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giovedì 9 giugno 2016

Borse in calo ovunque. Parte male anche Wall Street


Piazza Affari ha visto una giornata caratterizzata dalla negatività già dalle prime battute con una partenza che ha visto la piazza italiana partire con un calo dello 0,5% in apertura, diventato poi intorno alle 12 un passivo dello 0,8% arrivando poi, intorno alle 16 a recuperare rimanendo, però, sempre in territorio negativo con -0,4%, seguita, alla stessa ora anche dal resto d’Europa.
Il resto dei listini, infatti segnava a Londa un calo dello 0,78% insieme al passivo del Dax (-1%) e di Parigi a -0,58%.

Oltre l'Europa

Ma anche al di fuori dell’Europa Wall Street, reduce da alcune sedute positive, non parte con ottimismo: Nasdaq a -0,37% intorno alle 15.30 (ora italiana), DJ a -0,23% e sullo S&P non si va oltre il -0,45%.

Tra i settori anche qui le banche aleggiano in territorio negativo mentre si registrano prese di profitto su molti nomi che va dall’energia ai beni materiali. A destare preoccupazione sono le prossime mosse della Federal Reserve, che comunicherà le sue decisioni la settimana prossima nella conferenza stampa del 15 giugno,.
Guardanado a Piazza Affari i protagonisti della seconda metà della giornata sono stati principalmente due Eni e Saipem.

Partiamo da Eni

Per il cane a sei zampe c’è da segnalare la scoperta di un nuovo giacimento a gas in Egitto, nella zona del Baltim South West, già conosciuta da Eni e che è in mano per il 50% della Bp.

La zona, al largo del Delta del Nilo, grazie al campo di Nooros può vantare qualcosa come 65.000 barili al giorno che potrebbero diventare 120.000 entro la fine del 2016. Una scoperta che va a confermare la potenzialità che la zona abbia addirittura qualcosa come 70-80 miliardi di metri cubi di gas.
La strategia di Eni sarà ora quella di arrivare a massimizzare la scoperta abbattendo i costi sul fronte dell’ottimizzazione delle strutture, peraltro tutte relativamente vicine.

E continuiamo con Saipem 

Anche Saipem festeggia per altri contratti di perforazione e per la conferma su altri già firmati.

Totale delle varie operazioni: 150 milioni di euro. L’occasione per brindare è offerta dal noleggio della Saipem  12000, nave che opera in acque profonde e che si troverà impegnata in autunno al largo del Portogallo. Ma l’Atlante sul quale Saipem si trova ad operare è assai vasto dal momento che consta anche altri contratti in Sud America, Arabia Saudita, Kazakistan e Marocco

Il petrolio 

Intanto il petrolio, materia prima sulla quale lavorano le due aziende, da qualche tempo ha imboccato la strada di una risalita che continua ad essere sempre minima ma costante nel tempo.

Dopo aver infranto, inaspettatamente, la barriera dei 50 dollari al barile, adesso si appresta ad arrivare ai 52.03 dollari al barile per il Brent mentre non si va oltre quella soglia dei 50.82 per il Wti, allargando di fatto una forbice che da tempo, con a crisi del greggio, era sparita. Lontani i tempi in cui si era toccato il fondo dei 25 dollari (febbraio 2016) ma ancora più lontani i giorni in cui si toccava il record storico dei rialzi con quotazioni che toccarono i 146 dollari al barile (luglio 2008) : da allora la crisi mondiale, il rallentamento generalizzato della domanda sia da parte dell’Eurozona che della Cina, la concorrenza dello shale oil, l’inaspettata “liberazione” dell’Iran dalle sanzioni internazionali ma soprattutto la strategia messa a punto a tavolino dall’Arabia Saudita per contrastare la concorrenza del petrolio a stelle e strisce hanno provocato la crisi che ha portato l’ormai ex oro nero a più miti consigli e a quotazioni pericolosamente basse per intere economie nazionali.

La previsione 

Ad ogni modo adesso gli Usa devono registrare 600mila barili in meno al giorno nelal propria produzione e i sabotaggi dei guerriglieri in Nigeria, sesto paese tra i produttori mondiali e primo in Africa, aiuta la contrazione  dell’offerta favorendo quell’autoregolamentazione del mercato auspicata più volte da Ryad.

Da qui, forte anche di una certa debolezza del dollaro, c’è chi si spinge a guardare, forse con troppo ottimismo, ai livelli dei 60 dollari al barile. a spingersi laddove in pochi credono è John Kilduff della Again Capital: un giudizio che è tutt’altro che rassicurante dal momento che il rialzo sarebbe solo temporaneo e preludio di un nuovo crollo a 30 dollari dopo l’estate. 
Fonte: News Trend Online

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