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martedì 28 giugno 2016

Disperatamente aggrappati ai supporti

Il week-end, con le relative riflessioni e convulsioni dei politici inglesi al risultato Brexit che ha sorpreso innanzitutto loro, non è bastato ai mercati per assorbire la forte scarica di adrenalina ribassista subita venerdì.
Ieri, dopo un momentaneo tentativo iniziale di rimbalzo, durato meno di un’ora e basato sul recupero dell’indice giapponese, le vendite sui mercati azionari europei sono ripartite a manetta, trascinando l’indice Eurostoxx50 a 2.680 punti, praticamente sui livelli segnati al culmine del movimento ribassista del febbraio scorso. La perdita post-Brexit per l’indice delle blue chips dell’Eurozona sale così a -11,2% in due sole sedute. La situazione dell’indice globale europeo rappresenta una media tra mercati che hanno tenuto meglio ed altri che hanno decisamente sbracato. Tra questi ultimi annoveriamo ovviamente l’indice nostrano Ftse-Mib, gravato dal crollo di oltre il -29% dell’indice del settore bancario Ftse-Banks. La nostra borsa azionaria ha perso il -16% in due sedute ed ha rotto pesantemente anche il minimo del 11 febbraio scorso. Da inizio anno la perdita del nostro indice Ftse-Mib ammonta a -29,5% mentre il settore bancario è a -56%.
Tra gli indici che hanno sopportato meglio (anzi, meno peggio) il ceffone  dell’elettorato inglese occorre citare il tedesco Dax, che ha mantenuto in una sola cifra (-9,6%) la perdita post Brexit ed è ancora relativamente lontano dai minimi di febbraio.
Ma a stupire è soprattutto l’indice Ftse100 della borsa di Londra, che dopo Brexit ha limitato la perdita a -6,2% poco più della metà di quella di Eurostoxx50 e di un terzo di quella subita dalla borsa italiana. Oltretutto l’indice inglese si trova non solo al di sopra dei minimi di febbraio, ma anche di quelli di metà giugno, quando viveva il timore del Brexit. Come se l’avverarsi dell’incubo sia meno doloroso dell’incubo stesso. In parte la miglior performance si spiega con il crollo della sterlina rispetto all’euro. L’investitore di eurozona che avesse comprato l’indice a fine seduta giovedì scorso, oggi si troverebbe con un valore in euro intorno a -15%. Ma indubbiamente gli investitori inglesi, che non debbono aggiungere la perdita sul cambio, sono in condizione esageratamente migliore degli italiani che abbiano investito nello stesso momento sul loro indice Ftse-Mib.
Eppure tutte le analisi dicono che la Brexit dovrebbe penalizzare fortemente l’economia inglese, mentre quella italiana dovrebbe essere interessata solo marginalmente dagli effetti negativi. Alla faccia…
Il motivo di tale stranezza si chiama ancora una volta settore bancario, che è stato la valvola di sfogo dell’emotività negativa dei mercati. Gli indici pieni di banche, come il nostro, pagano un pegno maggiorato al panic selling.
A peggiorare il clima si sentono poi voci sconclusionate da parte di membri del governo Renzi, che anticipano fantomatici piani di salvataggio per le banche italiane, con tanto di cifre campate in aria, mentre di concreto non c’è nulla, poiché tutto va concordato con la vigilanza BCE (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) .
Questi rumor non fanno che attirare la speculazione ribassista, bramosa di “vedere le carte” del governo, come in una partita a poker.
E’ evidente che le esagerazioni non possono essere portate avanti all’infinito, per cui il rimbalzo tecnico deve arrivare. Ma il problema è che a questo punto un rimbalzo che recuperasse quel che l’indice Ftse-Mib ha perso ieri(-3,94%) rappresenterebbe solo un pullback sul supporto violato ieri, ora diventato resistenza. La nostra borsa, che ieri è andata molto sott’acqua, per riemergere è ora condannata ad applicare la formula “Conte” : le cose ordinarie non bastano, per vincere occorre compiere cose straordinarie. La nazionale di calcio ci è riuscita contro la Spagna. Speriamo che ci riesca anche Piazzaffari. Rimarremo comunque con un rammarico: perché Conte, che parla poco ma è riuscito a trasformare un gruppo di quasi brocchi in una squadra coraggiosa, invece di firmare per il Chelsea, non ha firmato per Palazzo Chigi?

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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