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lunedì 27 giugno 2016

Il venerdì nero non castiga i bond. Con qualche eccezione


E’ merito solo in parte della Bce: l’effetto onda da Brexit ha nel complesso schivato il settore obbligazionario e perfino i titoli di Stato, più esposti alle incertezze delle evoluzioni future. Lo dimostrano i super sensibili Btp 2,7% scadenza 2047 (Isin IT0005162828) e Btp 1,65% scadenza 2031 (Isin IT0005094088) – due “bombe” in termini di rapporto rischio/rendimento – che hanno perso rispettivamente l’1% e lo 0,86% sul secondario, quando ci si sarebbe potuto attendere crolli di parecchi punti in percentuale.

Tensioni più forti si sono invece avvertite nell’ambito delle emissioni bancarie subordinate e degli ibridi societari. E’ il caso di fare allora il punto sul quadro generale e di verificare eventuali occasioni manifestatesi nel corso della seduta di venerdì.

Su Mot e Tlx soffrono i subordinati bancari  

Il titolo più scambiato in euro è stato il Cassa Depositi e Prestiti a tasso misto con scadenza 2022 (Isin IT0005090995), rimasto un po’ a sorpresa sotto la parità, proprio quando era presumibile una rincorsa nei suoi confronti da parte del popolo del “no risk”.

L’esplosione degli scambi c’è stata, ma con un’accentuazione delle vendite nel pomeriggio, sul timore che i tassi in area euro siano destinati a restare a zero per molti anni ancora: il passaggio sul CDP al tasso variabile Euribor + 0,50% appare infatti troppo vicino (20/2/2017) per non preoccupare.
In calo anche alcuni subordinati Tier 2 bancari in euro, ma meno di quanto ci si potesse aspettare, viste le batoste dei corrispondenti titoli azionari.  Su Tlx più colpiti i subordinati a medio/lunga vita residua, pur con elevate cedole. Per esempio l’Unicredit 6,125% scadenza 2021 (Isin XS0618847775) ha perso il 3,5%, scendendo a 111, l’Unicredit 6,95% scadenza 2022 (Isin XS0849517650) ha lasciato sul terreno pure il 3,5%, tornando vicino ai 111, mentre il Deutsche Bank 2,75% scadenza 2025 è approdato sugli 89 (-2,5%).

Tutti scesi sotto 100 infine i Tier 2 in euro dell’ultima generazione, riferiti a Unicredit, Banco Popolare e Intesa Sanpaolo, tassi variabili con buoni “spread”. I più rischiosi Tier 1 di prima genesi, ormai sul mercato da anni e quotati sull’“Otc”, non hanno invece avvertito “Brexit”: l’Unicredit 9,375% perpetual in euro con “call” nel 2020 è rimasto ancorato ai 108,7 e l’Intesa Sanpaolo 8,047% perpetual in euro con “call” nel 2018 incollato sui 108,6. 

I titoli in £ tengono e in alcuni casi salgono 

Vediamo ora dei casi un po’ esasperati, potenzialmente più esposti alle tensioni dei mercati, che invece non si sono manifestate, tutti in sterline e riferiti al mercato “Otc” di emittenti britannici.

Il subordinato del gruppo assicurativo Prudential con scadenza 2039 e cedola 11,375% fino alla “call” nel 2019 (Isin XS0431150902 – taglio 50.000) ha perso lo 0,11%; il subordinato del gruppo della grande distribuzione Tesco con scadenza 2057 e cedola 5,2% (Isin XS0289810318 – taglio 50.000) ha risentito solo di uno 0,4%.
La lista potrebbe proseguire senza evidenziare significativi singulti. Fra i piccoli tagli (1.000 GBP) qualche flessione più accentuata si è avvertita nel comparto bancario: per esempio l’Hsbc subordinato scadenza 2027, con cedola 5,75% (Isin XS0159497162), è retrocesso del 2,6%.

Al contrario fra i “corporate” addirittura segni più per il “senior unsecured” Vodafone 2032, con cedola 5,9% (Isin XS0158715713 – lotto 1.000), salito dell1% a 125 GBP, mentre il British Telecom “senior unsecured” 2020, con cedola 8,625% (Isin XS0052067583) è cresciuto dello 0,2% a 125,5 GBP.
Anche in questo caso segnaliamo solo alcuni bond, ma l’elenco potrebbe allungarsi e di non poco. Infine l’interessante “inflation linked” governativo inglese 0,125%, indicizzato al “retail prices”, con scadenza 2024 (Isin GB00B85SFQ54 – lotto 1.000), ha addirittura registrato un balzo in avanti del 2,4%. 

Penano (nemmeno tanto) gli ibridi dell’area euro

L’impatto è risultato invece maggiore per i subordinati corporate in euro del Vecchio Continente, con un “sell off” abbastanza generalizzato e attribuibile alle caratteristiche di questa categoria.

Il perpetual Volkswagen con cedola 3,875% (Isin XS0968913268 – taglio 1.000 euro) ha perso di colpo l’1,85%, scendendo a 100,8, mentre il 5,125% (Isin XS0968913342 – taglio 1.000) è caduto dell’1,77% a 104,1. In calo sui 104 (-1%) pure il subordinato Lufthansa con cedola 5,125% (Isin XS1271836600 – taglio 1.000 euro), scadenza 2075, quando l’equivalente bond della francese Ai France, con cedola 6,25% (Isin FR0012650281 – taglio 100.000 euro) ha risentito di più, accentuando la discesa sotto 100 e atterrando a 96,3 (-1,2%).

Stesso trend un po’ per tutto il comparto, al contrario di quanto avvenuto per i “senior” sempre corporate, rimasti sostanzialmente invariati, salvo in pochi casi. 

Infine le emissioni in sterline quotate a Milano

L’articolato fronte delle obbligazioni espresse nella valuta britannica e quotate sul Mot non è caratterizzato nella fase attuale da forti scambi.
Nel complesso l’insieme delle non poche emissioni ha tenuto bene. Il Bei 4,25% scadenza 2021 (Isin XS0616669155 – taglio 1.000 GBP) è arretrato di solo lo 0,2%, mentre il Bei 5,5% scadenza 2025 (Isin XS0110373569 – taglio 1.000 GBP) si è portato a 131,5 (+0,76%). Attenzione però agli “spread” denaro/lettera, che in alcuni casi si sono allargati eccessivamente: è il caso, per esempio, del Banca Imi tasso misto scadenza 2022 (Isin IT0005114357 – taglio 1.000), di fatto diventato non trattabile a causa di una forbice troppo elevata.

Per ora è un nulla di fatto o quasi.

Però…

L’impatto – come si vede – è stato marginale per il comparto obbligazionario, almeno nella prima giornata da dopo “choc”. Il mercato dei bond non ha giudicato quindi l’esito delle urne britanniche come un reale terremoto, riaprendo – il che rappresenta una novità per gli ultimi mesi – una decorrelazione con il settore azionario.
Si tratta ora di capire se ha avuto ragione il primo o il secondo. Per una risposta definitiva bisognerà attendere ancora qualche giorno. 
Fonte: News Trend Online

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