-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

lunedì 20 giugno 2016

Anche dopo il referendum inglese le paure non saranno finite


Ci siamo. E' iniziata la settimana più difficile, almeno sul piano dell'attesa, quella che vede coinvolta la Gran Bretagna alle prese con il suo referendum previsto per questo giovedì 23 e che dovrà sancire il divorzio o meno di Londra dall'Unione Europea.

L'incognita

Un punto interrogativo che da tempo grava sui mercati e del quale gli operatori si sono resi conto da tempo.
In uno degli anni più anomali della storia del mercato internazionale, contraddistinto da un andamento che faceva presagire già dalle tempeste del primo bimestre un andamento particolarmente incerto, Piazza Affari è arrivata a perdere da gennaio il 21%, con un -6% solo da inizio giugno, complice anche, per l'Italia, un settore bancario particolarmente pesante sul listino e condannato a dover pagare il pegno di una fragilità diffusa le cui radici sono facilmente individuabili nella mole di crediti inesigibili e di sofferenze le quali arrivano alla cifra astronomica di 83,9 miliardi dagli 83,1 miliardi del mese precedente, come si evince dal report di Bankitalia intitolato “Moneta e banche” in cui si sottolinea che l'aumento del controvalore dei crediti inesigibili ad aprile arriva a 198,359 miliardi di euro dai 196,959 di marzo.
C'è poi, per l'Italia, il capitolo Atlante: chiamato in causa con un impegno più ampio del previsto su Popolare di Vicenza e Veneto Banca, il fondo creato ad hoc per gestire le ricapitalizzazioni degli istituti di credito più fragili e al contempo riuscire a smaltire al meglio le sofferenze e gli incagli, rischia di trovarsi a corto di risorse per le altre due banche in difficoltà, Carige e Banca Monte Paschi, tanto che da tempo si parla di un Atlante 2.

Il problema banche

Ma quello della fragilità interna è un trend che, a differenza di quanto si possa credere, è particolarmente diffuso in tutta Europa, per quanto con sfumature diverse a seconda della nazione presa in considerazione.

Non è infatti un mistero che la stessa Germania sia interessata dallo stesso problema. La vera fortuna di Berlino, infatti, è stata quella di aver potuto sfruttare, quando questo era permesso, aiuti di stato particolarmente generosi, arrivati alla cifra di 200 miliardi, soldi investiti dal governo centrale per riuscire a puntellare, e non certo a salvare, la disastrosa (e tuttora disastrata) situazione delle banche tedesche le quali hanno visto come esempio per tutte, la Deutsche Bank toccare in borsa recentemente i minimi storici.
Ad ogni modo, tornando alla settimana che si apre oggi sui mercati, non è solo la Brexit eventuale a far paura.

Infatti, qualora questo fosse il risultato delle urne, per evitare scosse epocali le banche centrali si sono già armate di più di un piano d'emergenza a favore delle banche, strategie che prevedono tra le altre cose, nuove immissioni di liquidità per riuscire a fronteggiare l'inevitabile beccheggio dei mercati.
Da ricordare, ad ogni modo, che seppur dovesse essere Brexit, il Parlamento inglese ratificherà la cosa solo ad ottobre e che da qui in poi, per arrivare all'effettivo divorzio, ci vorranno altri due anni per organizzare la situazione tra la nuova Inghilterra ormai lontana a tutti gli effetti e i vari stati.

La Spagna 

Ma quello che i mercati ancora dovranno temere, al di là di Brexit e banche, italiane o europee che siano, sono le incognite politiche che resteranno fino alla fine dell'anno.

Due giorni dopo il risultato del referendum inglese, infatti, si avranno le elezioni politiche in Spagna, nazione a sua volta condannata da una frattura politica che si trascina anch'essa dall'inizio di questo 2016 e che ha già visto altre elezioni qualche mese fa, elezioni che non sono riuscite a dare una maggioranza forte a nessuno degli esponenti politici; i diversi giri di consultazione non hanno fatto altro che decretare, alla fine, l'impossibilità di formare un governo e confermare la necessità di nuove elezioni.

La situazione, nel frattempo, però, non è cambiata di molto e le proiezioni parlano di un esito incerto anche per questa seconda chiamata. Senza contare poi che dopo la pausa estiva, ad ottobre, sarà l'Italia a rischiare la caduta del governo Renzi con il referendum sulla riforma costituzionale.
E ricordiamo che la nazione italiana deve combattere, tra le altre cose, con il peso del suo debito pubblico,  
Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento