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lunedì 27 giugno 2016

Analisti: è ora di far leva su opportunità a breve termine

E’ il momento della calma e della verità. Anzi, per essere precisi di tutti e due visto che con la prima si potrà constatare la seconda e cioè con la calma sulle strategie adottate si potrà arrivare a capire come stanno veramente le cose.

La view di Unicredit

Ne sono convinti anche da Unicredit dove consigliano come prima mossa, la protezione degli investimenti e, ancora prima, la presa di coscienza che la Brexit che sarà non sarà il crac Lehman.

Allora, come adesso, si era in un momento di rottura e perdita di fiducia ma a differenza di quel 2008 oggi si sa come affrontare anche le emergenze più forti. L’Europa e il mondo intero hanno fatto una buona palestra, le banche centrali hanno già messo a punto piani di stabilizzazione delle economie in caso di tempeste sui mercati e quella di venerdì è da considerarsi una reazione emotiva accentuata dalla sorpresa di un risultato che era stato dato come altamente improbabile.

Per contrastare quelle che inevitabilmente si presenteranno nel lungo processo di distacco di Londra e ancora di più considerando gli strascichi provocati dalla sua volontà come quella della Scozia di restare nell’Unione a differenza del resto della nazione, la Bce potrebbe, secondo la view di Unicredit aumentare l’acquisto di titoli di stato sia periferici che cosietari, acquisti, questi ultimi, da poco inaugurati.
Ugualmente potrebbe fare la Fed con il tanto temuto rialzo dei tassi. Da qui il loro suggerimento di guardare alle obbligazioni in euro e ai paesi emergenti per i prossimi investimenti.

Edmond de Rothschild Asset Management

Niente panico, quindi, come suggerisce anche Benjamin Melman, Head of Asset Allocation di Edmond de Rothschild Asset Management: anche se si è registrato un alto tasso di partecipazione e una maggioranza dei vincitori relativamente bassa visto lo scarto tra i due fronti nel risultato finale (52% vs.

48%), secondo l’analisi, la decisione britannica non provoca un rischio sistemico, perché il paese non era un membro dell'unione monetaria e non ci dovrebbero essere interruzioni importanti della liquidità. Inoltre i tempi tecnici per dare il via al divorzio sono ancora lunghi: solo il Parlamento, ricordano, ha il potere di avviare tutta la procedura dell’articolo 50 del trattato dell'Unione europea, quello che di fatto regola l’addio di una nazione.
E peraltro i contorni del processo stesso non sono chiaramente specificati nell’articolo. Tradotto in numeri si parla di circa due anni. Andando a dare uno sguardo alle stime queste sottolineano tutte un impatto negativo sulla crescita economica nel Regno Unito, con un calo che va dall’1% al 7% a seconda dei nuovi termini commerciali che nasceranno dalle ricontrattazioni degli accordi stipulati in passato al e che vedevano Londra come membro dell’Unione; queste relazioni non solo sono ancora da definire ma anche i tempi entro cui saranno stabilite è molto incerto.

E ai mercati l’incertezza non piace. Intanto nell’immediato si può constatare che Londra può essere avvantaggiata su un fronte: nei due anni che la separano dal divorzio potrà esportare con una valuta altamente competitiva. Il pericolo è che i mercati, secondo il report, avvertano e anticipino la disintegrazione europea, cioè assecondino quelle forze centrifughe scatenatesi all’indomani della vittoria della Brexit.

La paura sarà padrona?

Non proprio, e per più di un motivo: lasciare l’Unione europea è molto più complesso e disarmante di quanto si potesse pensare. Inoltre il caso di Londra è un caso limite perchè a differenza degli altri paesi non ha mai fatto mistero del suo disagio.

La vera sfida, adesso è per chi resta ed è costretto a una maggiore integrazione in particolare tra i membri dell’Eurozona. In altre parole: se da un lato l’Europa non è mai stata così fragile, dall’altro è bene ricordare che ha le risorse necessarie per recuperare dal momento che economicamente è in fase di ripresa: fragile, minima, ma pur sempre ripresa, la volontà di riformarsi è stata comprovata da effettivi provvedimenti come la Grecia insegna,.il settore bancario è in fase di transizione ed è sotto stretto controllo della Bce.

Come comportarsi? Da Edmond de Rothschild Asset Management fanno sapere che l'
Europa principale orizzonte di investimento dal 2015, è stata ridimensionata nel corso degli ultimi due mesi, riducendo il rischio, abbassando la posizione overweight sulle azioni europee e sulle obbligazioni dei paesi periferici, mentre aumenta il peso del dollaro
Fonte: News Trend Online

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