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venerdì 24 giugno 2016

Brexit, banche centrali pronte a sostenere i mercati

Norman Villamin, Chief Investment Officer (Private Banking) e di Patrice Gautry, Chief (Taiwan OTC: 3345.TWO - notizie) economist di Union Bancaire Privée – UBP (Taiwan OTC:6471.TWO - notizie) , spiega che la Brexit dovrebbe portare l’economia del Regno Unito, nel secondo semestre 2016 e nel 2017, a una recessione tecnica (in un range tra -3% e -1%), per via di consumi più bassi e di un calo della spesa per capitali. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) prossimo anno il tasso di disoccupazione è atteso in crescita, probabilmente di 1/1,5 punti rispetto all’attuale 5%. Poiché il disavanzo delle partite correnti è ampio, pari al 7% del PIL, la dipendenza dai flussi di capitali è elevata, il che fa supporre un potenziale calo significativo della sterlina. L’inflazione, parallelamente, potrebbe rimbalzare, con un rischio al rialzo di circa il 3%. I settori che subiranno l’impatto maggiore sono il real estate, il manifatturiero, l’advertising e quello bancario.
L’uscita ufficiale probabilmente diventerà effettiva nel 2018 e ciò darà il via a un periodo di lunghi negoziati e impegnativi con l’Unione Europea, in materia di accordi commerciali e di libera circolazione - spiega Norman Villamin -. Malgrado l’indebolimento della sterlina, la Bank of England (BoE (Shenzhen: 200725.SZ - notizie) ) potrebbe rendere la sua politica monetaria accomodante per evitare il credit crunch e qualunque rischio sistemico del settore bancario; più tardi, poi, è probabile che anche la politica fiscale lancerà qualche misura di supporto al bilancio, pur rischiando di deteriorare il rating sul debito.
L’impatto della Brexit sull’economia dell’Eurozona dovrebbe essere limitato (-0,2 punti percentuali all’anno nei prossimi anni), tuttavia ci sono alcuni Paesi che sono particolarmente esposti a uno shock, tra cui Germania, Paesi Bassi e Belgio.
L’impatto politico, probabilmente, è ben più importante di quello economico, in quanto gli anti europeisti guadagneranno voce nelle prossime elezioni (in Spagna, Italia e Paesi Bassi) - spiega Norman Villamin -. Il rischio è una frammentazione dell’Unione e dell’Eurozona e persino altri referendum anti-UE in alcune aree. Tutti, dai governi vigenti, alle istituzioni UE, ai progetti dell’Unione perderanno un po’ di credibilità e di fiducia.
L’impatto sull’economia globale, infine, dovrebbe essere limitato, ma il protezionismo e il sentiment anti globalizzazione potrebbero aumentare all’interno di alcune aree - spiega Norman Villamin -. Il G7 ha deciso di distribuire un comunicato dopo i risultati ufficiali, mentre le banche centrali saranno pronte a intervenire per evitare qualunque turbolenza significativa sia sul fronte valutario sia su quello dei mercati finanziari e per scongiurare qualunque tipo di rischio in stile “Lehman”. La Federal Reserve probabilmente posticiperà ancora la decisione sui tassi d’interesse, mentre la Bank of Japan (BoJ) e la Banca Nazionale Svizzera (BNS) probabilmente interverranno o adotteranno misure specifiche.
Per l’economia mondiale riteniamo che tali azioni siano fondamentali per evitare una spirale negativa (uno shock sui mercati finanziari che impatterebbe l’economia reale e viceversa), come quella verificatasi nel corso della crisi europea del 2012.
Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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