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mercoledì 15 giugno 2016

Dalle valute alle azioni: spunti di trading su mercati nervosi

L'indice italiano non solo è sceso sotto i 17mila punti ma ormai vede in pericolo anche i 16mila. Ostaggio della Brexit e delle sue debolezze strutturali. Intanto con l'approssimarsi del referendum inglese in molti guardano alla sterlina. I consigli di Sante Pellegrino, trader indipendente, 
Continua il bagno di sangue sui mercati. Cosa sta succedendo?
Tutti gli indici azionari sono sotto pressione perchè stanno attraversando un ciclo ribassista che si è avviato il 1 giugno e che ha accellerato non appena superati i minimi di indice posti in area 16.700. L'indice italiano che dall'inizio di giugno ha invertito il ciclo, non ha superato i massimi di 18.050 e in quella zona ha registrato uno swing di inversione che ha portato al superamento dei 16.900 punti e quindi si è completamente avviato ad una fase di ribasso, che dovrebbe terminare con la fine delle operazione di roll over e con la scadenza tecnica delle tre streghe di venerdì.
Lo stesso dicasi per l'indice bancario a sua volta sotto pressione sia per la Brexit ma anche perchè i debiti deteriorati del settore non sono formalmente chiari al pubblico degli investitori professionali. Anche per questo e cioè per rassicurare i mercati, è stato particolarmente gradito l'intervento di Draghi. A questo proposito è bene ricordare che presto, proprio per accellerare la chiusura di questa pagina negativa, partirà anche una fase di interventi diretti, come detto dallo stesso Draghi, non più solo agli stati ma anche alle aziende e agli istituti bancari. Quindi per fare un riferimento all'indice bancario, è da notare la sua posizione di reverse che non ha permesso il superamento dei 10.350-10.400 punti e la resistenza dell'indice stesso. Anche qui, non appena è stato violato il minimo di 9.400 punti si è vista un'accelerazione della volatilità al ribasso che ha fatto toccare i minimi a 8.200 punti che hanno richiamato i minimi del 2013 così come le resistenze del 2012 e i minimi del 2011.
Bancari: i soliti punti deboli. Qual è la situazione e le previsioni sulle due colonne portanti del settore, Intesa e Unicredit (EUREX: DE000A163206.EX - notizie) ?  
A spaventare sono sia Banco Popolare (Amsterdam: PB8.AS - notizie) che Banca Popolare di Milano (Milano: PMI.MI - notizie) , con il nuovo istituto nascente che sarà secondo solo a Intesa e Unicredit. Anche MontePaschi continua a perdere terreno insieme al resto delle banche essendo un titolo di volatilità con dei fondamentali non perfettamente chiari e valutabili nonostante il piccolo utile di chiusura dei bilanci. Parlando dei bancari il supporto di 2 euro per Intesa è molto interessante soprattutto se si pensa che, qualora dovesse essere mantenuto, potrebbe spingere il titolo verso il rimbalzo. Intesa, abbandonato il supporto a 2,15 in direzione 1,99, dovrebbe mantenerlo anche perchè questi, come detto, sono i supporti del 2011. Solo più in basso, nel 2012 si trova l’area che scende sotto l’1,50 ma non dobbiamo dimenticare che nel 2012-2013 Intesa è stato uno dei titoli che ha performato di più. Ne consegue che questi sono supporti molto sensibili. La proiezione resta negativa con punti di svolta che ci saranno solo se questa zona di 1,99-1,95 fa da supporto fondamentale. Per il recupero delle quotazioni bisognerà aspettare area 2,10 poi 1,18 e successivamente area 2,24. Per quanto riguarda Unicredit la rottura della zona 2,76 ha dato un’accelerata verso nuovi minimi storici forando anche i prezzi che sono stati anche i punti di riferimento della ricapitalizzazione di Unicredit del 2012. Quindi i nuovi minimi sono in costruzione, soprattutto se poi vengono violati i 2,20, che sono i minimi del 2012. Per far si che il titolo non scenda ulteriormente, ci vorrebbe un recupero della zona 2,40, quindi un altro in zona 2,60 dopodichè si guarderà alla resistenza di 2,75. Sotto i livelli indicati entrambi i titoli, sia di Unicredit che di Intesa, rimangono fortemente ribassisti.
Brexit: impossibile non parlare delle valute
Sul fronte delle valute in concomitanza con il referendum inglese che sancirà l’uscita o meno dell’Inghilterra dall’Unione Europea sono osservati speciali l’euro e la sterlina. Per quanto riguarda l’euro c’è questa continua fluttuazione nel canale laterale che va da 1,50 ai massimi di 1,15-1,16. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) tentativo di ridisegnare diversi cup handle rialzisti, l’euro è andato in ipervenduto con superamento dell’area resistenziale posta in area 1,15-1,16 area che potrà dare l’avvio verso un recupero di 1,22. Caso contrario, l’abbandono di questa resistenza che potrebbe essere individuata anche in 1,14, riporterebbe l’euro in zona 1,11 prima e 1,08 poi. Per quanto riguarda invece il pound, ci troviamo anche qui in una zona tendente al ribasso, ma che da dicembre del 2015 in particolare del gennaio 2016, si muove in costante laterale. Nello specifico guardando al futures del british pound contro il dollaro, in questo caso la zona resistenziale è di 146,70 mentre quella supportiva è di 140 pound contro dollaro. Qualora si verificasse un divorzio io credo in un rafforzamento del pound che porterebbe a un superamento di 146,70 e toccare al zona resistenziale di Caso contrario dovrebbe continuare questa lateralità e solo una violazione dei 140 porterebbe il pound al ribasso verso nuovi minimi storici.
Anche il dollaro australiano è nella stessa situazione di lateralità con un minimo posto in zona 0,68 e un massimo a 0,77. Anche qui c’è trendline reistenziale che potrebbe dare il via a un rialzo e che passa per zona 0,7750, al contrario andando sotto area 0,72,50 spingerebbe la valuta in area 071-0,72 e l’accelerazione di o,70 porterebbe poi il titolo a 0,66 contro il dollaro statunitense. Sempre parlando di futures contro il dollaro statunitense, volendo chiamare in causa un’altra valuta possiamo guardare allo yen.Il superamento di 94 porterebbe lo yen a 92 mentre se dovesse essere confermata questa resistenza a 94 ritroveremo lo yen prima in zona 90 poi 85 e poi in zona 81. 
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