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lunedì 27 giugno 2016

Brexit, analisi post voto: quali implicazioni possibili?

L'espressione di voto di  giovedì scorso in Gran Bretagna, ha consegnato un esito  decisamente inatteso che pone molti dubbi sul futuro dell'Unione Europea e, conseguentemente,  della moneta unica. Senza la pretesa di  essere esaustivi, scopo del presente lavoro è quello di fare il punto della situazione e proporre qualche riflessione, cercando di valutare le possibili implicazioni del voto.

Il voto in Gran Bretagna

L'affluenza è stata abbastanza elevata (72%) e i risultati referendari, con il 52% degli elettori a favore del "leave" e il 48% a favore del "remain", consegna un Regno Unito decisamente spaccato e le divergenze tra le varie regioni risultano abbastanza significative.
Ad esempio, Scozia ed Irlanda del Nord hanno votato per rimanere (rispettivamente 62-38% e 56-44%).

Inghilterra e Galles hanno votato per uscire. In Inghilterra, Londra e le grandi città del nord come Manchester e Leeds hanno votato per rimanere nella Ue. Altrove la decisione di uscire è stata più diffusa del previsto. Il Regno Unito, "lacerato" da sentimenti a favore e contro l'unione, rischia di vivere una nuova stagione di richieste di indipendenza o secessione al proprio interno.
Infatti, Il primo ministro scozzese,  Nicola Sturgeon, oltre ad aver annunciato l'avvio dell'iter per un referendum sull'indipendenza dal Regno Unito, ha dichiarato che il suo governo chiederà l’avvio immediato di una discussione con Bruxelles per permettere alla Scozia di restare nell’Unione Europea.

 Sulla stessa scia si muove anche il Sinn Fein, il movimento indipendentista del Nord dell'Irlanda, che ha chiesto che si tenga un referendum per l'unificazione dell'Irlanda (Irlanda e Nord Irlanda) dopo la Brexit. Il partito repubblicano ha sottolineato che l'esito del voto ha "conseguenze enormi sulla natura dello Stato britannico".
A seguito del voto, il Primo Ministro David Cameron ha annunciato le dimissioni e ha affermato che sarà compito del futuro Primo Ministro attivare la clausola di uscita contenuta nell’articolo 50 del trattato di Lisbona, che avvierà l'iter formale per l’uscita dell’UK.
Tutto ciò potrebbe minacciare l'unità del Regno e accentua l'incertezza del quadro politico in Gran Bretagna e nella Ue, con ovvie ricadute sull'economia (ne parlerò a breve).
La reazione dei mercati.
Nei giorni precedenti al referendum (e anche la sera stessa) gli operatori finanziari sembravano considerare una netta vittoria del fronte del "remain".

Tant'è che il 23 giugno (data del referendum) le principali piazze hanno chiuso tutte sui massimi di periodo. Addirittura l'indice FTSE 100 della borsa di Londra, si trovava sui massimi dallo scorso novembre e nelle ultime ore di votazione la Sterlina era arrivata a scambiare 1.50 contro dollaro.
La reazione dei mercati all'esito del voto è stata violenta e in alcune piazze finanziarie (Italia, ad esempio) è stata addirittura drammatica.
E' tuttavia vero che la caduta degli indici è partita da quotazioni decisamente alte, in quanto, come detto, i mercati stavano già scontando la netta vittoria del "remai".
In Italia, l'indice All Share Banks ha perso oltre il 22%.

Si tratta di una caduta che aggrava le fragili condizioni di una parte non trascurabile sistema bancario italiano.
Sempre in Italia, l'indice generale, Il FTSE MIB, ha conosciuto il suo maggior ribasso di sempre.
Sul fronte valutario, la sterlina è scesa bruscamente e si è svalutata nei confronti del dollaro Usa (8%), dello Yen (11%),dell'euro (6%) e franco svizzero (6.67%), ma anche nei confronti delle altre valute.
Il dollaro e lo yen si sono rafforzati sull'euro rispettivamente del 2.3% e del 6%.

Il cambio dell'Euro contro il franco svizzero è passato rapidamente da 1.10 a 1.06, per poi chiudere a 1.0804 e è verosimile che la Banca Centrale svizzera sia intervenuta comprando euro, al fine di evitare un eccessivo rafforzamento del franco svizzero.
Sul fronte obbligazionario, il rendimento del bund a 10 anni su è spinto in territorio negativo fino a -0.15%, per poi chiudere a -0.033%.
Il rendimento del decennale Usa è sceso fino a 1.45% (vicino ai minimi dal 2012); mentre quello del decennale Italiano è salito fino a 1.60% per poi chiudere a 1.48%. L'oro si è apprezzato di oltre il 4%, mentre il prezzo del petrolio è sceso del 5%.
Tutto ciò riflette lo shock che si è verificato sui mercati, che ha determinato l'abbandono, da parte degli investitori, delle attività rischiose, favorendo  l'apprezzamento di quelle considerate come rifugi sicuri (oro, dollaro, yen, bund, treasury, franco svizzero ecc.)
E' molto probabile che le tensioni sui mercati continueranno anche nei prossimi giorni, e nel breve periodo molto dipenderà dalle azioni che verranno  intraprese dalle banche centrali, ma anche dalle decisioni politiche che verranno prese in seno alla Ue.

I riflessi sull'economia britannica

I riflessi sull'economia del Regno Unito dipenderanno molto dal quadro di incertezza politica che si è venuto a creare con il voto di giovedì scorso e quindi anche dai tempi e dalle modalità per definire il divorzio dalla Ue che -si spera- possa avvenire in maniera più consensuale possibile.
L'uscita di un paese membro dalla Ue non ha precedenti storici.

In passato si è assistito a casi di paesi che, attraverso il referendum, non hanno ratificato la decisione di aderire  alla Comunità europea o alla Ue (come nel caso della Norvegia nel 1972 e 1994 -Fonte Wikipedia); ma mai al caso contrario.
Con la firma del trattato di Lisbona del 2009, le linee guida da osservare in caso di uscita volontaria di uno stato membro, sono codificate nell'articolo 50, secondo il quale il paese dell'UE che decide di recedere, deve notificare tale intenzione al Consiglio europeo, il quale presenta i suoi orientamenti per la conclusione di un accordo volto a definire le modalità del recesso di tale paese.Tale accordo è concluso a nome dell'Unione europea (UE) dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

I trattati cessano di essere applicabili al paese interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di recesso o due anni dopo la notifica del recesso. Il Consiglio può decidere di prolungare tale termine. Qualsiasi Stato uscito dall'Unione può chiedere di aderirvi nuovamente, presentando una nuova procedura di adesione.
(fonte)
Quindi, per tutta la durata del negoziato che conduce all'accordo, il paese rimane parte della Ue.
Anche se esistono recenti analisi che tendono a rassicurare sul fatto che l'economia della Gran Bretagna non dovrebbe cadere in recessione, le previsioni  di crescita economica  sono state "severamente" ridimensionate dalle istituzioni più accreditate. 
Sul ridimensionamento delle previsioni di crescita pesano le incertezze derivanti dal quadro politico; le incertezze  in merito ai nuovi accordi che regoleranno i rapporti commerciali (e non solo) tra il Regno Unito e la UE, che presuppongono tempi abbastanza dilatati che non aiutano a ristabilire un clima favorevole nell'immediato; i rischi che potrebbero derivare dai deflussi di capitali da parte degli investitori che potrebbero riconsiderare l'attrattività degli asset britannici; il ridimensionamento degli investimenti come conseguenza dell'incertezza che sovrasta la scena politica e il quadro istituzionale; l'incertezza derivante dalla necessità di regolare i rapporti con oltre 50 stati con i quali la Gran Bretagna intrattiene rapporti commerciali (all'interno della Ue tali rapporti non regolati dai trattati stipulati direttamente dalla Ue).
Esistono studi che indicano che nei prossimi 15 anni, la Gran Bretagna potrebbe perdere tra il 2 e il 10% di Pil come conseguenza della Brexit.

Altri autorevoli studi (Roger Bootle 2015), invece, affermano che l'economia britannica potrebbe trovare un rinnovato slancio (fino a 4 punti di Pil nei prossimi 5 anni), grazie alla combinazione di diversi fattori positivi:
  • La rapidità nella definizione di divorzio dalla Ue;
  • La possibilità di definire accordi commerciali nell'ambito del WTO, abbattendo le tariffe all'importazione;
  • La svalutazione della sterlina che renderebbe il paese più competitivo;
  • Le economie derivanti dalle risorse oggi versate dalla Gran Bretagna alla Ue, che potrebbero essere destinate a sostenere i settori più colpiti dalla Brexit.
Tuttavia, chi scrive ritiene che l'impatto economico non potrà essere esaustivamente stimato in assenza della definizione di un modello che regoli le relazioni tra la Ue e la Gran Bretagna nel dopo Brexit.

Si prenderà in considerazione il modello adottato dalla Svizzera, dalla Norvegia, o dalla Turchia? Non possiamo saperlo, ad oggi, ma nei prossimi mesi si capirà qualcosa in più al riguardo e sarà l'occasione per estendere le nostre considerazioni.

Ue: quali conseguenze nel dopo Brexit

Se sul piano economico la stima delle implicazioni che potrebbero determinarsi nel dopo Brexit appare di difficile comprensione, non altrettanto può dirsi sul piano politico.
In tal senso, il maggior elemento di incertezza è determinato dalle possibili istanze antieuropeiste che potrebbero sorgere in altri stat Autore: Paolo Carden Fonte: News Trend Online

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