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venerdì 10 giugno 2016

Il rimbalzo del dollaro ferma oil e emergenti

Continua la  fase di “stop  and go”  sui principali mercati. Ieri,  senza particolari catalyst,  Wall Street ha ritoccato  i massimi per l’anno, a briciole da quelli storici,  e oggi arriva  ovviamente puntuale la correzione, guidata dall’Europa, che ha cancellato il  rally dei primi 2  giorni della settimana.
La testardaggine con cui l’azionario continentale sottoperforma gli altri mercati dalla fine di maggio indica che l’incombere del Referendum UK, con connesso rischio Brexit, costituisce un robusto freno al  sentiment globale,  finendo per penalizzare di più le  aree direttamente coinvolte.

Oggi,  anche il mercato dei cambi sembra segnalare questo fenomeno. Infatti il $ recupera contro  i principali cross, e  in particolare contro l’€, ma  perde terreno contro lo Yen, da  tutti visto come un buon hedge per una vittoria del  “leave”, che vedrebbe di sicuro un balzo della  risk aversion.
L’altro asset visto come un buon hedge, l’oro,  è a sua volta in grande spolvero.
Personalmente, assegno alla brexit una probabilità non superiore al 25%. L’idea è che, come nelle precedenti occasioni (Scozia 2014, Grecia 2015  le  ultime),  alla fine la maggiore incertezza legata ad una scelta di rottura  induca l’elettorato a votare per lo  status quo.

Determinante, in questi casi, è il  supporto degli indecisi, che vengono indotti a votare per quest’ultimo, dalle dichiarazioni terroristiche dell’establishment, e dalla percezione,  tipica delle settimane prima della consultazione (e questa volta non fa differenza) che gli scissionisti stiano prendendo il sopravvento nei sondaggi.
L’impennata nelle registrazioni al voto mostrata ieri induce all’ottimismo.
Ma ovviamente un 25% di probabilità di un outcome cosi incerto nelle conseguenze, non offre molto  conmforto. E, a mio modo di vedere, il consenso di mercato si colloca su un 30/40%, il  che è più che sufficiente a tenere in scacco  i compratori.
Oltre a ciò, non si può escludere che i sondaggi diventino ancora più incerti nelle prossime settimane, causando ulteriore volatilità.
La  seduta asiatica era orfana di Cina, Hong Kong e Taiwan per festività, ma comunque l’azione non è mancata.

Con lo Yen a 106.5 vs $ e gli ordinativi di macchinari clamorosamente sotto attese in aprile,  Tokyo non poteva che correggere. Un taglio dei tassi da  parte della  Banca Centrale Sudcoreana ha lasciato indifferenti azionario e divisa, mentre l’atteggiamento rilassato di quella Neozelandese ha prodotto un bel rimbalzo della divisa locale.
Il CPI cinese di maggio ha deluso nel dato headline (2% vs 2.2% atteso) ma sia i prezzi alla produzione che il dato core hanno accelerato.
L’Europa è partita nuovamente in lettera, e per le 10 le  perdite superavano il punto  percentuale.

La novità odierna è che la debolezza non si è  accompagnata ad una forza dell’€, che anzi ha passato  la giornata ad indebolirsi, presumibilmente per quella che un amico cambista ha definito come una crescente preferenza per il dollaro a fronte dell’avvicinarsi del Referendum UK.
La forza del biglietto verde ha portato in dote una correzione per oil/commodities (il che ha appesantito i relativi settori nell’indice), e per gli emergenti, che venivano da 5 sedute positive a fila per un totale di oltre un +4%.
Naturalmente il Bund ne ha approfittato per fare un altro record, a 0.025% di rendimento, nella sua lenta marcia verso il tasso negativo.

Se è per quello, il primo titolo consegnabile per il bund future (cheapest to deliver – DBR 1% 15/8/2025) rende già -0.037%.
Il quadro tecnico suggerisce ancora una mezza figura di recupero, tanto perchè il rendimento del benchmark arrivi in area -0.02%, e poi dovrebbe esserci una pausa.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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