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mercoledì 18 maggio 2016

Torna la paura Fed: il rialzo a giugno non è solo più un’idea


Quello che si sta verificando è una vera e propria lotta tra le dichiarazioni dei membri della Fed i quali continuano a lasciare aperta una porta (e forse anche di più) verso il rialzo dei tassi di interesse a giugno e quanto invece sta facendo il mercato che in realtà non ci crede.

La volontà contrastata all'interno della Fed

Finora il numero uno della Federal Reserve, Janet Yellen è riuscita a mantenere le sue volontà dovish contro una parte dei colleghi i quali, appoggiandosi a dati macro che, per quanto positivi non erano certo esaltanti, facevano intravedere una possibilità di aumentare il peso del costo del denaro. 
Nello specifico si sono moltiplicati proprio in queste ore i commenti da parte di alcuni esponenti (non votanti) della Fed, e cioè il presidente della Fed di San Francisco, John Williams, quello di Atlanta, Dennis Lockhart e il rappresentante di Dallas Robert Kaplan il quale, a sua volta, ha parlato di un rialzo utile per giugno o, al più tardi, luglio. 
I numeri restano ancora dalla parte del mercato con possibilità di rialzi già nel prossimo mese che non superano il 15% di probabilità.

Resta poi aperta anche la questione del “quanto” e cioè la forbice, finora minima, dei rialzi in sè. A Marzo la Fed stessa aveva parlato di un rialzo di mezzo punto per questo 2016, una possibilità anch’essa con una percentuale minima per gli operatori i quali continuano a considerare la volontà del governatore Yellen come una luce più determinata all’accomodamento.
Anche se dall’altra parte c’è chi fa notare che dall’ultima volta che la Yellen ha parlato i dati sull’economia, vero faro nella notte per le decisioni Fed, hanno registrato un sensibile miglioramento su tutti i fronti, sia quello lavorativo ma anche, e soprattutto, sul fronte dei salari e dell’inflazione.

I punti da valutare 

Da considerare anche il calendario: la prossima riunione della Fed è prevista per la metà di giugno e cioè prima degli eventi cruciali che contraddistingueranno l’estate del Vecchio Continente e cioè il referendum in Gran Bretagna sulla permanenza o meno di Londra all’interno dell’Unione, la risoluzione della crisi greca con il pagamento della tranche da 3,5 miliardi che Atene deve alla Bce, e le elezioni in Spagna, nazione che, ormai a 6 mesi dalle ultime elezioni, non è riuscita a trovare un governo.
Ultima nota, sempre con un occhio all’Europa, la situazione deflattiva che permane su questo fronte e che non potrà certo non essere valutata dal board del FOMC in futuro.

Di oggi la notizia che ad aprile l'indice dei prezzi al consumo dell’eurozona  ha dovuto accusare un ulteriore calo dello 0,2% anno su anno, con il dato sull’inflazione core che non supera lo 0,7% anno su anno,contro il precedente di marzo di +1%. 
Fonte: News Trend Online

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