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venerdì 24 giugno 2016

Come scegliere un buon dividendo: 3 errori da evitare


Un dividendo è sempre una buona idea: permette di poter contare su un'entrata extra e protegge il capitale, soprattutto se si è un principiante nel modo dell'investimento. Ma non tutti i dividendi sono uguali, il che porta alla seconda constatazione: per scegliere una buona cedola meglio evitare tre errori pericolosi.

Le azioni da dividendo possono essere rischiose

A volte un rendimento sale, improvvisamente, in maniera verticale e senza che nulla al di fuori dell'azienda stessa lo possa spiegare.

Tutto è come prima, nulla di nuovo è accaduto e le dinamiche che regolano il settore sono pressocchè identiche. Dunque? Probabilmente alcuni problemi interni all'azienda fanno alzare il premio. E' anche una questione di matematica: se il prezzo delle azioni scende e il dividendo rimane lo stesso, allora il rendimento salirà, un modo utile per attirare più investitori e sfruttare la raccolta di nuovi capitali sul mercato.
Allo stesso modo se una cedola registra forti oscillazioni, in alto o in basso, il campanello d'allarme nella nostra testa dovrà necessariamente scattare. Questo perché se il prezzo delle azioni può (e deve) oscillare, non così la cedola. L'esempio che fa Serena Marajian è quello di TerraForm Power: un dividend yield al 17,8% che in realtà nascondeva un calo del 75% delle azioni nel corso dell'ultimo anno.


Non sempre il rendimento è garantito

Perchè si sceglie un dividendo? Per avere una rendita.

E in questo caso è facile guardare alla percentuale come unico parametro da prendere in considerazione, con il risultato che un numero alto fa offuscare la ragione. Il più banale degli errori perché dettato da un'avidità che, per quanto umanamente comprensibile e perdonabile, potrebbe non esserlo finanziariamente.
E non solo per l'investitore in sé ma anche per l'azienda. Infatti nessuna società che ha un dividendo ama eliminarlo ma a avolte la necessità impone che ci sia un taglio dei capitali morti come, appunto, quello dedicato agli azionisti. Per questo, se il premio che ci arriva in tasca è anche il mattone sul quale creiamo delle aspettative, dobbiamo fare in modo che questo mattone non si sbricioli sooto il peso dei problemi aziendali.

Un esempio arriva dalle statistiche citate dal report in cui si ricorda come solo l'ano scorso negli Usa, ben 394 società quotate hanno tagliato i loro dividendi. Nemmeno il nome e la storia sono sinonimi di sicurezza visto che durante il periodo peggiore, cioè tra il 2008 e il 2009, durante la crisi finanziaria, anche grandi protagonisti come General Electric, Dow Chemical, Bank of America e General Motors sono stati costretti a tagliare le loro cedole.

Che poi siano riusciti a ripristinare ed aumentarli successivamente è un altro discorso, anche questo senza alcuna certezza. In realtà è più facile intuire che una società stia per tagliare i propri dividendi piuttosto che capire che li alzerà in futuro. Infatti esistono dei segnali di pericolo che possono andare da un flusso di cassa che vira in negativo a una pubblicazione di varie trimestrali in perdita così come anche da un modello di business che non è più sostenibile oppure il payout ratio di una società e cioè la percentuale dei guadagni che una società paga sotto forma di dividendi: se si va oltre il 100% allora è segno che l'azienda è sbilanciata troppo verso la cedola e non può permettersi di aumentarli in futuro.

Esistono però delle eccezioni, o per meglio dire dei casi particolari, infatti in alcuni settori, come quello energetico, un premio particolarmente alto è la norma e per questo motivo è bene contestualizzare il tutto calando il singolo caso all'interno di una serie di paragoni fra gli altri competitors.



La percentuale va "interpretata"

Anche ammesso e non concesso che si voglia prendere un'azione da dividendo che permette un rendimento alto, è bene non precipitarsi sul primo arrivato.

Per un motivo molto semplice: oltre quello sopra elencato, l'analisi ricorda che spesso i grandi dividendi sono legati a filo doppio ad imprese il cui business fiorisce sul lungo periodo.
Cosa significa questo? Che a volte, per chi investe a largo respiro, sarebbe meglio sfruttare un approccio diverso e cioè verso quelle aziende le cui strategie permetteranno di raddoppiare o triplicare nel giro di pochi anni le cedole. Da qui la prima, grande verità sui dividendi, che è poi quella che è il paradigma di tutti gli investimenti in sè: alla base c'è sempre l'esigenza soggettiva e quindi se da una parte alla percentuale è sempre bene preferire la costanza e l'affidabilità di un premio sostenibile e che cresce proporzionalmente nel tempo, dall'altra le aziende che hanno ottime possibilità di crescita nel breve periodo sono altrettanto degne di attenzione perchè potrebbero anch'esse aumentare lo stacco.

E per giunta anche prima delle altre, ma solo se hanno alla base un business sano, buoni fondamentali, gestione assennata e un settore in rapida crescita di fronte a loro oltre, ovviamente, alla fiducia degli investitori.




Fonte: News Trend Online

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