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mercoledì 11 maggio 2016

Unicredit soffre per la trimestrale. Che fare ora con il titolo?

Nessun segnale di allentamento della pressione ribassista su Unicredit (EUREX: DE000A163206.EX - notizie) che continua a perdere terreno per la terza seduta consecutiva. Ieri il titolo ha ceduto un punto e mezzo percentuale, scendendo in controtendenza rispetto al mercato, ma quest'oggi l'attacco dei ribassisti è ancora più violente. Mentre scriviamo Unicredit passa di mano a 2,814 euro, sui minimi intraday, con una flessione del 4,55% e volumi di scambio elevati visto che fino ad ora sono transitate sul mercato oltre 146 milioni di azioni, rispetto alla media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 94 milioni di pezzi.
I risultati del primo trimestre del gruppo
Unicredit continua a perdere terreno sulla scia della negativa intonazione del settore bancario, ma anche per una debolezza insita legata alla presentazione dei conti del primo trimestre avvenuta nella giornata di ieri.
Il gruppo ha chiuso il periodo in esame con un utile netto pari a 406 milioni di euro, in calo del 20,8%, ma al di sopra dei 379 milioni previsti dal consensus. Segno meno anche per i ricavi che sono scesi del 4,7% a 5,5 miliardi, poco sopra i 5,421 messi in conto dagli analisti.
Il margine operativo lordo è calato del 6,2% a 2,19 miliardi di euro, mentre i costi totali hanno riportato una contrazione del 3,7% a 3,3 miliardi. Le (Taiwan OTC: 8490.TWO - notizie) sofferenze lorde sono salite dell'1,2% a 52 miliardi, con un miglioramento del tasso di copertura al 61,2%, mentre i crediti deteriorati netti sono scesi del 7,1% a 38,1 miliardi.
Quanto agli indicatori patrimoniali si segnala che il Common Equity Tier 1 ratio fully loaded pro forma è migliorato di 75 punti base salendo al 10,85%, mentre il Common Equity Tier 1 transitional è al 10,5%, in calo di 23 basis points rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, rispetto al 10% fissato dalla BCE (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) .
Unicredit ieri ha dato vita ad una prima reazione positiva dopo la diffusione dei conti trimestrali, salvo poi cambiare direzione di marcia e continuare a perdere posizioni anche oggi.
I giudizi di Bernstein, Equita e Mediobanca (Milano: MB.MI - notizie)
A quanto pare il mercato non ha gradito la flessione del Common Equity Tier 1 che ha riportato in primo piano il dibattito sul capitale. Con riferimento a quest'ultimo l'AD Ghizzoni ha fatto sapere che non ci sarà alcuna ricapitalizzazione, bensì una serie di operazioni per rafforzare i ratio patrimoniali del gruppo.
Gli analisti di Bernstein parlano di un trend dei ricavi debole, compensato da migliori costi, mentre segnalano la negatività del calo del Common Equity Tier 1 che si trovava su livelli già bassi. Confermata così la raccomandazione "market perform" su Unicredit, con un prezzo obiettivo a 5,5 euro.
Anche Equita SIM sofferma la sua attenzione sul calo del Common Equity Tier 1 che secondo gli analisti contribuisce ad aumentare la pressione per una ricapitalizzazione del gruppo. Dopo la trimestrale in linea con le attese, la SIM milanese ha deciso di tagliare del 14% le stime sull'utile per azione riferite al triennio 2016-2018, mantenendo invariato il rating "hold" sul titolo, con un target price a 4,9 euro.
Cauta anche Mediobanca Securities che su Unicredit ha una view neutrale con un fair value a 4,1 euro. Gli analisti da una parte riconoscono che i risultati del primo trimestre hanno evidenziato un miglioramento della qualità dell'attivo ad un ritmo più rapido, ma dall'altra affermano che il capitale resta il tallone di Achille del gruppo.
Una questione non facile da risolvere visto che secondo Mediobanca le cessioni in pipeline non possono avere ricadute importanti, mentre quelle più consistenti, riguardanti asset management, Polonia e Turchia, ridurrebbero l'appeal della rete di Unicredit.
JP Morgan resta bearish su Unicredit
A focalizzarsi sul capitale è anche JP Morgan secondi cui in assenza di cessioni la generazione è troppo bassa e di fatto un Commotn Equity Tier 1 al 12% sarebbe raggiungibile a fine 2018, ma con un dividendo scrip e un payout minore nel 2017 e nel 2018.
La banca americana ha deciso di alzare dell'1% le stime sull'utile per azione riferite a quest'anno, mentre quelle relative al 2017 e al 2018 sono state tagliate rispettivamente del 5,8% e del 5%, per tenere conto di una minore crescita delle commissioni.
Il giudizio sul titolo resta negativo visto che gli analisti consigliano di sottopesare con un prezzo obiettivo rivisto da 3 a 2,8 euro.
L'ottimismo di Bca Akros e di Kepler Cheuvreux
Positiva la view di Banca Akros che consiglia di acquistare con un target price ritoccato da 5,3 a 5,1 euro, sulla scia della trimestrale che ha mostrato un utile migliore delle stime e una posizione di capitale più debole del previsto.
A consigliare l'acquisto di Unicredit è anche Kepler Cheuvreux che abbassa però il target price da 4,8 a 4,4 euro, complice una limatura delle stime relative al periodo 2016-2018. 
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