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martedì 31 maggio 2016

Timori Brexit spaventano i mercati

Chiusura in deciso calo per le borse europee, che hanno accelerato pesantemente al ribasso nell’ultima parte della seduta. A deteriorare il sentiment del mercato è stata la pubblicazione di un sondaggio telefonico condotto da ICM sul sito del Guardian. Secondo quest’ultima rilevazione, la percentuale di coloro che sono favorevoli alla “Brexit” si è attestata al 45% contro il 42% dei favorevoli alla permanenza nella Ue (Remain). Il 13% degli intervistati è ancora indeciso sul voto. Lo stesso sondaggio condotto online mostra una percentuale del 47% dei consensi per il Brexit, il 44% per il Remain.
Quello di oggi è uno dei primi sondaggi condotti via telefono a dare la posizione della Brexit in vantaggio rispetto al “Bremain”. Proprio quest’ultima circostanza sembrerebbe essere quella che ha maggiormente spaventato gli operatori. Solo  la scorsa settimana erano emersi diversi sondaggi (tra cui anche quello condotto da Survation per nostro conto) che davano in vantaggio la posizione del Remain, condizione questa che ha alimentato un certo risk on sui mercati.
Dopo la notizia, la sterlina ha ripreso a deprezzarsi verso le principali valute mondiali, con i cambi Gbp/Usd e Eur/Gbp tornati ai livelli di una settimana fa. Anche le borse hanno risentito di questa maggiore incertezza. Sul mercato sono scattate una serie di vendite dopo i rialzi dell’ultima settimana. Per ora la situazione rimane ancora sotto controllo, ma dovremmo abituarci a sedute simili da qui sino al 23 giugno prossimo. Ogni sondaggio che sarà pubblicato spingerà gli operatori a ricalibrare le aspettative sull’esito del referendario, pertanto la volatilità è destinata a rimanere sostenuta.
Sul fronte macro, oggi la seduta è stata particolarmente intesa. Molte sono state le figure rilasciate sia in Europa che negli Usa. Contrastate sono state le figure statunitensi, che hanno visto la spesa per consumi personali balzare ad aprile dell’1%, il ritmo più elevato da agosto 2009. Hanno deluso, invece, sia l’indice PMI di Chicago che la fiducia dei consumatori. In ogni caso non crediamo che questi dati possano influenzare le decisioni della Fed. Neanche dei dati deludenti sui Non Farm Payrolls in agenda venerdì potrebbero ritardare un eventuale rialzo dei tassi della Banca centrale Usa a dopo l’estate.
Nel Vecchio continente, secondo i dati preliminari sull’inflazione, a maggio il calo dei prezzi è rallentato a -0,1% dal -0,2% di aprile. Invariato il dato sulla disoccupazione al 10,2%. Importanti indicazioni sono arrivate dal medesimo dato italiano, che ha visto il tasso di disoccupazione ad aprile salire all’11,7% dall’11,5% di marzo, mentre il tasso di occupazione è salito al 56,9%, il massimo da 5 anni. La lettura congiunta ci spinge a dire che il maggior clima di fiducia potrebbe aver spinto nuove persone a tornare a cercare lavoro, incrementando la base dei disoccupati.

VINCENZO LONGO
Market Strategist
Autore: IG Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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