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mercoledì 15 giugno 2016

I punti caldi per il 2016 sui mercati

Continuano i tagli alle stime di crescita dell'economia globale con numeri che continuano a diminuire. Ma ciò che preoccupa il popolo degli osserrvatori non è tanto il fatto che il range continuni a rimpicciolirsi, quanto la sostenibilità di una crescita futura che potrebbe venir meno.
Infatti alla base del continuo limare, da parte delle grandi orgnaizzazioni internazionali, ci sono fattori come il debito nazionale cinese, sul quale anche il FMI recentemente ha lanciato un allarme, le tensioni geopolitiche, variabili difficilmente gestibili sul lungo periodo, 
e soprattutto la volatilità dei mercati stessi derivante dalla consapevolezza delle precedeni due voci.

Cosa significa questo?

Che per quanto la Banca Mondiale abbia decretato la prossima crescita globale intorno al2,4% invece del precednete 2,9% per il 2016 (2,8% nel 2017), resta comunque la preoccupazione che questa cifra potrà cambiare nuovamente, soprattuto se si pensa che la precedente valutazione era avvenuta solo a gennaio di quest'anno, quindi circa 6 mesi fa.

Appare preoccupato di ciò anche
 Stefan Kreuzkamp, Chief Investment Officer di Deutsche AM che teme, tra tutto, le conseguenze di una perdita di controllo da parte del governo cinese qualora il fantasma del debito, non solo cinese, esploda sui mercati.Resta aperta anche la questione dei rialzi dei tassi da parte della Fed, con un'incognita che è diventata snervante per i mercati e che evidenzia anche una debolezza di fondo delle economie nonostante i numerosi stimoli ricevuto dalle banche centrali. In questo caso le previsioni di Deutsche AM confermano altri due rialzi entro il marzo del 2017, che dovrebbero sancire la fine della debolezza del biglietto verde rispetto all'euro a sua volta ancora oggetto di nuove misure accomodanti da parte della Bce, ma anche per questo si preferisce restare neutral sull'azionario a stelle e strisce.

Il fattore Fed e i rialzi dei tassi diinteresse

Infatti se da una parte ci si aspetta un miglioramento degli utili delle società statunitensi nella seconda parte dell'anno, il fattore del costo del denaro e quindi dell'intervento da parte della Fed potrebbe impattare negativamente.
Impossibile non parlare della Brexit e delle incognite che regolano il referendum, incognite che hanno portato gli esperti a preferire un neutral anche sull'andamento dell'equity britannico
In caso di Brexit sarebbe perciò da preferire il settore delle grandi società poco esposte al panorama interno inglese mentre una piccola oasi potrebbe essere rappresentata dalla Svizzera a sua volta a rischio di apprezzamento sul franco, rischio che, dall'analisi risulta essere gestibile da una nazione abituata a questo tipo di conseguenza.
In uno scenario caratterizzato da prezzi bassi sulle commodity chi se ne avvantaggia sono i paesi asiatici, importatori per eccellenza, India in testa e, per chi vuole azzardare, anche Brasile, se si crede in un cambio di rotta per il paese. Sul petrolio la previsione parla di una ripresa delle quotazioni, complice anche la graduale riduzione della produzione Usa.
Buone notizie invece per le obbligazioni in euro di investment grade sostenuti anche dall'interesse della Bce. Meglio stare lontano, invece, dai bond governativi giapponesisvantaggiati da una BoJ che eviterà nuovi interventi a favore, invece, di altre misure fiscali prese dal governo di Shinzo Abe.
Fonte: News Trend Online

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