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mercoledì 15 giugno 2016

La Francia combatte per evitare il Job's Act. In Italia si tace

Paese che vai, proteste che trovi. In Italia i numeri palesemente contraddittori del Job's Act (Francoforte: A1CVKR - notizie) voluto dal governo, hanno dimostrato come, al di là dell'autorizzazione al precariato a vita, le assunzioni a tempo indeterminatosiano siano crollate nel momento in cui gli sgravi fiscali, unico pilastro che aveva permesso l'iniziale boom delle assunzioni puntualmente festeggiate dalla propaganda del governo, sono stati dimezzati.
I cortei in Francia
Dall'altra parte delle Apli, invece Parigi è in fiamme per le proteste e le manifestazioni dei lavoratori d'oltralpe, contrari alla riforma del lavoro, liberamente ispirata al lo stesso Job's Act del premier italiano Matteo Renzi, hanno dato battaglia. Una  riforma che prevede licenziamenti più facili, un aumento delle ore lavorative e un taglio sul pagamento degli straordinari; i provvedimenti, fortemente voluti dall'Ue, hanno attecchito anche in Belgio, nazione dove (coincidenza?) si registrano altre manifestazioni di protesta con scontri annessi. Riforma, quella del lavoro, che è stata elaborata, sottolineano dai cortei parigini , seza nemmeno prendere in considerazione le parti sociali. Un ulteriore elemento di tensione e rottura con il governo che alimenta una serie di mobilitazioni arrivate fino al blocco degli stabilimenti petroliferi. A dare man forte ai lavoratori parigini anche il resto di quelli francesi, giunti nella capitale, ieri, in occasione del maxi corteo che ha visto oltre 600 autobus arrivare da ogni parte della nazione.
La pensione in Italia
Se i lavoratori francesi si mobilitano contro i tagli sugli straordinari, per difendere il diritto a un salario adeguato, a un lavoro degno di questo nome ma soprattutto a una pensione dignitosa, in Italia arriva l'ultima trovata per difendere un sistema pensionistico che permette alle caste dei politici e di altri privilegiati di riuscire ad avere un assegno a fine carriera di gran lunga superiore a quanto versato durante la corrispondente vita lavorativa (solitamente molto breve). Si tratta del prestito pensionistico (Ape) che permetterà a tutti coloro che sono nati tra il 1951 e il 1955 di andare in pensione anticipata (come voluto dall'esecutivo) anche di tre anni rispetto ai canonici 66 anni e 7 mesi necessari per la pensione di vecchiaia. Unico particolare: dovrà chiedere un anticipo sulla somma spettante, che verrà considerato ala stessa stregua di un prestito che poi restituirà, con ovvi interessi, nell'arco di 20 anni.
E mentre in Francia si marcia e si combatte per i propri diritti, da noi si spera che i cortei di Parigi non portino all'interruzione degli Europei di calcio. In quel caso, e purtroppo solo in quello, gli italiani si alzeranno per protestare.


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