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venerdì 6 maggio 2016

Tokyo riapre in moderato declino dopo le feste. Shanghai perde il 2%


Dopo tre giornate consecutive di stop per festività Tokyo torna a scambiare e torna anche a perdere, anche se il declino è decisamente più limitato rispetto al 3,61% lasciato sul terreno giovedì 28 aprile e all'ulteriore crollo del 3,11% di lunedì scorso (il Nikkei era rimasto chiuso anche venerdì 29 aprile per la festa di Sh?wa, celebrazione della nascita dell'imperatore Hirohito).
In questo periodo di assenza, però, lo yen ha continuato a muoversi nei confronti del dollaro intorno ai massimi degli ultimi 18 mesi registrati martedì. E i mercati dell'Asia hanno messo a segno una striscia di sedute negative che sale a otto. Unica voce fuori dal coro resta Sydney, in limitato progresso come giovedì, mentre l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, perde quasi l'1% superando ampiamente un declino del 3% nell'ottava (maggiore flessione delle ultime 12 settimane).

A fine seduta il Nikkei 225 limita i danni e segna una flessione dello 0,25% (ancora più moderata la perdita dell'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,13%). Tra i singoli titoli, precipita ancora Takata. Il colosso della componentistica auto ha perso il 9,40% in scia all'annuncio di mercoledì dello U.S.
Department of Transportation: il nuovo recall di airbag prodotti da Takata è cresciuto fino a 40 milioni di veicoli, pari al 23% del parco di vetture circolanti in Usa. Seoul, già chiusa come Tokyo giovedì per la celebrazione della Festa dei bambini, osserva un'altra giornata di festività decisa a sorpresa settimana scorsa dal governo nel tentativo di spingere i consumi.
In assenza di dati macroeconomici di rilievo per l'Asia, i riflettori sono puntati su quelli dell'occupazione Usa che verrano diffusi più tardi. Il prezzo del petrolio rimane ancora sotto pressione soprattutto in relazione a un esteso incendio che ha bloccato l'estrazione di greggio dalle sabbie bituminose del Canada.
Tra le altre materie prime, il rame si è deprezzato di oltre il 5% nell'ottava (peggiore performance dal gennaio 2015) e in generale i metalli industriali calano su timori di un calo della domanda da parte della Cina: l'indice del London Metals Exchange è in declino del 4,5% (flessione più elevata dal febbraio 2013).

A Sydney, però, la seduta è contrastata per i settori legati alle materie prime, come lo è per i titoli finanziari e alla fine l'indice S&P/ASX 200 consolida il suo progresso e si apprezza dello 0,25% al termine delle contrattazioni. Sono invece significative le perdite per i mercati cinesi.
A meno di un'ora dalla chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa il 2% mentre è di quasi il 3% il declino Shenzhen Composite. Più limitato, ma comunque netto, il declino di Hong Kong: l'Hang Seng scambia in flessione di oltre l'1% (performance simile anche per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China).
(RR)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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