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mercoledì 29 giugno 2016

Ftse Mib ancora tonico (+2,2%). Occasione buy o trappola?

Di (KSE: 003160.KS - notizie) seguito riportiamo l'intervista realizzata a Stefano Bagnoli, economista e analista fondamentale, capo Ufficio Studi per Alpha Value Mangement e advisor di un fondo di investimento azionario absolute return.
Come valuta l'esito del referendum nel Regno Unito? Quali impatti avrà la Brexit sull'economia europea?
Prima del referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Unione Europea si sapeva: sui mercati il Remain avrebbe significato un'altra accelerazione al rialzo, un recupero dell'euro e della sterlina. Il Leave sarebbe stata invece la catastrofe sui mercati, sull'euro, sulla sterlina, ma soprattutto sul grande progetto dell'Europa unita. E così è stato.
Che il 2016 sui mercati potesse vedere l'inizio di una fase di discesa era previsto fin dall'anno scorso. Onestamente però pensavo che il trigger del crollo sarebbe stato il cambio di orientamento della politica monetaria FED, con l'inizio di un ciclo di rialzi non intenso ma costante, oppure (o anche) qualche elemento di forte accelerazione del rischio geopolitico (sul lato guerre o attentati). E invece il deflagratore è stata la Brexit.
La Gran Bretagna fuori dall'Unione Europea. Al referendum il Leave ha ottenuto il 51,9% dei voti e il Remain il 48,1%. Per la Brexit hanno votato 17.410.742 elettori mentre per restare nell’UE i voti sono stati 16.141.241. L’affluenza al voto è stata del 72,2%.
Di per sé l'impatto economico non sarà molto negativo per i paesi europei, a cominciare dall'Italia, dopo l'Austria il paese meno coinvolto dalla Brexit. Il nostro interscambio di beni e servizi con la Gran Bretagna è intorno al 3% del Pil.
Questo è il parere dell’agenzia di rating Standard & Poor’s che ha calcolato l’indice di esposizione all'uscita di Londra (Brexit Sensitivity Index), basato su fattori come esportazioni di beni e servizi verso il Regno Unito in relazione al Pil nazionale, flussi bidirezionali di emigrazione, crediti del settore finanziario su controparti britanniche e investimenti stranieri diretti nel Regno Unito.
In testa, troviamo l'Irlanda (Eire) e una serie di piccoli centri finanziari che hanno storici legami con il Regno Unito: Malta, Lussemburgo e Cipro. Tra le grandi economie del continente l'impatto più forte è sulla Spagna.
Quali ricadute si aspetta sui mercati azionari e in particolare su Piazza Affari?
Riferendo gli stessi calcoli ai mercati azionari, anche l'esposizione del mercato italiano è modesta e concentrata su poche società. Le più colpite sono Yoox (14% del fatturato dal Regno Unito), Leonardo (14%), Prysmian (EUREX: 3056144.EX - notizie) (13%), Ferrari (Berlino: 2FE.BE - notizie) e STM (entrambe al 6%), e infine Tod’s (5%). Altre società hanno percentuali di fatturato ancora più basse.
L’esposizione indiretta, misurata come instabilità dei mercati legata alle conseguenze politiche di un’uscita del Regno Unito dall’Europa, è invece più elevata. Il nostro debito pubblico è infatti più sensibile alle dinamiche di rischio geopolitico. E infatti solo l'intervento della BCE (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) con il suo QE ha evitato e sta evitando danni peggiori. Ma certamente c'è stato e ci sarà un impatto non secondario sullo spread e sulle quotazioni delle banche italiane.
L'impatto economico per la Gran Bretagna sarà ovviamente superiore e tutto sommato è ancora difficile da calcolare. Qui le opinioni sono molto diverse. Qualcuno parla di un forte calo del PIL. Secondo me si tratterà inizialmente di quattro trimestri negativi e poi, dal secondo anno, immagino una ripresa, se non altro per effetto della forte svalutazione della sterlina e il suo impatto positivo sulle esportazioni.
Ne deriva che l'impatto più forte della Brexit sarà quello sull'idea di Europa unita. L'esito referendario sfavorevole all'Europa, e ancora più il possibile risultato non troppo negativo dell'economia inglese dal secondo anno o comunque nei prossimi anni, potrebbe alimentare la ripresa e il deflagrare di nuove e crescenti istanze antieuropeiste. Già si sente parlare qua e là di referendum per uscire dall'Unione Europea (in Italia, Francia, Olanda, Austria, Finlandia e Ungheria).
Il primo giorno dopo il referendum, e cioè venerdì 24 giugno, i mercati hanno reagito in maniera drammatica: -12,48% l'indice italiano, -6,82% il Dax, -3,59% lo S&P500, minimi per la sterlina da trent'anni e forte calo dell'euro contro dollaro. L'indice inglese perde "solo" il 3%, forse proprio perché si prezza per il Regno Unito la possibilità di un rapporto beneficio-costo di questo referendum diverso da quello emotivamente percepito da tutti.
Come interpretare il rimbalzo partito ieri sui mercati? Quali strategie suggerisce nel breve?
Ieri i mercati hanno rimbalzato. Non è detto che la spinta al ribasso sia già finita e si dovranno vivere i mercati giorno per giorno in ottica di trading. Ma allargando l'orizzonte è probabile un recupero nelle prossime settimane, soprattutto se, in caso di prosecuzione del ribasso, si verificasse un intervento straordinario da parte delle banche centrali (BCE soprattutto, ma anche Fed o BoJ, difficile un intervento della Bank of England a difesa della sterlina).
Ne deriva che un paniere di titoli azionari opportunamente scelti è da comprare a questi prezzi in un'ottica di qualche settimana. Finito il rimbalzo il mercato azionario tornerà ad avere una solida tendenza ribassista e a prezzare su livelli più bassi della chiusura di venerdì 24 giugno.
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