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giovedì 30 giugno 2016

FMI: c'è un allarme sulle banche tedesche


Non solo Italia: il campanello d'allarme scatta anche per le banche tedesche. E non da ora.

La situazione della Germania

A lanciare l'SOS è, questa volta, il FMI, secondo cui il settore del credito teutonico, sia esso bancario o assicurativo, per quanto ancora solido e ben capitalizzato, è basato su un modello di business troppo fragile e soprattutto che vede come principale fonte di guadagno il margine di interesse, un profilo, perciò, che espone gli istituti alle temibili conseguenze dei tassi negativi.

Nello specifico le compagnie di assicurazione, fanno notare dal Fmi avrebbero un modello basato su polizze a vita con rendimento garantito su tassi troppo alti (3-4%) rispetto a quelli disponibili non solo adesso, ma anche in futuro dal momento che la Bce ha più volte ribadito che manterrà la sua strategia accomodante ancora molto a lungo.
Alla base delle preoccupazioni dell'organizzazione con sede a Washington ci sarebbe più di un motivo. In primis un numero troppo alto di filiali che porterebbe a una polverizzazione del setore e a un aumento dei costi.

I tassi negativi

Non solo, ma proprio per far fronte ai tassi negativi e alle perdite, le banche potrebbero optare verso investimenti potenzialmente più rischiosi e non sopportabili viste le dimensioni limitate.

Da tempo il settore bancario europeo è al centro di un attento e radicale processo di ristrutturazione, regolamentazione e monitoraggio continuo ma la Germania all'inizio di questo percorso si era schierata contro per riuscire a preservare proprio quelle che oggi il FMI considera la pietra d'inciampo e cioè il variegato sottobosco delle Landesbanken, più piccole, più numerose, non ancora adeguatesi agli standard contabili internazionali e soprattutto più legate al territorio e, quindi, anche con un carico di possibili influenze politiche a livello locale.

Insomma un bacino di voti che Merkel&Co hanno preferito lasciare fuori dai controlli sempre più serrati della Bce. E per favorire questa zona d'ombra, Berlino ha anche creato una sorta di sabotaggio delle azioni di controllo da parte dell'Europa stessa, limitando enormemente la quantità e la qualità dei dati messi a disposizione delle autorità.

Il pericolo marittimi

Non solo, ma oltre ai costi, resta ancora aperto un altro capitolo e cioè l'esposizione dei singoli istituti tedeschi ad alcuni settori specifici come quello marittimo.

Infatti qualche giorno fa la Bce aveva avvertito la Bremer Landesbank, a sua volta controllata da NordLB, banca con gravi problemi, una seria necessità di ricapitalizzare. Nulla di strano, se non fosse che, questa volta, lo stato tedesco non potrà più intervenire, cosa che ha fatto in passato e con estrema (e a quanto pare inutile) generosità.
Il problema più diffuso è quello dei crediti nei confronti del settore marittimo, in particolare le navi del trasporto marittimo, cardine dell'economia della zona anseatica messa in ginocchio dalla crisi del 2008. Numeri alla mano per Bremer si parla di 7 miliardi di crediti dubbi ma con lei altre 5 banche (NordLB, Commerzbank, HSH Nordbank, DVB Bank e KFW) avrebbero lo stesso problema derivante dal medesimo settore dovendo trovare la soluzione per riuscire a gestire un'esposizione complessiva di circa 80 miliardi.

Fonte: News Trend Online

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