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martedì 14 giugno 2016

I titoli e le strategie per resistere alla tempesta sui mercati

Continua la debacle sui mercati: ieri Piazza Affari ha chiuso a -2,9% spinta al ribasso dall'ormai onnipresente paura della Brexit passando per la debolezza dei bancari. Come reagire e soprattutto come getire tutto questo? I consigli di Paolo Crociato analista di Strategyinvestor 
1) I mercati sono sempre più vittime di una forte mancanza di direzionalità, di un aumento della volatilità e di una generale sfiducia. Come organizzare e gestire il portafoglio in un frangente simile? 
I nostri indicatori evidenziano già da diversi mesi un certo surriscaldamento dei principali listini azionari internazionali. In particolare, l'indice S&P500, che raggruppa le 500 aziende maggiormente capitalizzate a Wall Street, quota ora a circa 18 volte gli utili per l'anno in corso e 16 volte gli utili stimati per il 2016. A questi livelli, ci troviamo di fatto nella fascia medio alta delle valutazioni storiche dei rapporti di price earning, con un elemento di incertezza in più: il dollaro forte sta causando un rallentamento del trend di crescita degli utili negli Usa, generando un possibile ed ulteriore incremento dei multipli nel corso dei prossimi mesi. In sintesi, l'aumento della volatilità e la mancanza di direzionalità dei mercati sono determinati dall'incertezza degli investitori sulle capacità di tenuta del lungo bull market iniziato a marzo del 2009. Dal minimo di 676 punti per l' S&P500 del 9 marzo 2009 ai 2100 punti di oggi l'indice è cresciuto di +210% in sette anni, con un rendimento del 16,8% annuo composto escluso dividendi, contro una media storica degli ultimi 50 anni pari a 6,6% annuo composto (9,8% annuo includendo anche i dividendi). E' chiaro, che dopo questi risultati record sia d'obbligo mantenere una maggiore cautela. In questo contesto, la strategia per i nostri portafogli non cambia, con una selezione mirata ad un ristretto numero di società internazionali di alta qualità che presentano ancora multipli a sconto, con posizioni predominanti in ciascun business di riferimento, dividendi in crescita e potenziali superiori di incremento in un ottica di medio termine, indipendentemente dall'andamento degli indici azionari. In questa congiuntura per noi acquisisce maggiore importanza lo stock picking, ricercando singole realtà ancora sottovalutate, e scollegandosi da benchmark predefiniti. Prendiamo ad esempio Aflac Inc, importante società assicurativa Usa quotata sul Nyse con simbolo AFL, su cui abbiamo aumentato l'esposizione nelle scorse settimane. La società ha incrementato il suo dividendo del 13,6% in ciascuno degli ultimi 10 anni, con crescite costanti da 34 anni. Qualora queste crescite dei dividendi fossero mantenute anche per il prossimo decennio, nel 2026 potremmo ottenere una rendita annua sul titolo vicina al 10% annuo sul capitale originariamente investito. Nonostante le elevate potenzialità, questo titolo quota attualmente in borsa a multipli interessanti e risulta sottovalutato in base a diversi parametri. Il price earning attuale è pari a sole 10 volte gli utili attesi per l'anno in corso, nonostante il titolo abbia messo a segno risultati record in borsa, con un rendimento complessivo pari a +13304% dal 1 luglio 1984 ad oggi. Un'altra importante regola che ci siamo imposti è di mantenere una elevata diversificazione, con circa 80 diverse posizioni presenti oggi nei portafogli tra ETF, titoli azionari, obbligazioni high yield, fondi immobiliari e materie prime, caratterizzati da correlazioni negative tra loro, al fine di difendere le forti performance maturate negli ultimi anni dai nostri modelli.
2) Dividendi e rendimenti: un argomento particolarmente spinoso nell'era dei tassi a zero, se non addirittura negativi. Su quali settori e nomi sarebbe il caso di puntare per un ritorno appetibile? 
Da sempre i dividendi hanno costituito una parte importante della performance di lungo termine dei mercati azionari internazionali. Tutte le nostre ricerche per la composizione dei nostri portafogli sono indirizzate verso società caratterizzate da lunghe storie di crescite dei dividendi. In particolare, ci muoviamo preferibilmente nell'ambito dei Dividend Aristocrats, ovvero quelle società che sono state capaci di incrementare i dividendi per almeno 25 anni consecutivi indipendentemente dalle diverse situazioni economiche e fasi recessive incontrate nel periodo. Ci sono ben 50 società dell'S&P500 negli Usa che vantano questo importante primato, con un totale complessivo di 108 società, considerando anche quelle che non fanno parte dell'indice. Tra queste, sulla scia di grandi investitori internazionali del calibro di Warren Buffett, manteniamo già da qualche anno in portafoglio significative partecipazioni in importanti multinazionali del calibro di Coca Cola (NYSE:KO - notizie) , Procter & Gamble e Wal-Mart. Coca Cola vanta 54 anni consecutivi di aumenti dei dividendi, Procter & Gamble addirittura 60 anni e Wal-Mart 43 anni. Attualmente Procter & Gamble e Wal-Mart sono tra le nostre favorite, con interessanti potenziali di crescita nel medio termine. I dividendi sono ancora più importanti nei periodi di andamento laterale o di tassi negativi come quello a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi. A titolo di studio, un dollaro investito sulla borsa americana il 1 gennaio 1900 vale oggi 341 dollari senza considerare i dividendi. Reinvestendo i dividendi, l'importo finale sale a 43713 dollari, con un capitale superiore di ben 128 volte! Magia dell'interesse composto, definito da Einstein come una delle più potenti forze della natura, che deve essere utilizzata negli investimenti abbinando una massiccia dose di pazienza e disciplina, cercando di non farsi condizionare emotivamente dall'enorme massa di notizie finanziarie oggi disponibili che rischiano di far deragliare dalle scelte originariamente effettuate per il portafoglio.
3) Guardando all'estate, è possibile fare una classifica di quelli che saranno i titoli, i settori o anche solo gli asset protagonisti della stagione? 
Considerato un possibile aumento della volatilità nel breve termine, preferiamo sovrappesare settori tradizionalmente più difensivi come ad esempio il farmaceutico, la grande distribuzione e l'alimentare. Tra le società di questi settori, per il farmaceutico siamo esposti in particolare su Abbot laboratories, 44 anni di incremento dei dividendi, rating BUY alle attuali quotazioni e Johnson & Johnson (NYSE: JNJ - notizie) , con ben 54 anni di incremento dei dividendi e rating HOLD, dopo le forti performance degli ultimi mesi. Per l'alimentare, siamo attualmente esposti su Sysco Corp, rating HOLD, con 46 anni di crescita dei dividendi ed una performance pari a +62% dal nostro inserimento in portafoglio. Questa azienda leader è attestata da tempo ai primi posti nella prestigiosa classifica Fortune 500, che raggruppa le 500 maggiori imprese americane misurate sulla base del loro fatturato. La società, attraverso le sue controllate, si impegna nella commercializzazione e distribuzione di una ampia gamma di prodotti alimentari ed altri prodotti specifici destinati principalmente al settore della ristorazione. Tra i vari prodotti, l'azienda distribuisce una linea completa di surgelati, salumi, antipasti confezionati, frutta e verdura, dessert, una linea di cibi in scatola e secchi, carni fresche, prodotti lattiero-caseari, prodotti per bevande, specialità gastronomiche di importazione e prodotti freschi. Infine non manca una nostra partecipazione sull'oro fisico, realizzata mediante un ETF specializzato quotato a Milano, (Etfs Physical Gold PHAU.MI) quale elemento di copertura dei rischi, già presente in portafoglio da qualche anno ed una plusvalenza del 57%.
4) Incertezza politica in Europa (Brexit ed elezioni in Spagna) ma anche negli Usa (Presidenziali): quale dei due fronti potrebbe essere il più insidioso nei prossimi mesi? 
In un mercato già surriscaldato dalle politiche monetarie espansive e multipli spinti al rialzo dai tassi attestati ai minimi storici, qualsiasi elemento di incertezza come Brexit o elezioni presidenziali dall'esito incerto negli Usa potrebbe contribuire nel breve allo scoppio di qualche bolla. Su queste basi, non mancano previsioni fortemente negative, con numerosi autorevoli analisti che prevedono imminenti situazioni di crisi o crolli di valore per i principali mercati azionari internazionali. A questo proposito però, vale la pena di inserire l'attuale situazione in un contesto storico. Secondo un recente studio di Christian Mueller-Glissman, strategist a Goldman Sachs (NYSE: GS-PB - notizie) , crolli improvvisi e dolorosi sui mercati azionari si sono verificati nel passato con una frequenza sorprendentemente comune. Dal 1950 ad oggi ci sono stati ben 57 ribassi superiori al 20% in quattro dei maggiori indici mondiali (Stati Uniti, Indice S&P500, UK, Indice FTSE All Share, Germania, Indice Dax e Giappone, Indice Topix). Nonostante le numerose situazioni di crisi, dal 1950 ad oggi la borsa Usa è cresciuta complessivamente di +11187% senza considerare i dividendi, con un rendimento del 7,4% annuo composto. Calcolando anche gli effetti dell'inflazione, otteniamo comunque un rendimento effettivo di +1019%, che significa un aumento di ricchezza reale in termini di potere di acquisto di oltre 10 volte in borsa.

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