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mercoledì 1 giugno 2016

Che estate ci attende? La risposta degli analisti


Anno molto particolare questo 2016. A differenza delle attese l'inizio è stato particolarmente burrascoso, tanto da far temere che la Fed, che sull'onda dell'entusiasmo a metà dicembre 2015 non aveva esitato a dar vita alla prima, storica stretta sui tassi da oltre 10 anni, non solo tornasse indietro ma potesse intraprendere addirittura la strada insidiosa dei tassi negativi.

Le paure di inizio anno

In quei primi due mesi molti operatori, presi alla sprovvista da una tempesta che stava facendo crollare le già deboli speranze di una cambio di rotta a livello globale, si videro costretti a mettere mano alle strategie gi pianificate per il resto dell'anno.

Fino a quando, poi, con la stessa forza con cui si era scatenato lo scetticismo, i mercati stessi, decisero di lì a poco di rientrare nei ranghi e virare in positivo. Tecnicamente una grande dimostrazione di volatilità che ha portato maggio a registrare un saldo positivo, così come i tre mesi che lo hanno preceduto permettendo di ridurre il passivo da inizio anno a -4,5% sull'Eurostoxx 600.
Un trend davanti al quale più di un operatore è rimasto sorpreso, soprattutto ricordandosi che la tradizione vorrebbe maggio come il primo mese del famoso periodo estivo, periodo particolarmente inadatto al mercato azionario.

Le prospettive di giugno

Il Sell in May lo conoscono tutti, forse un po' meno il June Swoon, cioè il languore estivo del mercato azionario soprattutto statunitense.

Di fronte al cambio repentino delle prospettive e soprattutto al mancato rispetto di regole che, a prescindere da tutto, risultano pur sempre rassicuranti, gli operatoripreferiscon restare cauti e all'erta in vista di un giugno ben lungi dall'essere noioso o stanco. Che si parli del 23, quando Londra andrà alle urne per decidere o meno la sua presenza all'interno dell'Unione, o del 26, quando la Spagna dovrà tentare per la seconda volta di darsi un governo, sul tavolo ci sono sempre e solo fattori di incertezza.

Questo, in breve, il parere degli esperti di Kepler Cheuvreux i quali tendono a preferire la prudenza di un portafoglio che resta bilanciato, senza troppi allarmismi verso il mese appena iniziato, in attesa che si verifichi l'evento clou e cioè il referendum inglese. La maggior parte degli esperti è forse memore di situazioni più “disperate” per l'Europa come ad esempio la crisi greca di un paio d'anni fa, o anche solo quella del 2015 e per questo motivo sono consci del fatto che quello politico è un elemento di instabilità forte che difficilmente può essere tenuto a bada da politiche monetarie.

Nello specifico da Kepler sia guarda alla paura di uno scenario deflattivo che potrebbe diminuire nel momento in cui le materie prime riusciranno a conquistare una stabilità che già si intravede sul fronte del petrolio. A questo si aggiunga la fine dell'incertezza con il verdetto del referendum inglese referendum che, alo stato attuale dei sondaggi, vede un margine di vantaggio per i sostenitori della permanenza nell'Unione.
Solo allora, secondo gli analisti di Axa Investment Managers che giudicano il pericolo Brexit cme il fattore attualmente più destabilizzante sui mercati, a urne ormai chiuse e a risultato ormai chiaro, si potrà scegliere la strategia da adottare.


Fonte: News Trend Online

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