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giovedì 19 maggio 2016

Verbali FOMC: giugno nel mirino

Ieri sera sono stai pubblicati i verbali del’ultimo meeting di politica monetaria della Federal Reserve dai quali gli umori che già nei giorni scorsi erano affiorati sono stati ulteriormente rafforzati. Nei giorni scorsi alcuni membri della FED (leggi analisi di ieri) avevano anticipato che la banca centrale americana potrebbe intervenire sui tassi prima di quanto il mercato attualmente ritenga  e la stessa cosa è stata confermata ieri nei minutes. Il comitato, riguardo ad un possibile rialzo a giugno, “giudica appropriato lasciare aperta questa possibilità.
Le probabilità di un rialzo a giugno sono quindi salite al 34%, di settembre al 66% e a dicembre all’80%.
L’importante dato che è emerso ieri è che la maggior parte dei membri del FOMC non esclude la possibilità che i tassi di interesse possano venire alzati già a giugno e questo perché le prospettive economiche sono viste con più ottimismo.  Il comitato continuerà a monitorare i dati macro con particolare attenzione, è scritto, al mercato del lavoro e all'inflazione.
Da ciò si capisce come la FED fosse sempre stata preoccupata non tanto dalla potenzialità di crescita americana quanto dalle turbolenze generate dalla Cina che però, almeno per il momento, sembrano essersi placate nonostante gli ultimi dati macro di Pechino siano stati tutto tranne che incoraggianti.
Il Dollar Index si è apprezzato di circa lo 0.5% dopo la pubblicazione dei verbali e i rendimenti dei Treasury sono saliti ai massimi delle ultime settimane, segno che il mercato ha iniziato ad intravedere la reale possibilità di tassi di interesse negli USA allo 0.75%.
Nei verbali si legge anche un chiaro avvertimento al mercato; è infatti scritto che parte degli operatori “non ha ben valutato la reale probabilità di un rialzo dei tassi” al prossimo giugno.  Dall'altra parte va anche detto che il comitato ha citato due fattori che potrebbero rallentare il ritmo di normalizzazione dei tassi di interesse e cioè il referendum sul Brexit e le notizie che arriveranno dalla Cina. Anche in questo caso si nota come la FED non sia preoccupata da cosa succeda all'economia americana, nella quale pare avere piena fiducia,  ma da cosa potrebbe succedere all'estero.
Se la fazione di chi sostiene l’uscita del Regno Unito dall'Unione Europea dovesse infatti prendere vantaggio nei sondaggi si avrebbe un immediato aumento della volatilità e del nervosismo sui mercati, situazione in cui la FED non potrebbe alzare i tassi. La stessa cosa per quanto riguarda la Cina, se Pechino infatti tornasse a rappresentare un generatore di instabilità sui mercati a Washington non potrebbero intervenire sui tassi.  Una cosa molto importante quando si toccano i tassi di interesse è che sui listini azionari, e a cascata su tutti gli altri strumenti finanziari, vi sia tranquillità. In assenza di calma i tassi non verranno mai alzati ed è per questo motivo, per questi fitti collegamenti tra strumenti finanziari e tra  economie mondiali, che è sempre molto importante tenere monitorato l’evolversi degli eventi a 360 gradi in quanto nulla di quanto accade è mai fine a se stesso ma ha sempre conseguenze a livello globale. L’esempio di come il voto degli inglesi influisca sulle decisioni della Federal Reserve ne è un perfetto esempio.
Autore: Bonetti Financial Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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