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lunedì 27 giugno 2016

Brexit e Mercati: dove saremo tra un anno?


C'è chi l'ha definito un evento storico e chi invece si è preoccupato di calmare gli animi segnalandolo tra gli imprevisti con conseguenze risolvibili: la Brexit ha di certo creato uno sconquasso generale. Quanto, poi, questo sarà gestibile e come, resta una domanda ancora aperta.

Il taglio dell'ottimismo

Ad ogni modo l'onda d'urto si è già fatta sentire sulle stime di crescita di varie banche d'affari che hanno iniziato a limare le aspettative non solo per il 2016 ma anche per il 2017 Stefan Kreuzkamp, Chief Investment Officer di Deutsche AM il problema più vicino nell'immediato è quello politico.

Dopo le dimissioni del primo ministro David Cameron, il quale tra l'altro è stato il promotore della consultazione rivelatasi per lui un vero e proprio boomerang, è difficile riuscire a individuare il successore.
Indubbio, al di là dei report, che la situazione politica inglese attualmente sia in fermento.
Tra gli esponenti del fronte vincitore, quello che ha deciso l'uscita, il più eclettico e quindi meno adatto a ricoprire la carica delicata, è il rappresentante dell'Ukip Nigel Falage il quale ha già commesso la prima gaffe pubblica rimangiandosi la promessa di versare quanto prima dato all'Ue (350 milioni di sterline) alla sanità pubblica e ai cittadini, in pratica il cavallo di battaglia della sua campagna referendaria.

Dall'altro lato l'ex sindaco di Londra, Boris Johnson il quale ha dovuto sostenere le contestazioni degli abitanti della capitale, città che invece ha votato compatta, insieme alla Scozia, per restare; partendo da questa base e con questo dissenso che alla fine ha decretato una vera e propria frattura interna alla nazione, difficilmente potrebbe arrivare alla vittoria.

La transizione

Tornando al report da Deutsche AM sottolineano anche che i tempi per attivare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, cioè quello che dà il via alla procedura per uscire non solo sono piuttosto lunghi ma potrebbero portare anche a un irrigidimento delle posizioni visto che dall'Ue hanno già fatto sapere di non avere intenzione di fare concessioni a Londra nonostante la volontà degli elettori sia stata praticamente alla pari visto il risultato che ha registrato il 52% a favore dei vincitori e il 48% per chi, invece, preferiva restare.
Inoltre è facile aspettarsi un atteggiamento intransigente dell'Unione, anche per scongiurare l'effetto domino, vera e propria minaccia che sovrasta l'economia e la base dell'istituzione del Vecchio Continente.

E l'Inghilterra è ancora un esempio preclaro: la Scozia ha intenzione di restare nell'Ue e per farlo è felice di promuovere un referendum per l'annessione ein parallelo anche per la sua indipendenza da Londra dal momento che quello promosso l'anno scorso è stato perso anche per paura di uscire dalla comoda posizione di membro europeo.
Da parte sua, invece, Londra ha raccolto oltre 3 milioni di firme per ripetere il referendum mentre un'altra petizione sta raccogliendo consensi tra chi, invece, propone addirittura l'indipendenza dall'Inghilterra stessa. Insomma tra il caos e l'incertezza, la situazione adesso è difficilmente analizzabile.

Il fattore sterlina

C'è poi, continuano da Deutsche AM il problema che porrebbe un eventuale calo continuato della sterlina: per quanto la Bank of England sia in grado di gestire la situazione, ora, non è detto che lo sia in futuro visto e considerato che ci si è inoltrati in un terreno inesplorato che potrebbe portare anche al pericolo recessione e a potenziali misure di austerità con un possibile rialzo dell'inflazione, il tutto sullo sfondo di una continua fuga dei capitali.

Unica nota potenzialmente positiva sarebbe l'export. Sempre che si riesca ad accorciare i tempi delle rinegoziazioni per i 120 accordi commerciali che legano Londra al resto del mondo. Da qui le parole d'ordine che regneranno sui mercati per i prossimi 12 mesi e cioè incertezza, volatilità e sterlina debole, a discapito dei settori più esposti verso l'Ue (Macchinari e trasporti, prodotti chimici, combustibili minerali, servizi assicurativi e finanziari), il cui panorama dovrà restare ancora opalescente e dai contorni poco chiari almeno finché non si definiranno le nuove regole.
Fonte: News Trend Online

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