingenti infusioni di capitale. La crisi bancaria è diventata politicamente esplosiva in Italia, soprattutto alla fine dell'anno scorso quando migliaia di piccoli risparmiatori sono stati spazzati via in quattro banche regionali. Sono stati classificati come obbligazionisti minori, anche se molti di loro erano solo risparmiatori comuni che non si rendevano conto di ciò che veniva fatto coi loro soldi.

Secondo Codogno, la BCE sta "involontariamente destabilizzando le banche, nel tentativo troppo zelante di rendere più sicure le banche europee." È quasi come se Mario Draghi avesse dato "luce verde" al Brexit, come una sorta di "crisi programmata" che sarebbe stata utilizzata per attivare il piano di salvataggio tortuoso delle banche italiane, le stesse banche di cui Draghi era regolatore durante il suo mandato nella Banca d'Italia, e le cui azioni hanno portato a numerose cause legali che mettono in discussione la legittimità della banca centrale sotto la presidenza di Draghi.

L'Italia è ormai paralizzata sotto la struttura vigente della zona Euro. Gli analisti dicono che ha un disperato bisogno di un salvataggio bancario, lungo le linee del "TARP" statunitense del 2008, il quale ha usato i fondi federali per assorbire asset tossici e stabilizzare le banche. Una misura simile è vietata dalla zona Euro. Il risultato probabile è che l'Italia di Renzi sarà "costretta" a prendere la situazione nelle proprie mani e mettere in atto un salvataggio unilaterale del sistema bancario italiano a dispetto dell'UE, a meno che non riceva concessioni da Bruxelles e le riceva presto. Quelli che lo conoscono dicono che non immolerà il Paese per il bene della purezza ideologica europea.

Di conseguenza il Brexit sarà solo il capro espiatorio usato da Renzi e dall'Italia per aggirare i divieti della zona Euro. E se non ci riuscirà, tutto quello che Renzi dovrà fare, sarà accennare ad un referendum riguardante l'uscita dell'Italia dall'Europa. Guardate poi come la Merkel si arrampicherà sugli specchi per consentire all'Italia di fare tutto ciò che vuole, proprio per evitare l'umiliazione di un potenziale "Italeave."


[*] traduzione di Francesco Simoncellihttp://francescosimoncelli.blogspot.it/

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