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martedì 3 maggio 2016

Tokyo resta chiusa ma lo yen continua a correre. Shanghai e Sydney in rally


Seduta contrastata per i mercati asiatici nel suo complesso che, a fronte della chiusura di Tokyo per festività (la piazza nipponica riaprirà solo venerdì), segna però un rimbalzo dei listini di Sydney e di quelli cinesi di Shanghai e Shenzhen. L'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, è sostanzialmente invariato dopo avere registrato un progresso di poco meno di mezzo punto percentuale, in scia alla giornata positiva di lunedì per Wall Street (il migliore degli indici Usa era stato il Nasdaq, in progresso dello 0,88%).

Lo yen continua a muoversi intorno ai massimi dall'ottobre 2014 nei confronti del dollaro dopo che settimana scorsa la Bank of Japan aveva confermato i tassi d'interesse allo 0,10% in negativo e il piano di stimolo in corso da anni (spingendo al crollo il Nikkei 225 che aveva perso il 3,61% giovedì e il 3,11% lunedì).
Il Dollar Index, che misura la valuta Usa contro un paniere ponderato delle altre principali monete, è ai minimi dal gennaio dello scorso anno. Il petrolio è in leggera correzione dopo i recenti rally mentre l'oro continua ad apprezzarsi restando l'80% sopra ai minimi registrati in febbraio.
Dopo dieci meeting consecutivi senza intervenire, la Reserve Bank of Australia (Rba), con una decisione in parte prevista, ha tagliato i tassi d'interesse dal 2,00% (valore raggiunto nel maggio dello scorso anno con il taglio di 25 punti base) all'1,75% nel tentativo di combattere la bassa inflazione e il rafforzamento della valuta locale.

E a Sydney è stato rally, grazie soprattutto al balzo dei titoli finanziari, a fronte di una seduta contrastata per il settore delle materie prime. Nonostante nella seconda parte della giornata la tendenza dei mercati asiatici nel suo complesso sia passata in negativo, l'indice S&P/ASX 200 ha comunque segnato un balzo dell'1,95% al termine delle contrattazioni.
A circa un'ora dalla chiusura dei mercati Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa l'1,50% mentre è superiore al 2% il progresso dello Shenzhen Composite. Alla riapertura dell'ottava (lunedì le Borse cinesi erano rimaste chiuse la celebrazione della Festa del lavoro), Shanghai sembra avere già digerito il deludente dato sul Pmi manifatturiero ufficiale di Pechino diffuso nel weekend (l'indice è calato in aprile a 50,1 punti da 50,2 punti di marzo e contro i 50,3 punti del consensus di Bloomberg) e il rallentamento a sorpresa del Purchasing Managers' Index (Pmi) elaborato da Markit/Caixin, che resta sotto alla soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione per il quattordicesimo mese consecutivo.

La lettura finale relativa al mese appena chiuso si è attestata a 49,4 punti da 49,7 punti di marzo e contro il progresso a 49,9 punti atteso dagli economisti. Di tutt'altro tenore, invece, la seduta di Hong Kong: l'Hang Seng perde infatti oltre l'1% (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in declino superiore all'1,50%).
In precedenza a Seoul il Kospi aveva invece segnato un progresso dello 0,42% al termine delle contrattazioni.
(RR)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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